Costano quasi tre milioni di euro l’anno, tra gettoni di presenza e indennità. E un altro milione di euro lo prendono per prestazioni di servizio, convegni, corsi di formazione. Sono i cinquanta consiglieri comunali di Palermo, profumatamente pagati dai cittadini per accompagnare la città a un disastro ogni giorno più imminente. Alcuni di loro in aula non si sono quasi mai visti. Eppure gli impegni d’aula non sono poi così gravosi. Nel 2009, per esempio, il Consiglio comunale palermitano è stato convocato 44 volte, ma in diversi casi non si è raggiunto neppure il numero legale. A conti fatti, ogni riunione di Consiglio è costata ai palermitani quasi 80mila euro. Senza contare il fatto che alcuni consiglieri sono anche dipendenti di enti pubblici. Le loro assenze dal lavoro, ordinariamente giustificate dagli impegni d’aula, sono rimborsate dal Comune.

Del resto, non è necessario presentarsi in aula, per reclamare il gettone di presenza. Ciascun consigliere, infatti, esplica la propria attività in una delle sette commissioni consiliari. E basta presentarsi e firmare, per il fatidico gettone. Quanto poi a produrre atti da votare in aula, è un altro paio di maniche. Sempre nel 2009, le uniche due commissioni che hanno presentato in aula atti deliberativi sono state la commissione urbanistica e la commissione bilancio. E mentre la città era (e cintinua a essere) tormentata dai problemi di cassonetti straripanti d’immondizia, rete fognaria disastrata, emergenza idrica, quotidiani sforamenti di PM10, necessità abitativa di famiglie senza tetto, di cosa si occupavano i consiglieri comunali?

I “gravosi” impegni in Consiglio comunale – Del rinnovo dei pass ai consiglieri stessi, tanto per fare un esempio. Quei pass che permettono di utilizzare le corsie preferenziali, di parcheggiare anche dove è proibito e che, in tempi record, sono stati “clonati”. Tant’è che non era difficile trovare, parcheggiate fianco a fianco in piazza Bellini, appena alle spalle di Palazzo delle Aquile, due automobili con lo stesso identico pass. Compreso il numero d’identificazione.

Ma non mancano neppure i casi di eccesso di zelo. Sempre nel 2009, il 7 aprile, l’aula palermitana ha approvato due mozioni, di due differenti consiglieri e di due opposti schieramenti, che chiedevano entrambe la stessa cosa: l’assegnazione del palazzo dove un tempo avevano sede le Poste all’ufficio Disabili del Comune. Così ciascuno dei due può reclamare il merito presso i propri elettori, tanto, chi se ne accorge?

E mentre la città soffocava nei rifiuti, una delle vasche della discarica cittadina rischiava di inquinare le falde acquifere e il Tar bocciava l’aumento della Tarsu, il consigliere Milazzo, eletto tra le fila di Forza Italia, proponeva l’istituzione di un tavolo di analisi, studio e ricerca per l’equilibrio tra ambiente urbano e piccioni. Senza minimamente sospettare che l’aumento indiscriminato dei “topi con le ali” fosse da correlare proprio alla situazione drammatica dei rifiuti. Eppure il consigliere Milazzo, quando non è impegnato a Palazzo delle Aquile, è dipendente dell’Amia, la disastrata azienda palermitana che si occupa dei rifiuti. E, per le assenze dal lavoro del consigliere, il comune di Palermo rimborsa all’ex municipalizzata 22.520 euro l’anno. Possibile che la correlazione tra “munnizza” e piccioni non gli sia mai balenata? Beata ingenuità.

