“Donne, è arrivato l’arrotino” è il tormentone estivo che la generazione di “femmine” under 35 probabilmente non ha mai ascoltato. Forse, da piccole, durante le vacanze scolastiche. Personalmente, mi è capitato di sentirlo una volta, un’estate, a Villasanta, (Brianza, tra Monza ed Arcore, da dove vengo), ed è per questo che ne scrivo ora.

Siccome avevo la testa “diversa”, quando piccina orecchiai quella canzoncina dell’arrotino (http://www.youtube.com/watch?v=OkMxPkk8iZ4) chiesi a mia madre: “Mamma, ma perché dice donne è arrivato l’arrotino? Perché le donne?”.

Ero stata educata come se le femmine fossero uguali ai maschi. E quindi, anche se in effetti erano le femmine di famiglia quelle che stavano più a casa, non avevo collegato. Sarà che mia madre lavorava…. Mia madre rispose: “Perché purtroppo ancora oggi sono le donne ad occuparsi della casa, e delle posate che si rompono”.

Era il 1980. E lo spunto per questo ricordo è arrivato dalla frase di Atomant, che nel precedente post commentava “gli Stati Uniti, un paese in cui – almeno nell’upper class – non sono così rare le coppie con trazione integrale nella vita e nella carriera. Differentemente da noi dove – almeno per quello che capita di vedere a me nella generazione di Obama, un po’ meno in quella successiva che poi è anche la mia – il grande professionista ha spesso accanto “una bella signora”. Che però nella vita non è nient’altro che “una bella signora” appunto. Luce riflessa di cotanto marito”.

L’ha scritto benissimo Caterina Soffici, in “Ma le donne no” (Feltrinelli Serie Bianca). Ancora, in Italia, il 48% delle donne è a casa che non lavora. E sono meno dell’1% le donne che guadagnano più dei mariti.

Non stiamo parlando solo di ceto medio. Anche nella cosiddetta classe dirigente, le cose stanno indietro. Riprendendo la frase di Atomant: “in Italia siamo all’accezione della geisha che ti permette di fare carriera. Dietro ad un grande uomo…. C’è sempre ….”.

Rimasi “basita” quando, parlando con un amico politico della mia età, di successo, di cultura, di sinistra, brillante, parlando della moglie di un collega… dopo tutto il mio panegirico sul fatto che questo collega/amico fosse intelligente, e lei cretina… “ma come fa a stare insieme a una cerebrolesa?” lui mi fermò, e mi disse: “ma è bella, oppure no?”.

Io risposi, “ma che c’entra?”. E lui di nuovo: “ma è bella, oppure no?”. “Certo che è bella”, alla fine mi estorse. E lui così: “Questo basta”.

Sboom. Non seppi più come rispondere. Ma da quella frase mi si aprì un mondo. Mi accorsi che anche a sinistra, come a destra, la donna è ancora suppellettile. Soprattutto, e questo è triste dirlo, all’interno della classe dirigente.

Per questo, vi lascio con il pensiero delle vacanze: “Donne, è arrivato l’arrotino”. Avrei dovuto tirarlo in testa a quel mio amico politico giovane e brillante. Invece sono stata zitta. Ecco il silenzio delle donne, anche di quelle che si credono intelligenti come me. Che quando è il momento di parlare, stanno zitte, perché pensano che tanto le cose non si possono cambiare. E vanno a farsi una piega dal parrucchiere, le mani dalla manicure, la ceretta dall’estetista.

Magra consolazione. Secondo me, tutte queste cose te le puoi fare da sola, senza aiuto: siamo abituate a farle, lo abbiamo visto fare da quando siamo nate, è solo una comodità farlo fare da altri.

A parlare, invece, dobbiamo imparare meglio. Dobbiamo prendere il posto dell’arrotino, e iniziare a cantare. E poi parlare. E nessuno ci insegnerà a farlo bene, e certe volte non sappiamo bene da dove cominciare. A me piace come lo fa Momo, per esempio (http://www.youtube.com/watch?v=KDf9nSJJoV8). Lei canta parole sue. Non parole che i parolieri le hanno messo in bocca.

Buone vacanze!