Mafia e calcio in salsa bulgara. A spartirsi le squadre più blasonate sono pochi boss e uomini d’affari senza scrupoli, diventati ricchi sulle ceneri del comunismo. E’ questo il quadro emerso dall’ultimo cablogramma Wikileaks, datato 15 gennaio 2010 e firmato da Susan Sutton, incaricata degli affari americani in Bulgaria . La storia sta scritta nero su bianco nel rapporto intitolato ‘Il football bulgaro riceve un cartellino rosso per corruzione’. Ma quello bulgaro, denunciato dal sito di Assange, non è un caso isolato. Nel giugno 2009, infatti, il Financial Action Task Force, un’organizzazione intergovernativa fondata nel 1989 dall’allora G7, ha pubblicato un inquietante dossier dal titolo significativo: “Riciclaggio di denaro attraverso il settore del calcio professionistico”. Quarantuno pagine che ribaltano il dorato mondo del pallone.

Ecco allora cosa scrive l’incaricata americana. “Quasi tutti i club del campionato di calcio bulgaro appartengono o sono legati a personaggi della criminalità organizzata”. Coinvolte negli affari sporchi “anche le squadre più conosciute della prima divisione, come Levski SofiaCSKA SofiaLitex LovetchSlavia SofiaLokomotiv SofiaLokomotiv Plovdiv”. Le ragioni che spingono i boss a entrare nel mondo dello sport sono semplici: “I clubs servono alla mafia per riciclare il denaro sporco e accrescere la propria immagine”. Nel campionato bulgaro, prosegue il cable “le squadre di calcio che all’epoca del comunismo appartenevano ai sindaci della città, alle forze armate o alla polizia, sono stati venduti alla nuova elite economica conosciuta per la sua vicinanza con la criminalità organizzata e i vecchi servizi segreti”.

Il rapporto nomina esplicitamente i proprietari di queste squadre. Nel mirino del dipartimento di Stato americano finiscono Todor Baktov, “prestanome” del “famigerato” uomo d’affari russo-israeliano Michael Cherney, alias “Mikhail Chorny,” che possiede la popolare squadra del Levski Sofia FC. Poi c’è il gruppo d’imprese riferibile al Tim Group, società collegata con i servizi segreti dell’epoca comunista. Dopodiché dall’elenco spuntano i proprietari dello Slavia, i famosi fratelli Marinovs imputati in un processo per omicidio, racket e criminalità organizzata. Nickolay Gigov, presunto commerciante di armi e proprietario del Lokomotive Sofia. Grisha Ganchev, riciclatore di denaro molto noto alla criminalità organizzata bulgara, che possiede il Litex. Vassil Krumov Bozhkov, chiamato “il Teschio” è l’ ex proprietario del CSKA, uno delle squadre più importanti della Bulgaria. Ma gli americani si occupano anche degli ultimi tre presidenti del Lokomotiv Plovdiv, morti ammazzati. La società per molto tempo è stata controllata da uno dei gruppi mafiosi più potenti in bulgaria, denominato Vis.

A risentire di queste ingerenze è lo sport. Come si legge nel cable: ‘Il campionato è condizionato da accuse di scommesse clandestine, di partite combinate, di riciclaggio di denaro e di mancato pagamento di imposte”. E le partite dai campi sportivi finiscono in tribunale: “La giustizia bulgara sta già indagando su otto partite di campionato sulle quali ci sono sospetti di ”combine”, in seguito a una denuncia del presidente dell’Uefa, Michel Platini”.

Eppure la situazione bulgara non appare affatto isolata. Per capirlo basta scorrere le oltre 40 pagine del dossier del Financial Action Task Force. Gli interessi delle mafie si fanno sentire nei campionati di tutto il mondo, compreso quello italiano. Nel 2009 è l’ente intergovernativo a lanciare l’allarme: “Esattamente come in qualsiasi altra attività, lo sport può essere utilizzato dai criminali per riciclare i proventi di reato o per perpetrare attività illegali a scopo di lucro”.  Ma non finisce qui, il dossier spiega anche le ragioni dell’interesse delle organizzazioni criminali: “A differenza di altre aziende, non è sempre la redditività che rende questo sport attraente”. Non ci sono, infatti, solo i soldi. Il dossier prosegue: “E’ il prestigio sociale il fattore importante”. In ultima analisi:  “Lo sport può essere il percorso per i criminali al fine di diventare “celebrità”. Dando loro la possibilità di  associarsi a personaggi famosi”.