Alzi per favore la mano chi ci ha capito qualcosa. Il segretario del Pd, al quale abbiamo già dedicato due puntate di questo “Dizionario di Bersanese”, ha scritto giovedì una lunga lettera a Repubblica. Le due pagine firmate da lui in persona erano intitolate “Addio Unione, ora un Nuovo Ulivo e un’Alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi” (già da titolo, un perfetto esempio di bersanese). Poi in un profluvio di parole il segretario provava a illustrare il suo credo. Non c’è da invidiare in nulla i colleghi di Repubblica che hanno dovuto titolare la pezzessa democratica: i concetti espressi sono così oscuri che probabilmente in questi giorni a poco sono valsi gli sforzi delle redazioni dei giornali, le analisi di esimi politologi, le congetture di militanti dei gazebo, per dipanare la matassa del futuro del centrosinistra.

Eccone alcuni punti saliente, ma attenzione, potremmo aver capito niente e i veri punti salienti potrebbero invece nascondersi dentro frasi ancora più ostiche (nel Pd niente è mai certo). Dopo una lungo panegirico Bersani affonda il colpo: “Noi proporremo un’alleanza democratica per una legislatura costituente”. Cioé? “Sto parlando – ‘spiega’ Bersani – di una alleanza che può assumere, nell’emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco”. Chia

ro no? Una proposta “che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo e che in un normale contesto politico avrebbero un’altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica”.

Per fare questa cosa qua “occorre l’impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all’altezza di una responsabilità democratica e nazionale”.

Tutta questa bella pappardella detta, ecco che arriva la concretezza tutta emiliana. L’obiettivo è una “piattaforma fatta di lavoro, civismo, di equità, innovazione” un impegno “ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il campo del centrosinistra”.

Ovvero: “bisogna lasciarsi alle spalle l’esperienza dell’Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo”. Ah, ecco, non più l’Unione, meglio l’Ulivo! Che cambia? Bersani non lo dice, ma “spiega”: “Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centrosinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l’Italia e per l’Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese”. Ma non basta, il segretario ha anche un’altra proposta: “Dunque un nuovo Ulivo e una Alleanza per la Democrazia. Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e il governo”.

Chi scrive chiede scusa ai lettori per aver loro proposto questo oscuro testo. Ma se questo deve essere un dizionario di bersanese, non potevamo esimerci. Ora, riprendiamo la domanda iniziale: qualcuno ci ha capito qualcosa? Se la risposta è no, tranquilli, anche pluridecorati giornalisti sembra che brancolino nel buio.

Ma attenzione: non tutto è perduto. Dopo aver osservato il moto delle prime foglie che cominciano a cadere; dopo aver studiato per giorni il volo degli uccelli; dopo una danza della pioggia; una notte insonne tipo “L’innominato” nei Promessi Sposi; dopo aver telefonato, brigato appuntato, ci è stato comunicato in sogno da Sant’Agostino in persona che la proposta di Bersani dovrebbe essere la seguente. Facciamo un nuovo Ulivo, che altro non sarebbe se non l’Unione senza Rifondazione Comunista e senza Mastella, ma con Vendola, Di Pietro, i Verdi e i Socialisti. Questo “Nuovo Ulivo”, che dovrebbe avere al centro il Pd, poi proporrà questa benedetta “Alleanza per la Democrazia” a Casini, Fini e Montezamolo. Per fare cosa? Per sconfiggere Berlusconi, forse. E poi fare la famosa “legislatura costituente”. Proposte politiche? Programmi? Si vedrà. Sarà qualcosa comunque tipo “un progetto univoco di alternativa per l’Italia“.

“E’ un’ammucchiata” ha replicato Berlusconi con evidente ironia: non si riferiva a notti blu viagra, ma ad un bel governo guidato da Bersani più D’Alema più Franceschini più Bindi più Enrico Letta più (forse) Veltroni più Di Pietro più De Magristris più Vendola più Nencini (Socialisti) più Casini più Cuffaro più Montezemolo più Fini più Bocchino più Granata più Briguglio e chi più ne ha più ne metta.

“E’ giunto il tempo infatti di suonare le nostre campane” ha chiuso Bersani il suo intervento a Repubblica. Il rischio, però, potrebbe malignare qualcuno, è che le campane suonino a morto.