E’ una di quelle storie che non avremmo mai appreso se fosse stato in vigore il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni in una delle sue peggiori formulazioni. E’ la vicenda del comandante dei Vigili Urbani di Napoli, Luigi Sementa, che convoca il giornalista de ‘Il Napoli’ Alessandro Migliaccio e lo prende a schiaffi per un articolo a lui sgradito, ignaro che il cronista ha con sé una telecamerina nascosta. Uno di quegli aggeggi che il comma D’Addario – al momento il testo della legge concede una deroga per i giornalisti, ma chissà… vuole vietare senza il consenso delle persone registrate. Con tanti saluti alle vittime del racket o di altri reati, come l’aggressione subita dal giovane cronista napoletano, convocato in maniera irrituale al Comando in seguito alla pubblicazione di un pezzo con reportage fotografico sul caos del centro storico di Napoli in cui si chiedeva come mai le pattuglie dei Caschi Bianchi, severissime in tutte le aree della città, dimenticassero di sanzionare le auto in sosta selvaggia nel quartiere di residenza del loro comandante. A Migliaccio un vigile chiede un documento d’identità, poi trattenuto per un pò. E dopo la sberla gli viene impedito per diversi minuti di uscire dalla stanza.

E’ dell’altro ieri il decreto di citazione in giudizio per Sementa, imputato di lesioni e prosciolto dall’accusa di sequestro di persona. La prima udienza del processo di fronte al giudice di pace è fissata per l’8 ottobre.

La sberla risale al 5 dicembre del 2008. Pochi credettero ai comunicati e alle rimostranze del giovanissimo giornalista e collaboratore de ‘Le Iene’. Per una settimana i giornali locali ignorano la notizia, a dispetto delle note di solidarietà dell’Ordine, dell’Assostampa e dell’Unione cronisti. Il giorno dopo il fattaccio, il 6 dicembre 2008, escono solo delle “brevi” in cui si riferisce che Migliaccio denuncia di aver ricevuto uno schiaffo dal Capo dei Vigili che dopo trent’anni di carriera contro i camorristi, si era visto messo in pericolo perché nel pezzo su ‘Il Napoli’ era riportato il suo indirizzo di casa. Un falso clamoroso: sul pezzo l’indirizzo non c’è, basta leggerlo. A quel punto Migliaccio diffonde il video, che vale più di mille parole. Va in onda su Lineanotte, Striscia la Notizia e Current. Scoppia a livello nazionale un caso occultato a livello locale. Così la notizia torna sui giornali napoletani. Ma con ricostruzioni che annacquano l’accaduto fino a far capire ai perplessi lettori che, sotto sotto, quell’imprudente cronista la sberla se l’era cercata e forse era andato lì con la telecamera nascosta per diventare un martire a discapito delle comunque meritorie e sacrosante battaglie per la legalità di Sementa, descritto (peraltro correttamente) come un comandante che sta ripulendo il corpo dalle collusioni con la criminalità e sta combattendo una guerra senza quartiere contro i parcheggiatori abusivi.

Ovviamente a pochi viene in mente che fare bene il proprio lavoro non autorizza a prendere a schiaffi qualcuno che ti rivolge una critica, legittima e documentata. Visto come sono andate le cose, se Migliaccio fosse andato senza telecamera al Comando Vigili e poi avesse denunciato di essere stato picchiato, forse oggi l’imputato era lui. Di calunnia. Viva le telecamere nascoste.