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di Diego Finelli | 10 luglio 2010

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Termovalorizzatore vs verboinceneritore

Premessa local: il 7 luglio, alle 11 di mattina, a Torino, regione Gerbido ai confini con Grugliasco, è stata inaugurato l’avvio dei lavori per quello che viene definito il nuovo termovalorizzatore. C’erano le immancabili autorità (vicesindaco e presidente della provincia) e c’è stata anche la benedizione di un sacerdote. Così va la vita.

Di cosa si tratta? Si tratta di una grande opera ai confini dell’urbe sabauda che andrà, dicono, a sopperire alla saturazione dell’attuale discarica di Basse di Stura e di quelle a venire. Il termovalorizzatore del Gerbido. Il costo dell’operazione sarà di circa 500.000.000,00 euro, di cui 400.000.000,00 finanziati dalle banche. Brucerà 421.000 tonnellate di rifiuti l’anno, produrrà elettricità per 175.000 famiglie e riscalderà 17.000 abitazioni.

Pare che all’inaugurazione non fosse stata invitata molta cittadinanza: in mezzo alla settimana, in un orario un po’ insolito, o comunque difficile da conciliare con gli impegni lavorativi dei più. Sarà stata una combinazione.

In fin dei conti non c’è niente da nascondere no? E’ un termovalorizzatore, un qualcosa – faccio dell’etimologia da strapazzo – che scalda, brucia e crea valore. Che valore? Riscaldamento e elettricità. Magnifico.

Chissà come mai, però, in genere quei rompiballe degli ambientalisti, o dei comitati di residenti in zone prossime ai termovalorizzatori, o dei cosiddetti (dagli altri) sostenitori dell’antipolitica, di solito contestano. Dicono che nelle zone attorno a questo tipo di grandi opere, ci sia un’alta incidenza di malattie respiratorie, circolatorie, neurologiche, immunitarie e soprattutto di tumori. Dicono che sia perché questi termoinceneritori, per quanto tecnologicamente evoluti, disperdono nell’aria diossina e polveri sottili. Fanatici. Sovversivi. Retrogradi. Disfattisti. Qualunquisti.

Allora vado a vedere cosa scrivono e dicono questi contestatori (il 7 luglio al Gerbido qualcuno c’era, anche se pochi). Vado a vedere sul sito www.rifiutizerotorino.org, sui blog del popolo viola, sui gruppi facebook del Movimento 5 stelle. E lì trovo informazioni che immaginavo di trovare, trovo la conferma a quello di cui – lo ammetto, sono un po’ superficiale – ero già piuttosto convinto prima di informarmi. Chi contesta questo tipo di soluzione lo fa dati alla mano, propone soluzioni alternative, pone domande a cui di solito il folto esercito di quelli che sono a favore non sa o non vuole dare risposta.

Allora, colto all’istante dal senso di colpa che raramente mi abbandona e che questa volta si appoggia alla superficialità di cui sopra, vado a cercare informazioni anche sul sito di chi questo inceneritore lo ha progettato, voluto, promosso. Vado sul sito della TRM srl.

In home page trovo i numeri relativi alla quantità di rifiuti che verrà bruciata e all’energia prodotta. Poi mi leggo un po’ di storia della società in questione (ora è interamente di proprietà dei comuni interessati dal progetto). Poi mi leggo il codice etico e la mission.

Infine vado alla sezione delle FAQ, e spero di trovare le domande che mi ronzano in testa, che sono poi quelle che, in modo più articolato, fanno di solito i contestatori e che sono così riassumibili: c’è pericolo per la salute e per l’ambiente?

Alla domanda “produrrà diossina”, la risposta è: sì, poca ma ne produrrà.

Alla domanda “sarà pericoloso per la salute”, la risposta è: sì, ma poco; meno che respirare tanto gas di scarico dalla macchina.

Alla domanda “inquinerà”, la risposta è: sì, ma poco; e poi anche le industrie e le automobili inquinano.

Lo so, siete andati sulla sezione domande e risposte e non avete trovato esattamente le risposte che io ho riportato. Ma il significato, in sintesi è quello o no?

E poi mi sembra il minimo che si possa fare, riassumere e fare la versione in prosa di dichiarazioni che a me, sinceramente, più che tranquillizzare, fan venire voglia di cambiare città.

L’unico piccolo gesto che riesco a fare, essendo così difficile ottenere aria pulita, o meglio scelte politiche e amministrative che vadano nella direzione di avere aria, acqua e terra pulite, è perlomeno parlarne, e andare a vedere cosa c’è sotto le parole, i messaggi che vengono usati.

Se non si può dire che un termovalorizzatore non ha effetti nocivi sulla salute e sull’ambiente, bisogna proprio chiamarlo diversamente. E’ un impianto che brucia i rifiuti? Lo chiami inceneritore. Lo usi per scaldare le case e per fare luce? Lo chiami termoinceneritore o qualcosa di simile.

La valorizzazione la lascerei perdere. La valorizzazione la terrei buona per quelle iniziative che, come denunciano alcuni di quei perdigiorno contestatori citati prima, portano alcune città a raggiungere percentuali straordinarie di raccolta differenziata (60, 70, 80%), quando a Torino, per esempio, stiamo poco sopra il 40%.

Bisognerebbe inventare un bruciatore per le parole usate malamente, troppo o troppo poco: un verboinceneritore. O un verbovalorizzatore.

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