Con molta probabilità già domani le cronache, costrette ad attenzionare altri fatti, faranno dimenticare la più importante e grossa operazione contro la ‘ndrangheta, che, nella giornata di ieri, ha portato Carabinieri e Polizia di Stato ad eseguire, in varie parti del territorio italiano, oltre 300 ordinanze di custodia cautelare in carcere.

Sono state colpite quasi tutte le famiglie ‘ndranghetiste della provincia di Reggio Calabria. E’ stato catturato il “capo dei capi” della ‘ndrangheta, Domenico Oppedisano, di Rosarno, la cittadina della provincia di Reggio Calabria rimbalzata alle cronache nei primi mesi di quest’anno per gli scontri con gli immigrati. E proprio da un agrumeto di Rosarno il “capo” inviava gli ordini in Lombardia.

L’inchiesta “Il crimine”, dalla quale è scaturita l’operazione di ieri, coordinata dai Procuratori della DDA di Milano, Ilda Boccassini, e della DDA di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ha portato ad un dato, tanto preoccupante quanto da tempo sottovalutato: sono 500 gli uomini della ‘ndrangheta affiliati in Lombardia e nella stessa Regione sono stati individuati ben 15 “locali” (famiglie mafiose), tra cui uno a Milano centro.

La ‘ndrangheta, continuando a mantenere i rapporti con la “casa madre” calabrese e strutturandosi con caratteristiche diverse da quelle storiche, è riuscita a diventare la principale organizzazione mafiosa presente in Lombardia e ad allacciare rapporti con i mondi politico ed imprenditoriale.

Ma in Lombardia gli uomini della ‘ndrangheta eseguivano ciò che veniva deciso in Calabria, magari a Polsi (R.C.), luogo storicamente riconosciuto per le riunioni dei “capi” durante la festività settembrina annuale della Madonna della Montagna.

La ‘ndrangheta ha allungato i propri tentacoli sui candidati lombardi da appoggiare alle ultime elezioni regionali, ha assunto ormai anche in quel territorio il controllo sui “colletti bianchi”, ha fatto riferimento al modello calabrese, adattato alle esigenze e alla realtà economica della Lombardia.

A fronte di quanto emerso dall’inchiesta “Il crimine” è inimmaginabile pensare che anche in Calabria la ‘ndrangheta si sia disinteressata dell’ultima competizione regionale e che non abbia, quindi, scelto i propri candidati da eleggere.

La denunzia, con nomi e cognomi di candidati “sospetti” in Calabria, ebbi a farla durante trasmissioni televisive nazionali e regionali. La Commissione Parlamentare Antimafia aveva varato un codice di autoregolamentazione per le candidature, scarsamente rispettato da buona parte dei Partiti politici regionali. Non rimane che l’intervento della Magistratura: troverà il coraggio necessario?