Visto che molti lettori si sono rivolti direttamente a me, dopo il mio ultimo post sull’intervento del segretario dei Giovani Democratici Fausto Raciti al festival del giornalismo di Perugia, cerco di rispondere nel merito. Chiarendo una cosa preliminare: gli sproloqui del leader dei giovani del Pd mi hanno stupito e un po’ indignato non solo per il contenuto, ma anche perché molto superficiali rispetto al dibattito che, per quanto stentato, si svolge dentro il Pd. Chiedo scusa se sto sulle generali, ma ogni punto meriterebbe un’enciclopedia, se necessario ci tornerò.

1. Spesa pubblica: tutte le proposte di Raciti si fondano sull’idea che se lo Stato spendesse di più, tutti staremmo meglio: assunzione di tutti i precari nella scuola e nell’amministrazione pubblica, più servizi gratuiti ecc. ecc. Si può discutere se questo sia vero o falso, che più si spende meglio è, ma si deve convenire sul fatto che non è praticabile. Non lo dico io, ma la Banca d’Italia, l’Unione europea, il Tesoro e qualunque istituzione internazionale. Nei prossimi venti (venti!) anni l’Italia dovrà tenere sotto controllo la spesa e ridurre il debito pubblico, con il rischio di dover fare manovre correttive per 35-40 miliardi all’anno. Quindi un partito che dice solo “lo Stato deve spendere di più”, o è cinicamente populista o è irresponsabile. Per fortuna il Pd ha posizioni un po’ più realistiche di quelle di Raciti.

2. Articolo 18: Non ho mai scritto che si deve cancellare. Ho scritto semplicemente che chi, come Raciti, evoca l’articolo 18 ogni volta che si discute di precari, lo fa per far naufragare ogni discorso. Mi spiego: l’urgenza, oggi, è risolvere il problema di tutti quelli che entrano nel mercato del lavoro e sono privi di tutele, impiccati ai vari contratti co.co.co., co.co.pro., consulenze, partite Iva ecc. Si può affrontare da due punti di vista: rendere il lavoro precario più costoso e meno conveniente per le aziende, così da spingerle a usare contratti più stabili o (effetto indesiderato) ricorrere al lavoro nero; oppure pensare un sistema di tutele crescenti per i nuovi assunti, così da cercare di rendere la precarietà una fase di passaggio, che ha la prospettiva della stabilizzazione. Le proposte (del Pd) di Ichino (condivisa da Montezemolo) e Nerozzi vanno in questa seconda direzione: un’azienda assume il lavoratore a tempo indeterminato ma nei primi anni lo può licenziare con una certa facilità.  Non è la perfezione, perché lascia comunque spazio ad abusi e non affronta direttamente il problema degli autonomi e delle “finte” partite Iva, ma è meglio di niente. I garantiti restano garantiti, i precari sono un po’ meno precari. Quello che è intollerabile, ed è l’atteggiamento che rimproveravo a Raciti, è di escludere ogni intervento di questo genere in nome delle questioni di principio, per non mettere in discussione l’universalità dell’articolo 18 (che, ribadisco, copre meno della metà dei lavoratori dipendenti e pochissimi dei più giovani). Perché mentre si pontifica, i precari restano precari e invecchiano precari. E a sentire queste cose da un giovane del Pd viene da rivalutare Montezemolo, che almeno si pone il problema.

3. Tasse: Non ho nulla in contrario ad aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie, figurarsi. Ma nessun politico di medio intelletto può pensare che sia la panacea: primo perché, come nei vari progetti di patrimoniale, il gettito non è facilmente prevedibile (e si rischia quindi di spendere oggi soldi che domani non arriveranno) e secondo perché ormai l’economia italiana è così oberata di tasse che quando si propone di aumentarle in un punto bisogna anche chiarire di tagliarle in un altro, oppure si tira semplicemente un altro po’ il cappio alla crescita. Raciti sembra farne una questione di principio, per punire gli “speculatori”. Ma il ragionamento, al massimo, deve essere invertito: la priorità è dare sollievo al lavoro dipendente. Dove trovo i soldi? Alzando le aliquote per le rendite finanziarie.

4. Eurobond: per le ragioni di cui sopra, pensare di sostenere la crescita emettendo debito pubblico, italiano o europeo che sia, è un’assurdità. Ma Raciti sembra non accorgersene. Ulteriore dettaglio: gli Eurobond sono stati sostenuti a lungo da Tremonti, ma la Germania li ha sempre bloccati. Perché non vuole che i Paesi mediterranei approfittino di un credito più a buon mercato, in quanto europeo, per continuare a fare spese pazze. Quindi, semplicemente, non si possono fare.

Una questione di forma: sentire un politico della mia età, 26 anni, che parla come se fosse a Ballarò e, davanti a una platea (non grande, per la verità) di ragazzi si limita a elencare slogan ignorando ogni problema concreto che i suoi ascoltatori speravano affrontasse, non mi fa molto ben sperare per l’avvenire. Forse i giovani del Pdl sono peggio, non li conosco, anche se il ministro Giorgia Meloni nel dibattito con Raciti ha fatto una figura decisamente migliore. Ma di certo quelli del Pd, a giudicare da Raciti, inducono a pensare che nulla cambierà mai e che il centrosinistra continuerà a farsi del male, per dirla con Nanni Moretti. E quindi a perdere.