Le Nazioni Unite invocano una “inchiesta credibile e indipendente” sulle fosse comuni scoperte a Khan Yunis, dove sono stati rinvenuti al momento 310 cadaveri seppelliti nell’area dell’ospedale Nasser. Un’inchiesta che si rende a questo punto necessaria dato che, ha rivelato il responsabile per i diritti umani dell’Onu, Volker Turk, citato dal Guardian, tra quelle vittime alcune erano state denudate o sono state trovate con le mani legate dietro alla schiena. Immagini che fanno pensare a crimini di guerra la cui responsabilità è ancora tutta da attribuire, mentre le Forze di Difesa Israeliane, che nella struttura hanno effettuato dei raid con le persone che sono state denudate, picchiate e umiliate, che sostengono di non essere coinvolte in alcuna uccisione di massa nell’ospedale di Khan Younis.

Turk si è detto “inorridito” dalla distruzione delle strutture sanitarie Nasser e al-Shifa, nella Striscia di Gaza, e dalle notizie sul denunciato ritrovamento di fosse comuni. Ha chiesto un’inchiesta indipendente, valida e trasparente: “Dato il clima prevalente di impunità, questa dovrebbe includere investigatori internazionali“, ha detto l’Alto commissario rilanciando la richiesta di un cessate il fuoco immediato con la liberazione degli ostaggi trattenuti nella Striscia di Gaza dall’attacco del 7 ottobre. Si tratta di notizie “estremamente preoccupanti” e che necessitano “ancora una volta” che “tutti questi siti vengano investigati a fondo”, ha dichiarato il portavoce della segreteria generale dell’Onu Stephane Dujarric. “È una ragione in più per sottolineare la necessità di un cessate il fuoco, per la fine del conflitto, perché abbiamo bisogno di un maggiore accesso per il personale umanitario, una maggiore protezione per gli ospedali. È necessario che gli ostaggi vengano liberati”.

Di contro, le Idf hanno negato qualsiasi coinvolgimento nel ritrovamento dei corpi all’interno di fosse comuni scavate nel complesso dell’ospedale di Khan Yunis. “L’affermazione secondo cui le Idf hanno seppellito i palestinesi è completamente priva di fondamento“, hanno dichiarato le forze israeliane. Le Idf hanno chiarito che durante l’operazione nell’area dell’ospedale Nasser sono stati esaminati i cadaveri sepolti dai palestinesi “come parte di uno sforzo per localizzare gli ostaggi“. L’esercito israeliano ha precisato di aver operato in “maniera mirata” all’interno del complesso ospedaliero, solo dove disponeva di informazioni sulla possibile presenza dei corpi degli ostaggi. “Gli esami sono stati effettuati in modo ordinato, rispettando la dignità del defunto e in modo rispettoso”, hanno aggiunto le forze israeliane evidenziando che i corpi sono stati “riportati al loro posto in modo ordinato e corretto”.

Intanto, una tendopoli è in allestimento vicino a Khan Yunis mentre si teme l’annunciata offensiva dell’esercito israeliano contro la città meridionale di Rafah. Foto satellitari di Planet Labs PBC, analizzate da Associated Press, mostrano l’inizio della costruzione di un complesso di tende già il 16 aprile appena a ovest di Khan Yunis. Le immagini scattate domenica scorsa dimostrano invece come la tendopoli sia cresciuta nel tempo. Per il Wall Street Journal, che cita funzionari egiziani, Israele si sta preparando così a spostare i civili a Khan Yunis e in altre aree dove prevede di allestire tende-ricovero, centri di distribuzione alimentare e strutture mediche come ospedali da campo. Secondo le fonti, l’operazione di evacuazione durerà due o tre settimane in coordinamento con Stati Uniti, Egitto e altri Paesi arabi come gli Emirati. Rafah ospita metà dei 2,3 milioni di abitanti della Striscia di Gaza: qui sono fuggiti in tanti durante la guerra. Gli Usa hanno ripetutamente affermato che qualsiasi operazione militare israeliana deve proteggere i civili.

Dalle Nazioni Unite, nello specifico dall’Agenzia per i rifugiati palestinesi (Unrwa) arriva anche un’altra accusa nei confronti di Israele: hanno definito una “goccia nell’oceano” la riapertura di quattro panifici nel nord di Gaza grazie al sostegno del Programma alimentare mondiale (Pam), affermando però che le autorità israeliane continuano a impedire ai convogli alimentari di raggiungere il nord della Striscia: “Abbiamo bisogno di un accesso sicuro e senza ostacoli. Le scorte di cibo sono una questione di vita o di morte”. Proprio l’agenzia dell’Onu è stata oggetto di critiche da parte degli Stati Uniti che chiedono “progressi reali” prima di ripristinare i fondi, come detto dal viceportavoce della Casa Bianca Andrew Bates. “I fondi americani all’Agenzia dell’Onu sono ancora sospesi”, ha aggiunto il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americana, John Kirby, ribadendo che l’amministrazione Biden “vuole vedere progressi reali prima di cambiare parere”.

A Tel Aviv c’è però chi le Nazioni Unite le ha messe nel mirino. Uno di questi è il ministro degli Esteri, Israel Katz, che torna ad attaccare il segretario generale Antonio Guterres. Questa volta l’accusa è addirittura quella di essere “al fianco degli stupratori e degli assassini di Hamas” per aver rifiutato di inserire il gruppo terroristico nella lista delle organizzazioni sospettate dalle Nazioni Unite di aver commesso atti violenti di natura sessuale durante il conflitto”. Guterres, sottolinea Katz, “ha rifiutato di riconoscere la responsabilità di Hamas per i gravi crimini sessuali menzionati nel rapporto Patten e di dichiararla un’organizzazione terroristica. Sono convinto che se i crimini del regime nazista venissero discussi durante il suo mandato, si rifiuterebbe di condannarli anche se i suoi interessi politici lo richiedessero. Guterres ha trasformato l’Onu in un’istituzione estremamente antisemita e anti-israeliana e il suo periodo in carica sarà ricordato come il più oscuro nella storia dell’organizzazione”.

E mentre la guerra prosegue, aumenta anche il bilancio delle vittime: sono 32 le persone uccise in attacchi israeliani nelle ultime 24 ore, il che porta a 34.183 il numero dei palestinesi uccisi nella Striscia dall’inizio del conflitto. È questo l’ultimo dato fornito dal ministero della Sanità della Striscia di Gaza, che riferisce anche di 59 feriti nelle ultime 24 ore e un bilancio complessivo di 77.143 feriti dall’inizio della guerra. Il ministero della Salute afferma anche che donne e bambini costituiscono circa i due terzi delle vittime.

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