– Eh, va là! Sessantotto!

– Che ti devo dire. Anche allora mica la tv se l’aspettava. Intanto…

– E chi sarebbe il capo di ‘sto sessantotto? Vendola? Beppe Grillo? Di Pietro?

– Beh, mica facile fare il sessantottino se perdi tempo con un partitino intestato al tuo nome. E allora son stati proprio i capi, come li chiami tu, a sfasciare tutto. Stavolta magari se ne fa a meno.

– Vabbe’, le solite fantasie. E intanto Berlusconi…

– Ma intanto ridendo e scherzando ci abbiamo guadagnato un’opposizione. Prima non c’era e ora da sabato c’è.

– Ma dai!

– Mica lo dico io. Il Corriere lo dice. Leggi qua: “La Fiom si fa partito”. E il Corriere, quando sente guai, se ne intende…

– E il piddì? E Bersani? Che fine fanno?

– Bersani è uno serio, e a quest’ora s’è già accordato con Vendola per fare il ticket.

– Il ticket! Te lo ricordi quando c’era Prodi e Veltroni? Il vecchio e il giovane, l’Emilia solida e la città futura, i conti in ordine e la poesia…

– E dai, Veltroni… Tocco palle a solo pensarci.

– Anch’io, e difatti Veltroni ha fatto la fine che ha fatto. Ha accoltellato il povero Prodi fra l’altro. Ma Vendola è un’altra cosa. Vendola non tradisce. Bersani tiene su la baracca, e lui la spinge avanti.

* * *

Anche per noi dell’antimafia sabato è stato un bel giorno. Noi non abbiamo amici, in realtà. Non fino in fondo. Gli unici di cui ci fidiamo, sono gli operai. Sono nella stessa barca con noi. Noi abbiamo addosso la mafia, loro la Fiat. Non so qual è peggio delle due. Ma sono nella stessa barca anche loro, l’Italia se la dividono fra loro due, nord e sud, destra e “moderati”.

Noi, ai Siciliani, l’abbiamo sempre saputo. Non abbiamo mai fatto antimafia senza pensare ai poveracci. Nè abbiamo mai appoggiato uno sciopero senza dire: “Sì, ma i veri padroni sono i Cavalieri”.

Questa è la dote che noi portiamo oggi al “movimento”, qualunque cosa sia oggi questa parola, vecchia come tutte quelle dell’altro secolo ma come molte altre della nostra storia (operai e padroni, destra e sinistra, “coppole” e “cappeddi”) nella sostanza tremendamente attuale.

Per questo dobbiamo sbrigarci a fare rete. I tanti nostri piccoli (e meno piccoli) siti e giornali non ci bastano più. Nè possiamo affidarci ai “cappeddi” liberali, neanche quando lottano contro Re Bomba o Berlusconi. E tanto per capirci, ecco due esempi.

* * *

In Calabria un giornalista antimafioso, un certo (ché tanto non lo conoscete) Musolino. è stato trasferito d’autorità dalla direzione del suo giornale dopo aver fatto dichiarazioni “avventate” ad Annozero. A fargli questo scherzetto sono stati due padroni molto discussi, Citrigno e Aquino (occhio, si preparano a fare un giornale “democratico” a Roma) e un direttore “liberal”, Sansonetti. Di costui io aspetto ancora di sapere che cosa ne pensano i miei amici liberali, compresi i più avanzati.

In Sicilia, il giornalista più in pericolo è probabilmente Pino Maniaci, quello di Telejato, delle aggressioni in piazza e della lotta antimafia a Partinico. Quest’estate un “collega”, tale Molino, l’ha violentemente attaccato, usando anche calunnie (per le quali il suo avvocato ha offerto ora una transazione amichevole, cioè soldi, a Maniaci).

Bene, vengo a sapere che questo Molino, grazie a spinte molto autorevoli di una parte (non la migliore) del Pd siciliano, è stato assunto ad Annozero. Santoro non conosce il background, naturalmente. Ma Maniaci, così, è un po’ più isolato (e in pericolo) di prima.

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Beh, parliamo un po’ di cose di famiglia, ora. Oggi si laurea in giornalismo Giorgio Ruta (22 anni; lo conoscete dal “Clandestino”) e domani fa l’esame dell’Ordine Chiara Zappalà, un’altra dei nostri, 24 anni,  ha vinto l’Ilaria Alpi per un video con Sonia Giardina. Credo che Pippo Fava, da qualche parte, tutto sommato stia sorridendo.

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