Condannare Alessia Pifferi all’ergastolo. Alla fine di oltre 5 ore di requisitoria il pm di Milano Francesco De Tommasi ha chiesto il massimo della pena per la donna accusata di aver lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi abbandonata in casa da sola nell’estate del 2022. Durissima la ricostruzione degli ultimi giorni di vita della piccola fatta dal magistrato durante la requisitoria al processo che vede la 38enne accusata di omicidio volontario aggravato: la bimba, ha detto, ha “patito sofferenze atroci, terribili, che si è spenta lentamente all’esito di un processo di progressivo indebolimento delle funzioni vitali fino a perdere la vita”. E ancora: “Non aveva acqua e cibo a sufficienza per resistere”, ha chiarito, evocando “la paura, la fame e la sete che questa bambina ha avvertito”.

In mattinata la Corte d’assise presieduta dal giudice Ilio Mannucci Pacini aveva respinto la richiesta della difesa di integrare la perizia psichiatrica secondo cui è capace di intendere e volere con nuova documentazione: carte che, a detta del legale Alessia Pontenani, avrebbero dimostrato che già da bambina soffriva di “turbe psichiche e gravi ritardi cognitivi” dimostrati per esempio dal fatto che portava “il ciuccio a 11 anni”. De Tommasi aveva dato parere favorevole all’acquisizione dei documenti ma non all’integrazione della perizia, contestando la “correlazione” con i fatti contestati. Nella sua requisitoria il pm ha definito la donna “una persona lucida, che con strategia vuole ottenere un obiettivo e in questo caso vuole un beneficio in termini sanzionatori”. In generale “racconta bugie, le utilizza per eludere a suo modo gli ostacoli della propria esistenza, è una persona che ha tanti obiettivi egoistici e desideri insoddisfatti”. Lo scopo dell’omicidio, ha continuato il rappresentante dell’accusa, “era di divertirsi col suo compagno, di spassarsela coi suoi uomini, ora il suo scopo è di ottenere benefici“.

Per quale motivo, si è chiesto De Tommasi, “se lei non voleva uccidere, il 18 luglio 2022, quando torna col compagno a Milano da dove si è allontanata il 14 luglio, non passa” per vedere come sta la figlia “sola in casa con temperature altissime” e “solo con poca acqua e latte nel lettino?”. Pifferi, ha aggiunto il pm, ha detto anche su questo “l’ennesima bugia“, ha detto che temeva “la reazione del compagno”, ma a lui aveva già detto che la piccola “era al mare con la sorella”. In realtà “aveva paura che il compagno troncasse la relazione e voleva passare con lui più giorni possibili”. Pifferi, ha ribadito il pm, “ha avuto mille possibilità di salvare la vita a sua figlia“. Poi “ha studiato, congegnato tutto, ha capito come funzionano le contestazioni penali e ci viene a raccontare l’ennesima bugia perché spera che il suo comportamento possa essere considerato in modo diverso, perché possa avere degli elementi a favore”. Il pm ha descritto, in un passaggio della requisitoria, nei dettagli le condizioni “raccapriccianti” in cui è stata lasciata per quasi una settimana la piccola, che non poteva nemmeno muoversi dal letto.

Pifferi, nelle sue dichiarazioni spontanee in aula, ha sostenuto di stare “già pagando il mio ergastolo avendo perso la mia bambina”. In carcere “sono stata picchiata dalle detenute a San Vittore”, ha lamentato, “mi urlano ‘mostro’ o ‘assassina devi morire’, ma non ho mai pensato o premeditato che potesse accadere una cosa così terribile a mia figlia, non ho mai voluta ammazzarla, non mi è mai passato dalla testa di ammazzare mia figlia”, ha affermato. La 38enne è partita dall’”infanzia di bambina sempre isolata, senza amici” con “l’insegnante di sostegno” e ha parlato del padre che “aveva un carattere violento e spesso picchiava anche mia mamma e io assistevo a queste sceneggiate e ho subito – ha aggiunto – anche un abuso sessuale verso i 10 anni, ma non l’ho mai detto alla mia famiglia perché temevo di non essere creduta”. Ha fatto anche il nome della persona che avrebbe abusato di lei. “Mi hanno tolto da scuola mentre frequentavo un corso di operatrice sanitaria, perché dovevo accudire mia madre che stava male”. E ancora: “Io vivevo con pochissimi soldi. Tutti gli uomini che ho avuto mi prendevano in giro e giocavano con me”. Sull’arrivo di Diana ha ribadito: “Non sapevo di essere incinta ma l’ho accettata, per me Diana è stato il regalo più bello della mia vita”.

Ieri la sorella di Alessia Pifferi, Viviana, partecipando al programma La vita in diretta ha raccontato di aver “segnalato agli assistenti sociali una situazione in cui c’era bisogno di aiuto” ma “loro mi hanno risposto che dovevo andare io ad aiutarla“. E ancora: gli psicologi dell’ospedale, contattati dai medici che avevano visitato la piccola Diana portata da loro dalla nonna per una febbre alta, dissero che Pifferi “era lucida e attenta nei confronti della figlia”. Durante quei colloqui, ricostruisce Fanpage, la donna aveva raccontato di essere contenta della nascita di Diana e di avere “un compagno presente”, cosa poi smentita parlando con lo psichiatra che ha steso la perizia su di lei. Nella ricostruzione della sorella, le omissioni di Alessia Pifferi avrebbero tenuto lontani dalla verità gli psicologi e la famiglia. Lei e la madre si sono costituite parte civile nel processo.

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