Al centro di via Corelli di Milano i migranti non potevano contare su nulla e in alcuni casi non gli è stata garantita neanche una visita medica. Questo perché i servizi “pattuiti” dalla società che aveva vinto l’appalto per la gestione con la prefettura di Milano, presentando un progetto con tutti i crismi, erano inesistenti o comunque insufficienti. Alla base dell’indagine sulla gestione del centro di permanenza per il rimpatrio c’è quindi la frode ipotizzata dal pm di Milano, Paolo Storari, che oggi ha ordinato una ispezione del centro affidata agli uomini della Guardia di finanza. Ma allo stesso tempo c’è l’evidenza di condizioni ai limiti della vivibilità in un luogo destinato a persone di fatto detenute e che non potevano contare neanche sull’assistenza minima. In passato il centro via Corelli è stato una struttura di identificazione e espulsione e molte organizzazioni lo hanno considerato una sorta di “lager”. Nel 2018 fu chiuso proprio per diventare centro di permanenza per il rimpatrio.

I servizi previsti? “Assenti o carenti” – Nel registro degli indagati sono stati iscritti l’amministratore di fatto e quella di diritto della Martinina srl, Alessandro Forlenza e Consiglia Caruso e la società stessa. A Caruso, 73 anni, (amministratrice della società) e al figlio 40enne Forlenza (amministratore di fatto della srl) vengono contestati “espedienti maliziosi e ingannevoli” per far apparire l’appalto “conforme agli obblighi”. Le quote della società risultano riferibili alla moglie di Forlenza che non è indagata.

Il pm presente ha chiesto di videofilmare le attività, perquisizioni e acquisizioni di documentazione. Lungo il campo di imputazione che contesta agli indagati in concorso di “simulare” la presenza di servizi come previsti dall’appalto. E invece stando alla procura: il servizio di mediazione culturale e linguistica era “assente” o “deficitario”, come il presidio sanitario per cui era prevista la presenza costante di medici e infermieri. Le visite specialistiche per i migranti all’interno del centro: e così una persona con piede fratturato non avrebbe potuto effettuare una visita “per il rifiuto del gestore di pagare” o in un altro caso non sarebbe stata effettuata una gastroscopia perché non veniva pagato il ticket”. La procura contesta anche la mancanza di medicinali, ma anche la carenza delle visite di idoneità per cui sarebbero stati considerati idonei “affetti da epilessia, epatite, tumore al cervello, patologie psichiatriche, tossicodipendenti”. “Largamente insufficiente” anche il servizio di ausilio psicologico/psichiatrico con personale che non conosceva le lingue parlate dagli stranieri. Assente il servizio legale, assente il servizio per l’organizzazione di attività ricreative sociali e religiose, assenti i luoghi di culto.

Bagni in “condizioni vergognose”, documenti falsi per l’appalto – Ma non solo. Secondo la procura cibo spacciato e offerto come biologico sarebbe stato “maleodorante, avariato, scaduto”. Secondo un testimone, sentito dagli inquirenti, “anche la pulizia lasciava a desiderare: i bagni erano in condizioni vergognose e le camerate erano sporche. L’unica pulizia che veniva fatta era per le parti comuni e anche un po’ all’acqua di rose”. Gli indagati avevano anche pattuito un gestionale dove poter approntare schede anagrafiche, mediche, sociali e psicologiche. Nonché richieste di asilo, ricoveri, visite specialistiche. Infine, si legge nel capo di imputazione, “quasi la totalità dei dipendenti del Cpr” hanno segnalato di mancati pagamenti del Tfr, dello stipendio e pagamento dopo 60 giorni. Infine secondo per aggiudicarsi l’appalto, completamente disatteso secondo gli inquirenti, i due indagati avrebbero fornito documenti falsi e con firme apocrife dei vari protocolli che avrebbero dovuto permettere l’adempimento degli appalti. Alla sola Caruso viene contestata la turbata libertà degli incanti per aver presentato documenti falsi, secondo gli inquirenti, per vincere l’appalto per la gestione e il funzionamento del centro. Il centro secondo quanto avevano prospettato gli indagati sarebbe stato fornito un distributore automatico con istruzioni operative in cinque lingue per sigarette e ricariche telefoniche oppure snack e bevande con listini preferenziali. I pm, Paolo Storari e Giovanna Cavalleri, e i militari della Finanza hanno acquisito delle cartelle cliniche e della documentazione sanitaria dei migranti trattenuti nel Cpr.

Due settimane fa un’inchiesta giornalistica di Altreconomia ha reso note discordanze “tra quanto scritto nei documenti e la realtà nella struttura di reclusione” e la presunta non veridicità di alcuni degli accordi stretti con associazioni e Ong per migliorare la vita dei trattenuti. L’avvocato Nicola Datena dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) aveva commentato che “risulta evidente l’assenza di servizi all’interno del centro oltre che palesi incongruenze negli atti e nei documenti versati nella gara di appalto”.

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