Grazie a tutti dei commenti, alcuni veramente utili. Evito di commentare insulti o scempiaggini di anonimi (come quella secondo cui aumentare le tasse aumenta il PIL, o i calcoli pieni di banali errori di un tal “zeppo”, o l’economia del socialismo immaginario mai realizzato di un tal nero). Non amo molto discutere con persone che, non avendo il coraggio delle proprie idee, non si firmano. Quindi cerco di andare stringato. Il dibattito lo preferisco pubblico e fra persone con nome e cognome.

Ringrazio anzitutto “concetto lo bello” per il commento in cui chiarisce la semplice aritmetica che sta dietro ai miei numeri principali. Visto che non sembra essere stata intesa, provo di nuovo.

L’Agenzia delle Entrate fa questo (step by step):
1) Attraverso indagini proprie stima, provincia per provincia il reddito totale effettivo prodotto (chiamiamolo PIL), indipendentemente dal fatto che sia o meno dichiarato.
2) Su questo PIL, provincia per provincia e tipo di persona per tipo di persona, applica il codice fiscale in essere, dall’IVA all’IRPEF a tutto il resto.
3) Ottiene così un valore delle imposte che si dovrebbero pagare se a PIL dato tutti applicassero fedelmente la legge. Chiamiamo questo importo X. In percentuale del PIL non sappiamo cosa sia, e vogliamo calcolarlo.
4) Dai propri dati rileva che, invece, si paga Y <X. Dall’ISTAT sappiamo che, in % del PIL, y=.43, ossia 43%.
5) Chiamiamo D=X-Y il non pagato.
6) L’Agenzia definisce ‘tax gap” il valore D/Y espresso in percentuale. Ci dice che è uguale a .38, ossia 38%.  Ossia: D=.38Y (i 38 centesimi di Y o il 38% di Y). Per calcolare X, allora, occorre usare X=D+Y, sostituendo X=.38Y +Y=(1.38)Y.
Da questi numeri segue che (siccome in % del PIL le tasse pagate, ossia Y, sono uguali a .43) X=(1.38).43 =.60 (60% circa).
Spero sia chiaro.

@Capacchione: esatto da un lato e sbagliato dall’altro. Io insisto sul fatto che recuperare l’evasione fiscale a legislazione vigente aumenta la pressione, come da me indicato. Se si cambia la legislazione allora tutto cambia. Ma è esattamente ciò che sostengo: che per cambiare le cose occorre cambiare radicalmente il regime fiscale.

@The_Zeppo: non sai come sono fatti i calcoli. Rileggi l’articolo mio o vai su nFA ed impara. Sei confuso, forse perché vuoi esserlo. Lo stesso per sailing. Ringrazio emil per aver tentato di farvi capire come sono fatti i calcoli (di ISTAT sul PIL e dell’Agenzia sui redditi) ma temo che non vogliate capire. Questo mi conferma che in Italia il potere e la casta fanno il bello e il cattivo tempo perché ci sono troppe persone che, come voi, parlano a vanvera di cose che non hanno capito e si fanno imbambolare da chiacchere ideologiche. L’eterno problema dell’elisir d’amore … solo che qui invece che “amore” il supposto elisir produce solo chiacchere a gogo. Ringrazio emil anche per gli sforzi sovrumani fatti per far ragionare il soggetto che si cela dietro a jeegross … mission impossible.

Questioni più concettuali e meno numeriche
Quando dico che i dati contraddicono il mito secondo cui evadono “solo” ricchi e padroni intendo dire che i dati mostrano, come mostrano, che evadono anche migliaia di autonomi piccoli e certamente non molto ricchi (specialmente al Sud) oltre a molti lavoratori dipendenti che mantengono un secondo lavoro. Non voglio entrare nel dettaglio di che tipo di lavoratori dipendenti questi siano perché non c’è spazio, ma basta guardarsi intorno per capire. Quanto affermo non implica che i dipendenti del private evadano, ovvio che no! Infatti sono quelli maggiormente massacrati da questo sistema fiscale! Solo che l’Italia non è composta solo di padroni ricchi e dipendenti del privato poveri. C’è parecchio altro, circa il 60% dell’occupazione è altro, infatti. Mi spiego?

Molti sono convinti che se lo stato incassasse 138 invece dei 100 che oggi incassa, i 38 verrebbero risparmiati e, per esempio, usati per ripianare il debito. Tralasciamo il fatto che, se lo stato riuscisse ad incassare 138 di tasse, con il sistema economico che l’Italia oggi si ritrova, una fetta sostanziale di tale sistema collasserebbe. Il fatto è che l’esperienza degli ultimi 50 anni dimostra che la pressione fiscale è aumentata di quasi tre volte nel secondo dopoguerra (ossia, era un numero inferiore al 20% dopo la Seconda Guerra, ben lontano dall’attuale 43%) eppure ogni volta le spese statali sono aumentate ancor più. Tanto che, ora, siamo ancora in deficit di bilancio ogni anno, come sempre. Insomma, l’evidenza mostra che se si spreme ancora di più il limone non solo si rischia di ammazzarlo definitivamente (come sta già avvenendo: è questa la crisi italiana) ma, perdippiù, lo spremitore continuerebbe a bere allegramente invece di mettere il sugo da parte!

Occorre infine capire che la vera lotta all’evasione si fa creando sviluppo economico e progresso. Le aziende grandi evadono molto meno. Permettere, per esempio, l’arrivo di centri commerciali che sostituiscano la miriade di piccoli negozi inefficienti non solo fa abbassare i prezzi dei beni di consumo ma riduce l’evasione. Permettere la concorrenza nel settore dei servizi professionali, permettendo a grandi studi di avvocati e commercialisti e tributaristi ed architetti eccetera di competere con gli studi tradizionali tramandati da padre in figlio riduce l’evasione. McKinsey non evade il fisco, il piccolo consulente sì. Lo stesso vale nella relazione fra cliniche e medici individuali, eccetera. Il piccolo meccanico inefficiente evade, la catena di officine non evade. Il singolo tassista evade, la compagnia di taxi con i lavoratori dipendenti non evade. E via così. Ecco quindi che le mancate liberalizzazioni in tutto il settore dei servizi non solo mantengono i prezzi alti, non solo rendono il paese inefficiente, ma alimentano anche l’evasione.

di Michele Boldrin