Dietro lo scandalo rifiuti si allunga l’ombra di un accordo tra i vertici dei Casalesi, uomini dello Stato, con un ruolo decisivo svolto dagli 007. Tutti protagonisti dell’inquietante tavolino. La prima inchiesta del Mattino ha parlato di un incontro tra Michele Zagaria, latitante e capo indiscusso del clan casertano alla presenza di un uomo legato ai servizi segreti, con un delegato istituzionale, del commissariato straordinario di Governo o della regione. L’incontro si sarebbe svolto nel 2006. Il boss dei Casalesi avrebbe discusso della costruzione del termovalorizzatore di Santa Maria la Fossa, nel casertano, in un’area dove sono presenti numerose aziende zootecniche. Come contropartita, la camorra avrebbe chiesto un ristoro, un pezzo dell’affare.

Il Fattoquotidiano.it ha avuto la conferma di un altro incontro, datato nel 2005, nel periodo pre-elettorale durante le competizioni per le regionali. Si sarebbe svolto a Pomigliano D’Arco, in provincia di Napoli. Nulla vieta, come ormai appare sempre più evidente, che gli incontri siano stati diversi. Il tema di confronto: affari e accordi, senza trascurare la questione rifiuti: trasporto, aree per lo stoccaggio dei rifiuti e riqualificazioni. Ditte colluse pronte per i nuovi affari, come successo per le opere dell’alta velocità.

Presente al tavolo Michele Zagaria, latitante da oltre 15 anni, primula rossa dei Casalesi, con lui un rappresentante istituzionale e intermediari. La direzione distrettuale antimafia di Napoli ha aperto un’indagine per individuare le responsabilità ed eventuali coperture anche nella latitanza di Zagaria. Non è un caso che l’incontro si sarebbe svolto a Pomigliano, nel napoletano. I clan di zona, raccontano alcuni inquirenti, non hanno mai rinunciato a mantenere rapporti con i Casalesi e quella città rappresenta un punto nodale anche politicamente. Nel 1998 Sergio Orsi, imprenditore casertano dei rifiuti, socio privato del consorzio Ce4, di recente condannato per collusione con i Casalesi, fu controllato in compagnia di Nicola Foria, esponente di primo piano dello storico clan omonimo pomiglianese. Per i ‘casertani’ quello è un territorio amico”. In fondo da quelle parti, nello stesso luogo dell’incontro, avrebbe trascorso parte della sua latitanza anche un altro boss di primo piano della camorra partenopea Mario Fabbrocino.

Un luogo riservato alle occasioni che contano. Napoli e Caserta si incontrano nella sentenza che condanna Sergio Orsi a quattro anni e otto mesi. Si legge: “ Ha stretto un accordo con Giuseppe Valente al fine di essere sicuro di vincere la gara per l’individuazione del partner privato da affiancare al consorzio Ce4 nella formazione della costituenda società mista Eco4. Ha altresì stretto accordi con il clan dei Casalesi e in particolare modo con la fazione facente capo a Francesco Bidognetti”. Valente è l’uomo di Cosentino in quel consorzio. Non solo. Giuseppe Valente, anche lui condannato a 4 anni e due mesi, è stato anche il presidente di Impregeco, il superconsorzio poi raggiunto da interdittiva antimafia, che metteva insieme i consorzi casertani ( vicini al centro-destra) e quelli napoletani( vicini al centrosinistra),al vertice uomini di Cosentino e Bassolino. Impregeco doveva occuparsi della gestione delle discariche e della costruzione del termovalorizzatore di Santa Maria la Fossa. Consociativismo sancito tra i rifiuti.

di Nello Trocchia e Tommaso Sodano