Il rapper napoletano Lucariello, dopo aver dedicato la canzone “Cappotto di legno” allo scrittore Roberto Saviano, ha scelto di dare voce a “I Nuovi  Mille” ovvero “tutte quelle persone che rischiano la vita e cambiano il mondo semplicemente facendo bene il loro lavoro in condizioni assurde lontano dai media e dai riflettori” facendo sì che non si perda la speranza in un futuro migliore. I Nuovi Mille, secondo disco da solista di Lucariello, esce il 26 aprile per la Sugar di Caterina Caselli, è un lavoro intenso e ricco di collaborazioni. I ricavati saranno devoluti in beneficenza alla Fondazione Pol.i.s. impegnata ad aiutare i familiari delle vittime innocenti della camorra. La titletrak del disco è stata scelta come sigla di coda della trasmissione di Gianni Minoli “La storia siamo noi” e del programma omonimo “I Nuovi Mille” in onda prossimamente su Raitre.

Interpretato da Lucariello, Gerardina Trovato e dal coro di voci bianche del Teatro di San Carlo di Napoli, “I nuovi mille” è stato scritto dallo stesso Lucariello, Giuliano Sangiorgi (Negramaro) e Vittorio Cosma, per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Abbiamo fatto qualche domanda all’autore del disco:

Dopo il successo di Cappotto di legno cosa è successo? Come mai la scelta di non inserirlo nel disco nonostante non si trovi su nessun supporto?
Quando ho scritto Cappotto di legno per Roberto Saviano che mi ha aiutato a descrivere la sua situazione assurda, immaginavo che questa canzone anche un po’ provocatoria, proprio per la notorietà di Roberto, potesse avere una forte eco sui media, e proprio per questo non ho voluto sfruttarla economicamente. La pubblicammo per qualche ora sul sito di repubblica e fu scaricata da oltre 200mila persone, poi sempre gratis sul sito di Radio Deejay per alcuni mesi e adesso su Youtube in varie versioni ha superato il milione di visite. La si trova su e-mule torrent ecc… Questo per dire che ormai è diventata patrimonio del web. Non aveva senso metterla in un disco nuovo.

Ho notato che continua l’impegno “anticamorra” – penso a canzoni come: Veleno, Don Peppino – Credi che la musica possa contribuire a decostruire modelli negativi?

La musica come l’arte in generale riesce a toccare delle corde dell’animo molto profonde che possono condizionare le nostre scelte in peggio ma a volte anche in meglio. Oggi più che mai in mancanza di riferimenti umani e politici, gli artisti vengono assunti dalla popolazione come una sorta di guida e per questo hanno un ruolo di grande responsabilità.

La titletrack del disco è la colonna sonora de “La storia siamo noi” di Minoli. Come è nato il progetto de “i nuovi mille”? e soprattutto oggi chi sono “i nuovi mille”?
Il progetto con Rai 150 è nato dall’incontro con Giovanni Minoli (che mi aveva conosciuto per “cappotto di legno”) e dalla voglia di attualizzare le celebrazioni per i 150 anni dell’unità con una musica che rievocasse oggi l’entusiasmo di quei giovanissimi che lottarono per un paese migliore (poi traditi dalla storia). I nuovi mille che racconto nell’album sono persone che rischiano la vita e cambiano il mondo semplicemente facendo bene il loro lavoro in condizioni assurde lontano dai media e dai riflettori: i morti sul lavoro, i ricercatori senza stipendio, i giornalisti giornalisti… come Giancarlo Siani, i preti come Don Peppino o gl’immigrati sfruttati, i giovani amministratori che credono che la politica sia ancora un’occasione.

Ascoltando il disco si capisce che la definizione di rapper ti sta andando sempre più stretta.
Non credo nelle etichette e nelle definizioni di genere, la musica in cui mi riconosco ha un intento popolare. E’ fatta per abbracciare la vita delle persone, quindi mai come oggi non mi offende per nulla essere definito “Pop”.

Come è nato il progetto “Veleno fertile”?
Dalla volontà di passare dalla denuncia che gridavo nelle canzoni all’azione concreta, avvicinandomi personalmente ai ragazzi delle periferie campane scendendo dal palco e immergermi tra loro facendoli partecipare a un laboratorio di formazione professionale sui mestieri della musica. L’idea è quella di trasformare la propria realtà in qualcosa di poetico attraverso la musica e di imparare uno di quei tanti mestieri che gravitano intorno alla musica.

Tanti gli ospiti da Garardina Trovato, ai ragazzi del laboratorio di veleno fertile. Come sono nate queste collaborazioni? E come è stato lavorare con ragazzi che non erano mai entrati in uno studio di registrazione?
Ad abbracciare con grande generosità questo progetto è stata Caterina Caselli con la quale abbiamo deciso di devolvere tutti i proventi delle vendite alla fondazione Polis a sostegno delle vittime innocenti di criminalità e per realizzare una radio in fm per la legalità. E’ stata lei che con la sua Sugar che è anche la loro discografica a proporre a Gerardina e Giuliano di partecipare a ‘i nuovi mille’ ed entrambi hanno dato un contributo fondamentale al brano. Con Raiz e Zaira c’è una grandissima amicizia e una forte stima, mi è sembrato naturale coinvolgerli in questo album. Durante il laboratorio Veleno fertile come prova didattica abbiamo deciso di scrivere una canzone a più mani ed è uscita fuori Terra Cavera, ci è piaciuta talmente che abbiamo deciso di metterla nel disco. Il lavoro con i ragazzi è stato meraviglioso la loro energia e freschezza ha influenzato tutto l’album e il mio modo di scrivere.

di Daniele Sanzone