Tutti bravi ad approvare i debiti fuori bilancio – Tuttavia, non bisogna pensare che i consiglieri lavorino poco, perché si farebbe loro un grave torto. Una delle attività nelle quali eccellono, e che esplicano varie volte l’anno, è l’approvazione dei debiti fuori bilancio. Cosa sono i debiti fuori bilancio? Sono tutte quelle spese impreviste ed imprevedibili in cui si può incorrere. I Comuni sono infatti tenuti a stilare, preventivamente, ogni anno, un Bilancio di previsione. Fanno insomma due conti, da un lato i soldi che incamerano e dall’altro le spese. E, ovviamente, i conti devono tornare. Non si può spendere più di quanto si incassi. Come nella più classica delle famiglie, si pianificano le spese: tanto per l’affitto, tanto per le bollette, tanto per fare la spesa, e se avanza qualche soldino magari lo si mette via per una vacanza. Semplice, no? Non proprio. Perché se di affitto si pagano mille euro, non si può mettere in previsione meno di quella cifra e destinare più soldi alla vacanza, altrimenti i conti non tornano più. E invece a Palermo si può, eccome.

Su 769 atti prodotti nel 2009 dal Consiglio comunale palermitano, 682 erano di approvazione di debiti fuori bilancio, per un totale di oltre 17 milioni di euro. Nella sola seduta del 21 luglio 2009, tra le 20.20 e le 21.40, cioè in poco più di un’ora, 28 consiglieri approvano 249 deliberazioni. Tutti debiti fuori bilancio, per quasi 9 milioni di euro. E quest’anno, sempre il 21 luglio, mentre i palermitani cercavano refrigerio al caldo e ancora commentavano i mondiali di calcio, i consiglieri hanno fatto il bis, approvando in tempi record 170 delibere: sempre debiti fuori bilancio, si capisce, per appena 3 milioni di euro. Che però vanno a sommarsi agli oltre 24 milioni di debiti approvati con 213 delibere nella seduta del 21 aprile, per un totale di 27 milioni e mezzo di euro.

Ma da dove vengono tanti debiti? E sono davvero così imprevedibili da non poter essere inseriti in un bilancio di previsione? Tranne poche e rare eccezioni, si tratta di debiti non solo prevedibili ma anche conosciuti con largo anticipo. Per la maggior parte si tratta di mancati pagamenti di fatture ad aziende cui vengono commissionati lavori: finché sono disponibili i fondi, le fatture vengono pagate, quando finiscono i soldi (spesi per tutt’altro) le aziende devono far causa al Comune per ricevere i pagamenti. Così, essendo quei debiti “figli” di sentenze di tribunale, possono essere ascritti fra i debiti fuori bilancio. E poco importa se, nel frattempo, i creditori chiedono e ottengono anche gli interessi e le spese legali, tanto paga Pantalone.

Stessa solfa per quanto riguarda gli espropri, regolarmente sottostimati. Gli espropriati fanno causa e si riprendono le spettanze, anche qui con aggiunta di interessi e spese legali. Senza contare che il settore Servizi Legali del Comune di Palermo costa ogni anno ai contribuenti oltre 530mila euro, tra compensi agli avvocati, spese per registrazione di sentenze, contributi previdenziali e via dicendo.

Peggio ancora se si mette mano ai debiti fuori bilancio derivanti dalla spesa sociale, voce ormai praticamente inesistente nel Bilancio di previsione. Il ricovero e la cura di minori e anziani non è neppure preventivato, ma nel frattempo al settore Turismo e grandi eventi vengono destinati oltre 4 milioni di euro. La sola festa patronale, quella di Santa Rosalia, è costata quest’anno mezzo milione di euro. Al risparmio, si capisce, perché qualche anno fa solo per il “carro” della Santuzza si spesero 800mila euro: era tempestato di Swarovski. Fa niente poi se il sindaco Cammarata non sale sul carro, come vorrebbe la tradizione, per paura dei fischi e degli insulti. E come dimenticare i 372mila euro spesi per la commemorazione dello sbarco di Garibaldi? E i 26.250 euro per il carnevale di Mondello? O i 15mila euro a Rtl 102.5 per rilanciare il turismo con una trasmissione radiofonica? Se poi i turisti arrivano e si dà loro il benvenuto con caratteristici cumuli di rifiuti, totale latitanza di mezzi pubblici, inesistenza di servizi di accoglienza, che importanza ha? Anche questo è folklore.

di Vania Lucia Gaito