Da Don Fabio abbiamo visto Fini e Bersani. Intercambiabili. Bello siano venuti insieme, ci mancherebbe. Sembrava però si fossero messi d’accordo. In-gessati, incapaci di fare un elenco personale, avevano toni da lista della spesa elettorale. Entrambi hanno detto cose per lo più condivisibili, e questo già non è un buon segnale. Sono stati però l’unica nota prevedibile, un po’ liturgica. La pagina su Welby è apparsa commovente, la testimonianza di un amore vivo. Saviano è stato appassionante in confronto alla prima puntata. Sentire alle 21, sulla Rai, cose di mafia ha il sapore del proibito.

Storie mai sentite in tv, se non a tarda ora tra il popolo dei misteri e delle inchieste: l’affiliazione, la locale, anche Osso e Mastrosso; il legame tra amministratori lombardi e la ‘ndrangheta; addirittura la fatidica citazione dell’ideologo leghista Miglio. La sua frase “Costituzionalizziamo la mafia” fu presa allora come una delle tante provocazioni padane. Invece ficcava il coltello in una realtà vera e forse addirittura in un “progetto”, da collegare alla trattativa tra stato e cupola (lo raccontano Ranucci, Biondo e Torrealta). La puzza di mafia si avvertiva allora nelle istituzioni anche da lontano.

Nello stesso tempo la dichiarazione del pensatore lumbàrd rendeva esplicito per la prima volta nella storia quello che ogni governo della repubblica e della monarchia, ha tentato di fare: venire a patti, quasi sempre criminali, col fenomeno mafioso e le sue profonde radici socio-economiche. Anche per questo, non mi è mancata affatto l’ennesima citazione di Spatuzza e Berlusconi che avrebbe di nuovo allineato politicamente il programma senza aggiungere elementi nuovi. Sarebb stato invece più interessante accettare la richiesta di intervento del ministro dell’interno. E magari mettergli in mano un elenco di giudici che indagano su mafia e politica, gli stessi che gli garantiscono tutti i suoi celebrati successi. A cominciare dalla “rossa” Boccassini. E fargli ammettere almeno quanto sia devastante che il premier non abbia mai fatto citazioni contro la mafia e sui martiri che l’hanno combattuta. Sarebbe il momento di inchiodare il leghisti “buoni” alle loro responsabilità berlusconiane anziché infilarsi nell’ennesimo, treno ideologico. Il rifiuto alla sua presenza in studio rende tutto più prevedibile. Maroni per tutti.