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Rifiuti, ex discarica di Pianura: qui si muore di cancro più che nelle altre zone di Napoli

Prosegue l'inchiesta de ilfattoquotidiano.it sull'area dove ha lavorato la Difrabi che ha digerito rifiuti per oltre 40 anni. Da qui l'ipotesi di un collegamento con l'aumento di tumori. Nessuna certezza, però, vista l'assenza di un registro ad hoc

A Pianura, quartiere napoletano a sud dei Camaldoli, si muore di cancro più spesso rispetto che al resto del territorio di Napoli. Le statistiche allegate agli atti dell’inchiesta sui veleni inghiottiti dalla ex discarica Difrabi parlano chiaro. Tra i maschi sono più alti i decessi per tumore dello stomaco e per i linfomi non Hodgkin, tra le donne invece ci sono dati anomali di decessi per tumore del fegato. In entrambi i sessi sono aumentate le morti per tumore della laringe, per leucemie e per malattie epatiche. E risulta incrementata anche la mortalità per malformazioni congenite nel primo anno di vita.

Anomalie limitate a “piccoli numeri”, si legge a pagina 3 dell’ordinanza con la quale il gip di Napoli Alessandro Buccino Grimaldi ha disposto la riapertura delle indagini, accusando di disastro ambientale tre persone legate a vario titolo alla discarica chiusa nel 1996. Piccoli numeri, ma comunque spia di un pericolo concreto. Perché la bomba a orologeria di Pianura sta ancora ticchettando. La cattiva gestione e la mancata messa in sicurezza dello sversatoio, infatti, “determina la continua infiltrazione di acqua piovana che continua a produrre biogas a contatto con i rifiuti. Questo fenomeno pericoloso è destinato pertanto ad accentuarsi con il tempo: l’inquinamento ambientale causato dal biogas e dal percolato può continuare ancora per decine di anni”. E stiamo parlando di veleni pericolosissimi. La Difrabi, pregna di 30 milioni di metri di cubi di immondizia, ha assorbito, certifica un documento dei tecnici della Provincia di Napoli datato maggio 2008, 113mila chili di polveri di amianto bricchettate, 48mila tonnellate di rifiuti industriali speciali, 380mila tonnellate di rifiuti speciali generici. La gran parte provenienti dalle regioni del Nord, le stesse che oggi negano le loro discariche per aiutare Napoli ad uscire dall’emergenza spazzatura di questi giorni.

C’è una relazione tra le schifezze sversate in discarica e l’incremento di casi di cancro? In assenza di un registro tumore ufficiale delle Asl, il giudice è costretto a dire di no e ad accogliere parzialmente la richiesta di archiviazione del pm Stefania Buda per il reato di epidemia colposa. Ma afferma il dottor Antonio Marfella, primario oncologo dell’ospedale Pascale, consulente delle associazioni di cittadini di Pianura, in un verbale di sommarie informazioni rese nel gennaio 2008: “In condizioni normali stabilire questo nesso è quasi impossibile. Ma nello specifico di Pianura, in presenza di accertate situazioni di anomalo uso della discarica e di sversamenti con rifiuti tossici e industriali, il nesso è ipotizzabile”. E forse, aggiungiamo, potrebbe essere dimostrato nei prossimi anni, se il registro venisse istituito e si monitorasse questo territorio nel medio e lungo periodo.

La Difrabi ha digerito spazzatura per circa 40 anni. E’ stata attiva dagli anni ’50, è ubicata all’interno dei Campi Flegrei, tra il vulcano degli Astroni e il vulcano del Senga. Formazione vulcanica permeabile per porosità, è sede di una falda acquifera con superficie freatica a circa 100 metri di profondità. Le perizie dei tecnici della procura hanno accertato l’assenza di telo impermeabile alla base degli abbancamenti dello sversatoio. Ciò ha determinato l’inquinamento della formazione vulcanica per uno spessore anche da valutare. La formazione vulcanica risulta comunque impregnata di percolato in profondità. “Con il tempo – è scritto a pagina 7 – è da prevedere l’estensione in profondità di questa situazione con relativo potenziale interessamento della falda freatica”. E a destare allarme è anche l’infiltrazione di biogas: durante i sondaggi compiuti l’anno scorso, quando la perforazione ha raggiunto i 54 metri di profondità “si è verificato un incendio a bocca pozzo, subito controllato con estintori. Ciò dimostra il non isolamento della discarica dalla formazione vulcanica in cui è contenuta e quindi l’inefficacia della copertura impermeabile…”.

Per la messa in sicurezza dell’impianto erano stati stanziati e spesi cospicui finanziamenti pubblici. Ma il gip censura il modo in cui è stata effettuata, richiamando la documentazione del Gruppo Tecnico di Diagnostica e della successiva commissione di collaudo. Nelle prime dieci riunioni, dal marzo 1999 al gennaio 2001, la commissione ha verbalizzato che i lavori risultavano in gran parte difformi al progetto approvato e finanziato. Nel verbale di collaudo finale la commissione ha dato l’ok solo sulla base delle dichiarazioni del direttore dei lavori.

Gli effetti di questo lavoro malcompiuto sono disastrosi. Nella relazione di un perito della Procura, il professor Crescenti, si sostiene che il biogas si infiltrerà sempre più lentamente “andando a interessare aree agricole e urbanizzate sempre più vaste” mentre “prelievi idrici anche autorizzati possono improvvisamente estrarre acqua inquinata usata anche per scopi irrigui di prodotti ortivi il cui consumo potrebbe influire negativamente sulla salute dei cittadini ignari”. Pianura è una bomba a orologeria, dicevamo. Che andrebbe disinnescata con una radicale bonifica, ordinata negli anni scorsi dal Ministero dell’Ambiente e mai, purtroppo, realizzata.


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