Dunque Antonio Borghesi, deputato veronese dell’Italia dei Valori, scrive a Luigi de Magistris chiedendogli, praticamente, di sospendersi dal partito dopo il rinvio a giudizio per omissione di atti d’ufficio. Il vicepresidente del gruppo parlamentare Idv cita il codice etico, pontifica sulla morale e conclude con un velenosissimo: “Sono certo che saprai dimostrare la tua estraneità ai fatti ma…”. Tra le righe: intanto dimettiti e ridacci in mano il partito, poi vedremo.

Se il codice etico dell’Italia dei Valori lo permette e se Borghesi non si indigna, io a questo punto sorriderei. E sorrido, perché quello di Borghesi è un attacco assolutamente scomposto e strumentale che solo i più sprovveduti possono scambiare per “eccesso di zelo giustizialista”. Ma quale zelo e quale giustizialismo. Qui si interviene in un procedimento di cui non si conosce nulla, su un caso specifico che Borghesi ignora totalmente e lo si fa disinteressandosi completamente di quello che Luigi ha fatto in quel territorio e delle possibili ritorsioni che possono venire anche dai suoi ex colleghi. Il gioco di Borghesi non è solo suo ed è molto più ampio: qualcuno vuole Luigi, me e forse qualcun altro, fuori dal partito. Per far regredire al 3-4 % l’Idv e poter gestire a circuito chiuso un partito da mezza classifica, per essere di nuovo prime donne, per non essere offuscati dalla visibilità e dal consenso degli “altri”, di “quelli che vengono da fuori”. Per rinunciare sì a quell’8% delle europee, ma essere “padroni” del partito. “Padroni a casa nostra”, spot che Borghesi conoscerà bene.

Nella lettera il deputato ex leghista fa un parallelo gravissimo e di cui spero qualcuno presto gli chieda conto: “Per effetto dei tuoi attacchi – scrive a de Magistris – un nostro ex parlamentare, Americo Porfidia, solo indagato e non come te rinviato a giudizio, e per fatti privati, è stato costretto ad autosospendersi dal partito trasferendosi al gruppo misto”.

Spero solo che Borghesi non sapesse cosa faceva mentre era davanti alla tastiera: Americo Porfidia è iscritto nel registro degli indagati per estorsione, pure aggravata dal favoreggiamento della camorra! Altro che fatti privati, la camorra è mafia, Borghesi, e lei omaggia Porfidia del titolo di “nostro” deputato? Ma sarà il suo, non certo il mio deputato!

Poi, mi si permetterà, ma leggere Borghesi che si preoccupa del danno di immagine che subirà l’Italia dei Valori da questa vicenda è troppo: lui che viene da un partito razzista, xenofobo e secessionista come la Lega Nord, che si è dichiarato favorevole al rilevamento delle impronte digitali dei nomadi rom, anche per i bambini. Chi è dunque il vero danno per l’immagine di Italia dei Valori, riconosciuto come partito aperto e tollerante delle minoranze, che si schiera in difesa dei diritti umani e della Costituzione italiana? Un partito, l’Idv, che gli ha ridato una verginità a cui mai avrebbe potuto aspirare dopo i suoi “verdi” (accezione negativa, chiaramente) trascorsi.

Borghesi dovrebbe sapere bene cosa vuol dire essere indagato e magari rinviato a giudizio, visto che nel gennaio del 1998 è stato (e non sarebbe stato) iscritto nel registro degli indagati della Procura di Verona per abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Certo, poi fu prosciolto, ma… è il suo “ma” velenoso che gli si ritorce contro. Perfino il non certamente fan di Luigi, Massimo Donadi, ha spiegato come chi ha un passato in trincea debba aspettarsi questo tipo di provvedimenti, e che se il metro è quello Borghesi avrebbe dovuto chiedere a Di Pietro di farsi da parte o addirittura di non fondare il partito. Così sarebbe rimasto nella Lega, la stessa Lega che nel periodo 1996/97 avrebbe creato un’associazione a carattere militare con lo scopo di organizzare la secessione del Nord dal resto d’Italia. Borghesi in quegli anni era nella Lega o sbaglio?

Sono certa che il presidente Di Pietro prenderà una posizione chiara e definitiva a difesa di Luigi e della sottoscritta, anche in considerazione dei violentissimi attacchi che ci sono stati rivolti durante l’esecutivo nazionale del partito. Ricordo che fu proprio Di Pietro a volerci fortemente nel suo partito, a chiederci di aiutarlo a renderlo un partito diverso dagli altri, a chiederci di dargli un’anima. E questo ora è il prezzo che qualcuno vuole farci pagare.

Dopo Luigi, mi chiedo, la prossima sarò io? No, io non lascerò che il Borghesi di turno mi “impallini” alla prima occasione utile per tornare ad avere un “partito-orticello” in cui pascolare in una deliziata attesa del nulla. O della pensione. Io non difendo Luigi per partito preso, ma perchè l’ho conosciuto quando ancora era magistrato e quando ancora nessuno si occupava delle ingiustizie che stava subendo. Per anni ci siamo dati del “lei”, ho conosciuto il suo rigore morale che lo portava persino ad evitare di salutare e dare confidenza alle persone che lavoravano a sua tutela, per esempio raccogliendo firme. No, non è una difesa, ma un gesto obbligatorio e necessario, perché non basta soltanto opporsi alle ingiustizie, ma evitare che tocchino gli onesti. Se la politica deve essere con la famigerata “p” maiuscola e fatta con i sentimenti migliori, io mi metterò ora e sempre di traverso agli attacchi di Borghesi e dei suoi amici ai danni del collega, dell’amico, dell’uomo Luigi de Magistris, attacchi vergognosi provenienti da un’area ben precisa per fortuna autoevidente del partito.