Come provano le intercettazioni della Procura di Trani, i piani per emascolare gli spazi residui di dissenso e di informazione nella televisione pubblica (anzi, per essere precisi, su tutti i canali televisivi) erano già un’ossessione per Berlusconi, quando sentiva il vento in poppa della maggioranza parlamentare gonfiare le vele alla sua leadership. Ora, con le vele lacerate ed il timone in avaria, l’ossessione si trasformerà in un letale istinto di sopravvivenza. Le elezioni (piu’ o meno imminenti che siano) si giocheranno sul voto dell’opinione pubblica meno sofisticata, che legge poco i giornali e non ha mai scritto un’email, insomma sull’80% dell’elettorato che forma la propria opinione principalmente guardando i telegiornali. Almeno questa consapevolezza dovrebbe scuotere l’opposizione dal letargo. Lo imporrebbe se non altro il rispetto per quelle centinaia di migliaia di cittadini scesi in piazza a difendere la libertà (di stampa e non solo). Invece dal PD si ode solo qualche giaculatoria in lontananza, nonostante si stia distruggendo RAI News 24 e i vertici di Viale Mazzini sopprimano le trasmissioni di approfondimento in questo momento cruciale con la scusa della stagione estiva (una prova generale per vietarle una volta per tutte anche dopo?). Dal canto loro Zavoli e Garimberti si rilassano nella beatitudine dei pensionati.

Non credo esista un modo semplice per conferire ai cittadini più potere sulla TV pubblica vista la stratificazione di interessi, le decennali incrostazioni politiche in RAI ed i riflessi autoritari che allignano nei PD con e senza elle (anche se in misura diversa). Ma senza illudersi che sia una panacea, ci potrebbe essere un modo per buttare un po’ di sabbia nei meccanismi che strangolano il dissenso. E’ una proposta ispirata al cosiddetto “8 permille” che attribuisce ai contribuenti IRPEF la facoltà di scegliere a quali organzzazioni senza scopo di lucro vengano destinate le proprie imposte.

L’abbonato RAI (come viene erroneamente definito negli spot, visto che il canone e’ una tassa, mentre l’abbonamento e’ una scelta) dovrebbe indicare, quando versa il canone, a quale rete pubblica (sia televisiva che radiofonica) intende destinarlo, a quale testata giornalistica e a quale trasmissione in particolare. Il canone di coloro che non esprimono indicazioni verrebbe ripartito proporzionalmente (esattamente come accade per i fondi “8 permille”).

Aggiungerei che l’abbonato possa cambiare in ogni momento la propria scelta su un apposito sito internet www.laRAIaiCITTADINI.it. L’allocazione dei fondi verrebbe cambiata di conseguenza a partire dal trimestre successivo. Ovviamente il controllo del meccanismo dovrebbe essere affidato ad un’entità esterna alla Rai (non sarebbe una cattiva idea includere uno o due giudici o della Corte Europea di Giustizia).

In questo modo si otterrebbero cinque risultati importanti o quantomeno cinque passi nella direzione giusta:

  1. Si verificano le preferenze vere del pubblico in modo molto più efficace di quanto non faccia l’Auditel, che registra solo quanti televisori sono accesi anche se di fronte non c’è nessuno, oppure dorme.
  2. Si impedisce che siano i politici, i loro sodali, o i vicini di ombrellone a decidere come si ripartiscono i fondi.
  3. Il gradimento del pubblico viene tradotto in risorse per i professionisti più apprezzati senza che siano Ministri, viceministri, Agcom o i mandarini della casta in Consiglio di Amministrazione a decidere.
  4. Se la qualità dei programmi scade, il cittadino ha la possibilità di sanzionare quasi subito i attraverso il taglio dei fondi. Ci sarebbe almeno un minimo di ribilanciamento sull’influenza nefasta della pubblicità, i cui introti vengono quasi sempre invocati per giustificare la prevalenza della TV spazzatura e di programmi da strapaese.
  5. Nessun Presidente del Consiglio o altro politico potrà invocare la propria forza elettorale per arrogarsi il diritto di chiudere un programma, cacciare un giornalista (o un comico), penalizzare reti scomode.

In sostanza, poter verificare le preferenze del pubblico ed allocare le risorse in base ad esse, costituirebbe un potente detersivo contro qualsiasi tipo di Unto.