Il mio parroco per la terza domenica di fila ha dedicato l’intera omelia a una riflessione sul decadimento morale senza precedenti nel quale stiamo sprofondando.

Per ogni partita di calcio di serie A, serie B, Champions league, Coppa Italia, eccetera, viene prodotto uno spiegamento di risorse enorme: polizia, carabinieri, vigili del fuoco, Croce Rossa, treni speciali, autobus dedicati, strade chiuse al traffico.
Per la manifestazione di domenica a Torino se volevi prendere la metro al capolinea dovevi fare una coda di un’ora per comprare il biglietto, perché tre macchinette su quattro erano fuori servizio. A una delle stazioni successive la situazione era ancora più surreale: su dieci tornelli per entrare ne funzionava solo uno. Un addetto della Gtt, l’azienda dei trasporti torinese, esasperato e solidale con la gente in coda che protestava, ha sbloccato gli accessi e ha fatto entrare tutti in pochi secondi, poi si è avvicinato è ha detto “Scrivete, se sapete scrivere, scrivete in che condizioni ci fanno lavorare!”.

A percorrere piazza San Carlo c’era così tanta gente, tra ombrelli colorati, fili di lana intrecciati, cartelloni, che ad attraversarla da un lato all’altro ci abbiamo messo un’ora e mezza.
In piazza San Carlo, in mezzo a migliaia di persone, ho incontrato anche il mio amico Enrico, che secondo me alle ultime elezioni aveva votato Berlusconi.

In via Po, quando ormai il corteo era transitato, passavano le moto dei vigili per riaprirla al traffico e far spostare la gente da in mezzo alla strada: un vigile urbano sorridente ha detto a una signora che non aveva capito “Abbia pazienza, le cose belle purtroppo finiscono.

Alla sera, nonostante io abbia una lunga barba, ho scoperto di essere una donna radical chic uscita da un salotto. E a casa non ho neanche il salotto.

Il premier ha detto che sono fazioso e di parte. E’ vero: sono di parte, sono partigiano. Rispetto ai Partigiani, quelli di settant’anni fa, però, c’è un oceano di differenze, un oceano attraversando il quale siamo passati dalla creazione di un paese che doveva stare in piedi sulla Costituzione, a una sottospecie di regime della prostituzione. In altre parole, siamo passati dai Padri Costituenti ai padri prostituenti.