Otto minuti e ventidue secondi. I video su youtube in genere sono di due tipi: brevi, con slogan, incisivi ma mai troppo argomentati; oppure lunghi, magari statici, che colpiscono meno, ma che forniscono argomentazioni e opinioni. I primi sono indicati per promozioni, per veicolare messaggi da approfondire in altra sede, gli altri servono a spiegare argomentando.

Così, quando sul canale di Mariastella Gelmini è stato pubblicato un nuovo video, guardando alla durata, otto minuti e ventidue secondi, ho sperato che fosse carico di critiche argomentate alle proteste studentesche. Invece no. Otto minuti e ventidue secondi per dire che la riforma è una bella riforma, che bisogna approvarla, che non bisogna farsi strumentalizzare. Luoghi comuni e frasi fatte. Come un’alunna poco preparata di fronte a un’interrogazione, guardando in camera, pronuncia le parole magiche: “strumentalizzazione”, “baroni”, “centri sociali”, “finanziamenti a pioggia”, “status quo”. Le mani, una sull’altra, si aprono, talvolta, come per spiegare meglio concetti non espressi.

Se quel video fosse stato un’interrogazione, dopo cinque minuti (forse meno), qualunque professore l’avrebbe interrotta: “In sostanza?” avrebbe chiesto.

Invece non era un’interrogazione e otto minuti e ventidue secondi passano senza che il ministro riesca a esprimere, in concreto, una valida motivazione sul perché dovremmo essere felici della sua riforma.

Nel termine del discorso, si appella a studenti e famiglie: “Fateci pervenire i vostri consigli, le vostre proposte, apriamo un dialogo costruttivo, un confronto a tutto campo ma evitiamo contrapposizioni che non hanno ragion d’essere.” Come se non sapesse che dietro alle mobilitazioni degli studenti ci sono delle argomentazioni, che gli studenti forniscono alternative (ad esempio l’Altra Riforma dell’Unione degli Studenti riguardo alla riforma del 2008), che non è solo protesta ma proposta. E che se si alzano i toni è perché altrimenti non si viene ascoltati.

Il filo conduttore è comunque sempre la stessa parola: meritocrazia. Come se bastasse ripeterla in ogni discorso per far sì che il merito venga veramente premiato. Come se, sulla sua bocca, quella parola non apparisse come una beffa, un paradosso: insomma, sentire Mariastella Gelmini, abilitata come avvocato a Reggio Calabria, approdata al ministero dell’Istruzione dopo una carriera non propriamente eccezionale, parlare di meritocrazia, sarebbe come sentire Silvio Berlusconi (quello che si fa cantare Meno male che Silvio c’è e che ha un vulcano finto e un mausoleo in giardino, per intenderci) parlare di sobrietà.