Mahatma GandhiUn grande dibattito sta rimbalzando fra India, Gran Bretagna e Stati Uniti e coinvolge non solo studiosi e intellettuali ma la gente comune, dal più povero al più ricco, dal guru al commerciante, dal pandit all’analfabeta, e tutte le religioni. Pare infatti che Gandhi avesse un amante, l’architetto e body builder ebreo tedesco Hermann Kallenbach (1871–1945), che era suo amico sin da quando il Mahatma stava in Sudafrica. E pare anche che il Mahatma non sopportasse i sudafricani neri.

Lo afferma la recensione di un giornalista del Daily Mail sul libro di un altro giornalista, il premio Pulitzer Joseph Lelyveld “Great Soul: Mahatma Gandhi and His Struggle with India”. L’articolo del Daily Mail è intitolato a effetto: “Gandhi ‘lasciò sua moglie per vivere con un amante maschio’, afferma un nuovo libro“.

Ovviamente in India tutti quanti, che considerano il Mahatma uno dei padri della patria, si sentono oltraggiati. E un po’ mi sento oltraggiata anche io – a parte l’amore che ho per Gandhi e la gioia che mi hanno dato i suoi libri -, specie perché tutto questo pare che nel libro di Lelyveld non ci sia. E’ stato negato dall’autore stesso.

Nello stato indiano del Gujarat giorni fa il libro è stato messo al bando e il governo sta pensando a una legge per rendere un’offesa punibile con la prigione per ogni tipo di insulto o mancanza di rispetto verso Gandhi, al pari di chi offende la costituzione o la bandiera nazionale.

Ora, a parte che Lelyveld ha affermato più volte di non aver mai detto che il Mahatma avesse un amante e che comunque tutto è basato sul carteggio originale conservato da Kallenbach e discendenti, la questione secondo me apre il dibattito su diversi punti importanti non solo per il discorso storico o intellettuale, ma per i diritti civili.

Innanzi tutto, è giusto mettere all’indice un libro, per quanto ingiurioso sia? Perché a me sembra che sia ingiuriosa la recensione, che fa dire al testo cose che non ci sono, non il libro in sé. Il testo è basato su documenti, quindi è storia. Mettiamo all’indice la storia, come per anni si è fatto in Italia con molti grandi intellettuali del fascismo (validi tuttora, non parlo delle mezze calzette che strombazzavano il regime)?

Inoltre, dove si può spingere l’intepretazione storica di documenti? Perché i documenti da soli non parlano, si devono far parlare. Le lettere dimostrano che Gandhi ha vissuto con l’architetto per quattro anni e che aveva con lui un rapporto affettuoso. Significa che ci andava anche a letto? E questo come si prova?

Terzo e ultimo punto, non meno importante: fino a che punto si può fare giornalismo rendendo spettacolare una notizia ma poi, in sostanza, stravolgendola? Quindi falsificandola? La recensione è ovviamente un’esagerazione, una distorsione, anche se ha attirato l’attenzione di mezzo mondo sul libro di Lelyveld (oddio, non che ne avesse bisogno, ma insomma..).

La “verità” però non è solo il fatto, ma è anche questione di come si riporta il fatto, come si dicono le cose, se si esagerano, se si cerca di essere equilibrati nell’esporre la vicenda, il taglio sull’evento, la luce che lo illumina, le parole usate e così via. E soprattutto se si fanno parlare i silenzi, le assenze.

(E qui, sulle verità del giornalismo, bisognerebbe parlare di molti giornali italiani – ma è meglio che mi fermi).