di Fulvia Stellato

Scrivo a voi nella speranza che possiate essere la giusta cassa di risonanza per far giungere questo messaggio ai destinatari. Sono una napoletana “vera”, innamorata della mia città a 360 gradi. Veleggio (ahimè!) verso i 65 anni e, a 12 anni, in un momento di grande difficoltà (avevo appena perso mio padre) ebbi la ventura di vedere la storica partita Italia Vs Germania, 4 a 3.

Cominciò così il mio grande amore per il calcio e, naturalmente, per la squadra della nostra città: il Napoli. “Croce e delizia”, “bello di fama e di sventura”, come l’Ulisse di Foscolo, il team calcistico che tanta parte occupa nei cuori di tutti i tifosi napoletani. Quest’anno la gioia sembra non aver mai fine anche se, nei primi tempi, ero lì molto sul “chi vive” ad aspettare il momento della disillusione: è successo troppe volte in passato!

Ma guardando come questi ragazzi sanno giocare, come si esprimono sul campo, la gioia si riempie di commozione. Non pensiate che sia esagerato: sono amante dell’arte a tutto tondo e come il Requiem di Mozart mi prende il cuore, così succede quando vedo giocare il nostro dream team: non vedo goal nulli dati per buoni, rigori sacrosanti negati o inesistenti concessi, vittorie striminzite o immeritata. Vedo gioco corale, collaborazione e rispetto reciproci, tattiche geniali insieme a giocate incredibili di fantastici solisti e tanto divertimento e voglia di giocare al calcio. Forza e bellezza. La grande bellezza.

Per questo non mi capacito che 600 tedeschi (mi dicono insieme a qualche cosiddetto italiano) siano venuti qui solo per mettere a ferro e fuoco una città. Cosa gli passava per la testa? Il popolo tedesco ci viene portato ad esempio di civiltà ad ogni piè sospinto: cosa ha fatto scattare in loro una sconfitta così chiara ed inequivocabile? Diceva il grande Eduardo: “A me me fa paura sule ‘o fesso!” a cui aggiungerei: “Quelli stranieri e quelli del posto” perché, spesso, alla fessaggine si accompagna l’inclinazione alla violenza. Non era proprio accettabile aver perso dal Napoli.

Carissimi Spalletti e giocatori della nostra squadra, sono una nonna tifosa e desidero ringraziarvi per quello che state facendo e per come lo state facendo. Questa squadra è talmente grande, che anche le pochissime sconfitte non sembrano altro che dei piccolissimi difetti che, invece di sminuirlo, accrescono il fascino di una bella donna.

Mi dispiace tanto per quello che subite negli stadi dei nostri carissimi “fratelli d’Italia”: gli striscioni, i cori e il resto. Nessuno di voi è napoletano, ma siete costretti a ingoiare la stessa medicina che a noi viene propinata da tanto tempo: oramai ci abbiamo fatto il callo anche perché, se butti fango sulle persone, sei tu il primo che si sporca le mani. Ed è quello che fanno costoro: infangano se stessi e le loro città.

Grazie. Dunque e se davvero si giungerà alla meta agognata, anche se non più in salute e con i movimenti impacciati, ci sarò anch’io a festeggiare per strada con la mia nipotina napoletana di tre anni convinta che Osi mandi a lei il bacio dopo ogni goal e i tre nipotini londinesi, tifosi sfegatati del Napoli come mia figlia. Dalle mie parti c’è, da secoli, un saluto affettuoso per i propri cari e io lo rivolgo a voi, con tutto il cuore: ‘A Madonna v’accumpagna!’.

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