L’Italia è un paese surreale dove gira tutto al contrario. E dove è un fatto ordinario che giornalmente vengano spostate le colonne d’Ercole del lecito qualche oceano più in là.

Succede, ad esempio, che, a dispetto delle ormai note menzogne del premier, un sedicente “responsabile”, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa venga eletto ministro dell’Agricoltura.

Succede che per smentire una notizia divulgata dai giornali il succitato premier senta la necessità di far pubblicare sul sito del governo un comunicato-barzelletta. Che fa il paio con quello sulle “puttanelle e Casini” del ministero dell’Economia, risalente a circa quattro mesi fa e corredato addirittura dalla versione sonora (qui il capolavoro).

Succede un certo Dario-Mora-detto-Lele decanti urbi et orbi ad una trasmissione radiofonica sempre il suddetto premier, infanghi Michele Santoro attribuendogli “beniamine” e rapporti sconvenienti con Dell’Utriesalti le allegre copule e il sesso fremebondo delle notti arcoresi, ribadisca minacce e improperi contro il giornalista Corrado Formigli e faccia apologia del mussolinismo. Ben diverso dal fascismo. Che si sappia.

Succede che una nota mutante in perenne crisi di identità politica, che parla di fascismo e di omofobia con la stessa disinvoltura di un funambolo, predichi e lodi la castità femminile, invitando le pulzelle italiche a conservarsi illibate fino al matrimonio (qui un tributo-amarcord alla signora Garnero).

Succede che la stessa signora, peraltro sottosegretario del governo, divorziata ma “annullata” come lei stessa afferma sfoderando una proprietà di linguaggio degna di Nino Frassica (solidarietà al povero ex marito a cui la mastina pidiellina ha ‘trafugato’ il cognome), reciti peana scellerati per il summenzionato premier, esattamente tre anni dopo averlo dipinto pubblicamente come un maschilista sessuomane.

Succede che lo stesso sottosegretario effonda parole calunniose ed inqualificabili nei riguardi del magistrato Ilda Boccassini, fornendo dettagli pruriginosi sulla sua “storia sessuale” (“amoreggiava sulla scrivania e sulle scale del tribunale”), evidentemente fornitegli dal fido amichetto Nosferatu. Totò le avrebbe risposto come all’onorevole Trombetta: “Ma mi faccia il piacere!”. Al contrario, questo prodigioso monumento di rimpasto facciale, come il suo illustre capo ritoccato, aggiunge ulteriori squallidi particolari, senza un fremito di raccapriccio, nè un briciolo di orrore per se stessa.

Certo, parlare di attendibilità delle articolesse di Sallusti e delle dichiarazioni della Santanchè sulla storia pubblicata da Il Giornale è come parlare della difesa degli animali in una macelleria. Ma i confini del decente sono stati abbondantemente superati. Dagli e dagli, arriverebbero a sconquassare la pazienza di un monaco tibetano.

Piantatela, no?