“Se la Nato viene a Misurata o in qualsiasi altra città libica scateneremo l’inferno contro l’Alleanza. Saremo una palla di fuoco… Faremo cose dieci volte peggiori di quanto accaduto in Iraq”. E’ questa la minaccia del governo del Colonnello, affidata alle parole di Ibrahim Moussa, portavoce del governo libico. L’avvertimento del regime di Tripoli arriva dopo l’annuncio di ieri di Italia, Francia e Gran Bretagna di inviare in Libia alcune decine di istruttori militari per addestrare gli insorti. “In molte città si sono auto-organizzate delle squadre per combattere ogni possibile invasione della Nato”, ha aggiunto Moussa, spiegando che alla popolazione sono già stati distribuiti mitra e armi leggere. La minaccia delle forze di Gheddafi non arriva però inaspettata. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, nel pomeriggio aveva sottolineato l’indisponibilità degli Stati Uniti di istruttori militari. “C’è la volontà di aiutare i ribelli ad organizzarsi meglio”, ha spiegato la Clinton, “Ma non prenderemo parte a questa operazione”. Il contributo degli Usa arriverà invece sotto forma degli aerei senza pilota ‘Predator‘, che dovrebbero permettere attachci più precisi e mirati. Il loro invio è stato autorizzato oggi dal presidente Barack Obama. Ma le condanne all’operazione militare internazionale in Libia sono venute anche dall’interno: “rischiosa e dagli esiti imprevedibili”, l’ha definita Serghei Lavrov, ministro degli Esteri del governo di Mosca, che non è mai stato d’accordo con gli interventi – di qualunque tipo – in territorio libico. I ribelli intanto hanno preso questa mattina il controllo di Wazzan, uno dei principali valichi di frontiera tra la Libia e la Tunisia. Dopo violenti scontri con le forze di Gheddafi – che avrebbero provocato 15 morti e 25 feriti – un centinaio di miliziani governativi hanno deciso di entrare in territorio tunisino e consegnarsi alle autorità locali. Altri 14 soldatidel regime sono invece stati fatti progionieri dagli insorti.

Ma gli attacchi alla Nato arrivano anche dalla tv di Stato e dall’agenzia di stampa ufficiale libiche. Accusano l’Alleanza di aver provocato ieri sette vittime e 18 feriti in un raid aereo nella zona di Khallat al-Farjan, a sud di Tripoli. Imprecisato, sempre secondo gli organi ufficiali del regime, sarebbe invece il numero di vittime dei bombardamenti Nato di stamattina sulla città di Gharyan. La Nato smentisce ogni accusa e risponde con un rapporto dei suoi ufficiali, pubblicato sul quotidiano britannico ‘Daily Telegraph‘, riguardo all’impego di mercenari da parte del regime. Secondo il fascicolo, che si basa sulle dichiarazioni di un ex gerarca libico, Muammar Gheddafi avrebbe speso tre milioni e mezzo di dollari per arruolare centinaia di miliziani stranieri, in gran parte provenienti dal movimento indipendestista del Fronte Polisario. Uomini delle tribù sahrawi dai campi a sud dell’Algeria, pagati 10mila dollari per due mesi di lavoro. “Accanto ai miliziani del gruppo separatista”, si scrive nel rapporto, “Ci sono anche combattenti dei gruppi Tuareg della Nigeria e del Mali sostenuti in passato da Gheddafi”.

Restano stabili, infine, le condizioni dei due fotografi feriti ieri a Misurata. Il britannico Guy Martin, fotografo freelance che lavora per l’agenzia Panos, ha riportato “una grave ferita pelvica”, ha riferito il suo collega, Andre Lihon. L’altro fotografo, l’americano Michael Brown, lavora per l’agenzia Corbis: è stato colpito dalle schegge di una granata alla spalla sinistra, ma non è in pericolo di vita. I due fotoreporter sono rimasti coinvolti ieri in un attacco delle forze lealiste, in cui hanno perso la vita due colleghi, il britannico Tim Hetherington e l’americano Chris Hondros.

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