“Il nuovo Patto di Stabilità è un compromesso” chiarisce il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione in Commissione Bilancio della Camera. Il ministro spiega che ogni paese ha voluto inserire alcune norme specifiche, sotto la minaccia del potere di veto attribuito a ciascun governo. Quello che ne è risultato è un sistema di regole “complicato e mobile”, ossia con parametri in perenne evoluzione in base agli aggiornamenti previsionali, che rischia di diventare pro – ciclico. Ovvero che spinge l’economia nelle fasi di crescita e la frena in quelle recessive. Sul Patto di stabilità e di crescita “l’onorevole Guerra mi dice che rispetto alla proposta iniziale della commissione abbiamo fatto un passo indietro. La mia risposta è probabilmente sì”, ha affermato il ministro.

“C’è poco da festeggiare”, ammette quindi Giorgetti che tuttavia rivendica il contributo italiano. “Gran parte dei paesi hanno rifiutato la regola del golden rule (ossia che permette di escludere alcuni investimenti dal calcolo di deficit e debito, ndr) e infatti questa regola non c’è. Però noi siamo riusciti a far sì che almeno le spese del Pnrr siano coperte da questa eccezione”, ha spiegato il ministro. “Abbiamo anche ottenuto un allungamento, da 4 a 7 anni, dei termini per correggere i conti per coloro che rispettano la tabella di marcia relativa a riforme e investimenti indicate nel Pnrr”, aggiunge Giorgetti

Infine, ricorda, non è da sottovalutare la possibilità di non conteggiare l’aumento delle spese in interessi, dovute agli aumenti dei tassi per i paesi che vengono sottoposti al percorso di rientro di deficit e debito eccessivo, “Un aggravio di spesa che, per l’Italia, avrà un’ onda lunga per i prossimi 4 o 5 anni”. Il nuovo Patto sarà pienamente in vigore solo dal 2025 e non è detto che il Parlamento europeo non apporti qualche correzione, nel frattempo sarà in vigore un sistema misto. Alla luce dei dati attuali, ha precisato il ministro, “non c’è la necessità di manovre correttive”. “Quello che posso dire è che le previsioni del governo con i documenti programmatici sono coerenti con quello che è previsto dal nuovo Patto di stabilità, non sono previste manovre aggiuntive”.

La discussione sul nuovo Patto di stabilità “è viziata dall’allucinazione psichedelica degli ultimi quattro anni, dove abbiamo pensato che lo scostamento si poteva fare e il debito si poteva fare”, ha affermato ancora Giorgetti, dicendo che “il problema non è l’austerità, è la disciplina per chi fa politica di prendere decisioni e attuarle anche se sono impopolari”. Il ministro ha poi osservato che un veto avrebbe portato a “tornare a regole molto peggiori di quelle che il governo si troverà nei prossimi mesi”.

Il titolare dell’Economia si è detto anche preoccupato dall’andamento della spesa per il superbonus edilizio. “Io ho i dati degli ultimi mesi” sul superbonus, che vanno peggio rispetto a quelli previsti dalla Nadef. Poi il Parlamento deciderà, io so quale è il limite che posso fare e che proporrò in Cdm e oltre al quale non si potrà andare. “Questa – ha proseguito – è la realtà dei numeri di una norma fatta in un momento eccezionale che purtroppo ha degli effetti radioattivi, è come una centrale nucleare che fa effetti che non riusciamo a gestire”.

L’altro tema scottante è la mancata ratifica italiana della riforma del Mes, il fondo salva Stati. L’Italia è l’unico paese Ue a non aver accettato le nuove regole. Sul Mes, ha spiegato il ministro, “prima di tutto io non ho mai detto né in Parlamento, né in Europa, né in nessuna altra sede che l’Italia lo avrebbe ratificato. Ho letto cose assurde, assolutamente false e vi prego di prenderne atto. Dopo quattro rinvii ho detto che una decisione il Parlamento per serietà avrebbe dovuta prenderla”. “Non c’è stato nessun fallo di reazione per il Patto di stabilità, ma la presa d’atto che per quanto riguarda Unione bancaria, mercato dei capitali, assicurazione sui depositi purtroppo di progressi a livello europeo non se ne fanno, dico purtroppo perché il tutto si tiene”, ha poi replicato Giorgetti..

Giorgetti dunque ha aggiunto che “Il Parlamento sovrano ha votato e ha votato come avevo anticipato in sede europea dove ho sempre detto” che gran parte del Parlamento era contraria e “l’esito sarebbe stato inevitabilmente questo”. “Il Mes non è né la causa né la soluzione del nostro problema che si chiama debito. Avete capito?”, dice Giorgetti, in commissione Bilancio. “Dobbiamo concentrarci sul fatto che il debito in particolare quando costa ed è oneroso deve essere tenuto sotto controllo altrimenti il Paese non ce la fa. O ce la fa mantenendo la rendita, come direbbe qualche vecchio marxista, e non premiando chi fa produzione, chi lavora e chi intraprende, che è la missione del governo”.

Reazioni – “Il Ministro Giorgetti ammette la responsabilità di un accordo al ribasso sul Patto di Stabilità. La valutazione del Pd è chiara. Si peggiora la proposta della Commissione, danneggiando gravemente l’Italia. Il Governo mostra di non avere nessun peso e autorevolezza in Ue”, dichiara Piero De Luca, dell’ufficio di presidenza del gruppo Pd alla Camera.

“Qui l’unica allucinazione psichedelica, per usare l’immagine del ministro Giorgetti, è quella rifilata al Paese dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro stesso. Ad ascoltare la testuali parole del titolare dell’economia, oggi abbiamo avuto la prova provata che per lo stesso Giorgetti: “Il nuovo Patto di stabilità – ha detto – è un passo indietro rispetto alla proposta iniziale della Commissione, perché sono state introdotte tantissime clausole per richieste di diverse paese. Siamo di fronte a un catastrofico fallimento della strategia negoziale europea del Governo”, comunicano in una nota i componenti M5S della Commissione bilancio della Camera. Secondo Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva quella di Giorgetti è “Un’operazione maldestra, che rende il vice di Salvini, sempre più un notaio che redige atti che vengono da altri, sia a Bruxelles che a Roma. Una mesta figura che ottiene il solo risultato di indebolire sempre di più l’Italia”, conclude.

“Altro che dimissioni, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, merita il plauso per chiarezza e, soprattutto, alto senso delle istituzioni. Il titolare del Mef, a differenza dei suoi predecessori, è venuto in commissione Bilancio all’inizio del dibattito sulla manovra, senza sottrarsi ad alcuna domanda e stoppando l’inutile polemica messa in scena in questi giorni dalla sinistra sul patto di stabilità e sul Mes”, così Ylenja Lucaselli, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Bilancio della Camera.

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