“L’abolizione del reato di abuso d’ufficio? Cancellare l’articolo 323 anche per un solo giorno dal codice penale significa creare una sacca di impunità assoluta per tutti i comportamenti commessi prima e dopo. Tra qualche mese o tra qualche anno, saremo costretti a reintrodurlo perché non si può fare a meno di questa disposizione, come tutti sanno perfettamente”. Sono le parole pronunciate ai microfoni de L’Italia s’è desta (Radio Cusano Campus) dal magistrato Alfonso Sabella, a proposito della cancellazione del reato di abuso d’ufficio prevista dal ddl Nordio.

Sabella menziona la convenzione Onu di Merida: “I trattati europei che abbiamo sottoscritto ci impongono di punire questi comportamenti. Se noi decidiamo di non farlo, prima o poi, per non incorrere in infrazioni, saremo costretti a reintrodurre il reato. E nel frattempo cosa avremo determinato? Una sacca di impunità enorme e infinita, perché in virtù dell’abolitio criminis ci sarà la cancellazione di tutte le condanne che ci sono state. Questa abrogazione del reato di abuso d’ufficio sic e simpliciter è devastante per l’ordinamento”.

Il magistrato spiega: “Oltre alla parte giuridica, c’è poi la parte più grave: quella sociale e politica. La norma dell’abuso d’ufficio, che è sempre stata presente nel nostro ordinamento con diverse sfaccettature, seppure con limiti sempre più ristretti, è una norma che ha un’efficacia deterrente. Faccio un esempio banalissimo: sono un funzionario preposto all’assegnazione delle case popolari e nella graduatoria, al 45mo posto, c’è mio cugino – continua – Con l’abolizione dell’abuso d’ufficio, io potrei assegnare la casa tranquillamente a mio cugino senza commettere alcun reato. Quelli che nella graduatoria sono prima di mio cugino dovranno fare il ricorso al Tar. Ma se oggi con 2 euro posso prendere un autobus per sporgere denuncia alla prima caserma dei carabinieri, con la cancellazione dell’abuso d’ufficio mi serviranno 5mila euro per pagare l’avvocato che mi faccia il ricorso al Tar”.

Sabella poi sottolinea: “In definitiva, stiamo legittimando l’abuso di potere. Domani ci sarà un presidente di Regione o un ministro dell’Economia che, invece di andare sulla base dei criteri automatici previsti dalle disposizioni, prenderà e trasferirà ai sindaci del suo schieramento politico più risorse e agli altri non darà niente. Oggi non lo fanno, ma domani lo potranno fare tranquillamente. E non solo: in tutto questo c’è l’effetto deterrente della norma che ha frenato tanti comportamenti da marchese del Grillo. Oggi invece diamo il via libera a quei comportamenti”.

E aggiunge: “I danni devastanti che ha provocato la riforma Cartabia nel sistema penale li vedremo tra poco: io facevo 600 sentenze l’anno, oggi non riesco a farne più di 200 e lavoro più di prima. Non parliamo poi dei sistemi tecnologici da Terzo Mondo che abbiamo nelle Aule, delle condizioni in cui lavoriamo, delle aberrazioni delle udienze pre-dibattimentali totalmente inutili – prosegue – che hanno intasato i ruoli. Nessuno li affronta. Non si lavora per ridurre i tempi della giustizia, ma per cancellare l’abuso d’ufficio, che riguarda una trentina di processi all’anno, per dare la stretta sulle intercettazioni e per la separazione delle carriere. Ma i ministri dovrebbero sapere che i problemi della giustizia sono ben altri”.

Il magistrato, infine, si pronuncia sul numero basso di condanne per abuso d’ufficio (su 5400 provvedimenti, nel 2023 ci sono state 9 condanne): “Ma pensate che abolendo l’abuso d’ufficio spariscano le denunce? Quelle sono le denunce dei cittadini, i cittadini le fanno inevitabilmente e il pm deve iscrivere al registro degli indagati e archiviare il 95% dei casi. Non arrivano nemmeno al gip. Ma non possiamo possiamo tappare la bocca ai cittadini dicendogli di non denunciare se ritengono di aver subito un torto dalla Pubblica Amministrazione”.

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