Parafrasando Antonello Venditti, certe inchieste fanno dei giri immensi e poi ritornano. È il caso delle attenzioni della Procura di Salerno su Franco Alfieri. Perquisito nel maggio 2019, da ex sindaco di Agropoli, per vicende legate anche agli appalti di pubblica illuminazione della Dervit ad Agropoli. Perquisito di nuovo pochi giorni fa, da sindaco di Capaccio Paestum, per ipotesi di corruzione e turbativa d’asta ruotanti sui due appalti Dervit a Capaccio Paestum e Battipaglia. Benedetto Croce ci avrebbe scritto qualcosa. Anche perché, oggi come allora, il deluchiano di ferro Alfieri sta per approssimarsi ad una campagna elettorale. Nel 2019 alla conquista di Capaccio, oggi per la riconferma. Ed ora, sottolineando che l’indagine di cinque anni fa per concussione e voto di scambio con l’aggravante camorristica, causata dai collegamenti con l’imprenditore delle pompe funebri Roberto Squecco e il clan Marandino, è stata archiviata, spieghiamo cosa c’è nelle dieci pagine dell’ultimo decreto di perquisizione firmato dal pm Alessandro Di Vico e vistato dal procuratore Giuseppe Borrelli.

Le accuse, tutte da riscontrare, sono molto gravi. Alfieri avrebbe stretto un “patto corruttivo” con il coindagato Vittorio De Rosa, il rappresentante legale di Dervit. Impresa che “dopo essersi aggiudicata l’appalto afferente al comune di Battipaglia – si legge nel decreto – ha concesso in subappalto i relativi lavori alla Alfieri Impianti srl, società riconducibile alla famiglia del sindaco del comune di Capaccio Paestum, presso il quale, immediatamente dopo il consolidamento dei rapporti tra le due anzidette imprese, la Dervit spa si è aggiudicata un appalto del valore totale di € 2.200.000,00, partecipando ad una procedura ad evidenza pubblica connotata da una serie di rilevanti anomalie” .

Insomma, la vittoria della Dervit a Capaccio non sarebbe soltanto una coincidenza, ma una sorta di do ut des per il subappalto di Battipaglia, a spulciare le informative della Guardia di Finanza. Che evidenziano alcuni punti. Il primo è l’evidente riconducibilità della Alfieri Impianti srl alla famiglia di Mister Fritture: impresa “formalmente riferibile ai fratelli Elvira (indagata, ndr) e Domenico (non indagato, ndr) e alla figlia Tiziana (non indagata, ndr)”. Il secondo sono le tempistiche e le circostanze delle procedure di aggiudicazione. A Battipaglia ad aprile 2023 Dervit vince una gara da 2milioni e mezzo di euro per l’illuminazione pubblica, alla quale partecipano tutte le dieci ditte invitate. Alfieri Impianti ne ottiene quasi subito il subappalto e “a partire dal 10 agosto 23 (cioè esattamente 18 giorni prima della pubblicazione sul sito del Comune di Capaccio del disciplinare di gara…) e fino al 12.12.23 (dunque anche dopo l’aggiudicazione, da parte di Dervit, della menzionata gara)”, la Alfieri Impianti ha emesso fatture verso Dervit “per un totale di 438.045,09 €, la maggior parte aventi ad oggetto lavori di subappalto e/o subaffidamento commissionati dalla Dervit Spa per ‘lavori di manutenzione straordinaria relativi al rifacimento di impianti di pubblica illuminazione del Comune di Battipaglia’”.

A Capaccio invece la gara per l’illuminazione pubblica appare sul sito web istituzionale il 28 agosto 2023, l’appalto è di 2.200.000 euro, le ditte invitate sono sempre dieci. Ma, sorpresa: ne partecipa solo una. La Dervit. Vincente per abbandono delle concorrenti. Per gli investigatori tutto ciò “appare assolutamente singolare (…) specie se quell’impresa è la stessa che, pochi giorni prima della indizione della gara, ha concesso in subappalto, alla società riconducibile alla famiglia del sindaco di Capaccio Paestum, lavori per centinaia di migliaia di euro… In virtù di tali convergenze, è lecito ipotizzare che il subappalto concesso alla società di fatto riconducibile ad Alfieri… si configuri alla stregua di un ‘corrispettivo illecito’”. Gli indagati noti sono sei. Oltre ad Alfieri, De Rosa e la sorella del sindaco, i primi due accusati di corruzione e turbativa, la terza solo di corruzione, ci sono lo staffista del primo cittadino Andrea Campanile (corruzione e turbativa), il responsabile unico del procedimento di gara Carmine Greco (turbativa) e un uomo di Dervit, Alfonso D’Auria (turbativa). Ce n’è sicuramente un settimo, per corruzione, ma il suo nome è coperto da un omissis.

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