Non si tratta di una nuova fiction prodotta dalla Lux Vide di Ettore Bernabei, bensì del titolo più appropriato per la messa in scena organizzata dal sindaco Alemanno in occasione del 140° anniversario del XX settembre.

Dopo decenni in cui le istituzioni italiane hanno praticato la rimozione culturale, quest’anno il Comune di Roma ha organizzato tre giorni di celebrazioni al solo scopo di costruire una diversa memoria. Una “nuova visione storica dei fatti, degli avvenimenti e dei personaggi”, ha tenuto a precisare monsignor Pasquale Iacobone, membro del Comitato organizzatore.

Come già tentò il fascismo, Alemanno, folgorato sulla via del Campidoglio dopo i fasti pagani dei Campi Hobbit, vuole ridurre a simbolo nazionalista un evento che segnò per l’intera Europa l’inizio di una nuova libertà di coscienza, di pensiero e di religione.

E così, in nome di Roma Capitale, le crescenti schiere di atei devoti tentano di riscrivere la storia sotto l’abile regia delle gerarchie vaticane.

Le prime avvisaglie si erano già avute lo scorso anno, quando il delegato del sindaco dedicò la cerimonia agli zuavi pontifici.

Questa volta ne vedremo di tutti i colori.

Se l’omaggio che l’associazione dei bersaglieri ha reso a Benedetto XVI recandosi in Vaticano per suonare l’inno pontificio può essere liquidato come risibile folclore, altrettanto non può dirsi del programma ufficiale.

A partire dal convegno inaugurale di sabato in Campidoglio, tutto incentrato sulla riabilitazione storica di Pio IX.

Proprio lui, il Papa Re, del Sillabo, delle esecuzioni capitali, dell’infallibilità papale, colui che scongiurò il cugino Vittorio Emanuele II di allontanare dall’Italia un terribile flagello: l’introduzione dell’istruzione obbligatoria. Sarà per questo, forse, che i lavori saranno aperti da Monsignor Ravasi, responsabile del Pontificio consiglio della cultura.

C’è di che preoccuparsi in vista di lunedì 20 settembre quando, alla cerimonia ufficiale che vedrà a Porta Pia dopo tanti anni il Presidente della Repubblica, presenzierà Tarcisio Bertone.

Di certo il Segretario di Stato Vaticano non pronuncerà le parole usate dal Cardinal Dell’Acqua che, delegato da Paolo VI in occasione del centenario della Breccia, definì la caduta del potere temporale un segno benevolo della Divina Provvidenza.

Parlare di riconciliazione, come avvenuto in questi giorni, significa ribadire che si tratta di un rapporto tra Stati.

Ciò che si vuole rimuovere, attraverso questa operazione di revisionismo, è il valore epocale che la liberazione di Roma dal potere pontificio rappresentò nel mondo politico, culturale e religioso europeo.

Un evento che, sancendo la separazione tra potere spirituale e potere temporale auspicata anche dai cattolici liberali Rosmini e Manzoni, ebbe ripercussioni in tutti i Paesi, rivoluzionando l’atteggiamento dell’opinione pubblica rispetto al rapporto tra Stato e Chiesa.

Noi Radicali, insieme ai liberali, ai laici, ai religiosi e ai democratici che riusciremo a raggiungere, lo celebreremo a Porta Pia domenica 19 settembre, alle ore 12.30.