Vorrei porre alla vostra attenzione due motivi per cui il Partito democratico è scoraggiato dall’indire le primarie.

La prima: beati gli Stati Uniti che hanno le elezioni presidenziali e quelle del Congresso ogni 4 anni! Con una certezza e regolarità simile, per loro è una pacchia organizzare le primarie. Anche gli outsider sono avvantaggiati da questo sistema: se non sono un’interna al partito ma voglio ottenere la candidatura nello stato dell’Iowa, mi posso organizzare con addirittura 4 anni di anticipo e ipoteticamente battere il prescelto dal partito (qualora ci fosse).

Invece da noi è il contrario: non si fa in tempo a mandare il segnale d’allarme che si va a elezioni, che subito Berlusconi dice che gli elettori vogliono le (sue) riforme e che quindi non s’ha da fare. Uno non fa in tempo a cascarci, che subito Bossi dice che il popolo padano freme per andare alle urne: scatta il vertice a Palazzo Grazioli e sono tutti nuovamente sull’attenti. In un clima del genere, capirete, il Pd non va biasimato: se le elezioni vengono convocate con poco anticipo, le primarie non fanno altro che rallentare una campagna elettorale che invece deve cominciare da subito con i botti. E anche se può apparire una considerazione partitocratica e distante dai cittadini, Bersani non ha tutti i torti quando invoca prima la coalizione e poi le primarie: con il sistema bipolare attuale, l’alleanza è necessaria e a questa non si può imporre un candidato perché democraticamente eletto dalle primarie di un altro partito.

E fino a qui le considerazioni a favore delle titubanze del Pd nei confronti delle primarie. Ora invece arrivano quelle empatiche, ossia ciniche. Se voi foste un dirigente del Pd, cosa scegliereste fra queste due opzioni:

1. Primarie super aperte, anzi spalancate, nei confronti della cittadinanza e dei movimenti dell’area di riferimento del Pd, per dare vita a una riscossa nazionale e a una strategia vincente, che per forza di cose spazzerebbe via la dirigenza (fallimentare) attuale;

2. Primarie fantoccio, con tanti ma e molti se, che servono come foglia di fico per dire “noi siamo diversi” e deleghiamo la scelta ai cittadini, ma che in realtà eleggerebbero un leader forse con più capelli rispetto all’attuale, o forse no, che servirebbe come nuova faccia per nascondere la continuità di fatto del Pd e della sua dirigenza. La sconfitta in questo caso è garantita.

Io non ho dubbi: se fossi attualmente un dirigente del Pd sceglierei la seconda opzione.