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Si sottopongono alla “vampirizzazione del viso” per ringiovanire la pelle come Kim Kardashian: cinque donne contraggono l’Hiv

Questa tecnica promette di donare un aspetto più giovane e luminoso alla pelle, ma dietro l'allure hollywoodiana e le promesse di eterna giovinezza si nascondono insidie ben più pericolose

di F. Q.
Si sottopongono alla “vampirizzazione del viso” per ringiovanire la pelle come Kim Kardashian: cinque donne contraggono l’Hiv

In primis fu Kim Kardashian, nell’ormai lontano 2013, quindi Madonna, Gwyneth Paltrow e diverse altre celebrity: sono state loro a rendere il “vampire facial” uno dei trattamenti estetici più in voga del momento. Nota anche come PRP (plasma ricco di piastrine) o “vampirizzazione del viso” (poi capirete il perché, ndr), questa tecnica promette di donare un aspetto più giovane e luminoso alla pelle, sfruttando i poteri rigenerativi del sangue del paziente stesso. Ma dietro l’allure hollywoodiana e le promesse di eterna giovinezza, si nascondono insidie ben più pericolose. Il Centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) ha infatti accertato di recente come questo trattamento possa provocare la trasmissione dell’HIV attraverso gli aghi utilizzati. L’indagine è partita dopo che quattro donne che si erano sottoposte a un “vampire facial” presso un centro estetico di Albuquerque, nel Nuovo Messico, sono risultate positive all’HIV.

Come funziona la “vampirizzazione del viso”
La procedura, nota anche come terapia con Plasma Ricco di Piastrine (PRP), prevede il prelievo di sangue dal paziente, la separazione delle piastrine tramite centrifugazione e la loro reiniezione nel viso attraverso piccoli aghi. L’obiettivo è quello di ringiovanire la pelle grazie ai fattori di crescita rilasciati dalle piastrine. Nel dettaglio, attraverso l’uso di un dispositivo di centrifugazione, il sangue viene elaborato per isolare le piastrine, ricche di fattori di crescita vitali per la stimolazione delle cellule staminali. Questo concentrato, noto come PRP, viene quindi reintrodotto nel tessuto cutaneo mediante un sottile ago o applicato con una tecnica di microneedling, che crea minuscole perforazioni sulla pelle che fanno l’effetto “insanguinato” da cui il nome del trattamento. Questo processo non solo favorisce il rinnovamento cellulare, ma stimola anche la produzione di collagene, offrendo al viso un aspetto visibilmente ringiovanito e riducendo segni di invecchiamento. Inoltre, il PRP è impiegato in trattamenti contro la calvizie, grazie alla sua capacità di promuovere la ricrescita dei capelli, dimostrando così la sua versatilità e efficacia nei processi rigenerativi. Tuttavia, nel caso specifico, la mancata osservanza delle norme igieniche presso il centro estetico ha portato alla trasmissione dell’HIV alle quattro donne e al compagno di una di loro.

Le indagini
L’indagine condotta dal Dipartimento della Salute del New Mexico (NMDOH) in collaborazione con i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti ha rivelato pratiche illegali e violazioni gravissime delle norme igienico-sanitarie all’interno del centro: il centro estetico in questione riutilizzava attrezzature monouso e non seguiva le procedure di sterilizzazione necessarie. Durante le ispezioni, sono state trovate provette di sangue non etichettate, siringhe riutilizzate e conservate in modo inappropriato, e un’assenza di sistemi di sterilizzazione adeguati. La situazione ha portato alla chiusura del centro estetico e all’incriminazione del suo proprietario. È stata anche avviata un’indagine più ampia, contattando circa 200 ex clienti del centro per informarli dei potenziali rischi di infezione. Aghi monouso riutilizzati, sangue conservato in maniera impropria, assenza di sterilizzazione: un cocktail di negligenza e irresponsabilità che ha messo a repentaglio la salute di decine di persone. Tra cui i cinque sfortunati clienti, ora costretti ad affrontare la terribile realtà dell’HIV. Ma il caso del New Mexico non è un episodio isolato. Negli ultimi anni, si sono registrati altri casi di infezioni gravi, come l‘epatite B e l’epatite C, contratte a seguito di trattamenti estetici non sicuri. Un campanello d’allarme che ci spinge a riflettere sui rischi sottovalutati del “vampire facial” e sulla necessità di tutelare la salute pubblica.

I rischi
Perché il “lifting del vampiro”, pur utilizzando il sangue del paziente stesso, non è privo di pericoli?
In primis perché, anche se si tratta del proprio sangue, esiste comunque un piccolo rischio di reazioni allergiche alle piastrine. Poi l’iniezione di PRP può causare effetti collaterali come lividi, gonfiore, dolore e, in rari casi, danni permanenti alla pelle. E se la procedura non viene eseguita in modo sterile, c’è il rischio di infezioni nel punto di iniezione, oltre al fatto che il paziente può contrarre infezioni gravi come l’epatite B, l’epatite C o peggio, come nel caso del New Mexico, l’HIV.

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