Era una partita da dentro fuori. E la sliding door europea del Milan si è chiusa dal lato sbagliato. In quei dieci minuti iniziali, e quel doppio rigore sbagliato da Giroud, segnato da Reus, che avrebbero potuto cambiare la storia della gara. Ma anche in tanti altri, piccoli e grandi e episodi girati sempre a sfavore. Troppi però perché possa essere un caso. Il Milan perde 3-1 in casa contro il Borussia Dortmund, probabilmente saluta la Champions League e forse anche l’Europa. A una giornata dal termine è ultima nel girone.

I rossoneri sono stati traditi soprattutto da sé stessi. Dai suoi uomini più carismatici e rappresentativi, Giroud che ha fallito il rigore e Maignan che ha sulla coscienza il terzo gol (e in parte il secondo). Dalla voglia di vincere a tutti i costi una sfida decisiva, d’accordo, ma che in fondo anche pareggiare non sarebbe stato così male, se non altro per lasciarsi aperto uno spiraglio e giocarsi tutto all’ultima contro il Newcastle. E poi dall’assenza di Leao, troppo pesante in una serata così per non pagarla. La partita è stata anche divertente, spettacolare, tante occasioni e ribaltamenti di fronte, da una parte e dall’altra. Ma, per quanto volenterosa, è stata anche molto modesta nei contenuti rossoneri: reparti sfilacciati, ritmo basso e intermittente, possesso palla sterile, errori marchiani in difesa. Davvero poco per l’Europa che conta.

L’unico rimpianto è forse proprio in quell’inizio brillante che porta subito al rigore che poteva scrivere un’altra storia: mano di Schlotterbeck su Chukwueze, dal dischetto Giroud calcia male. Fa ancora peggio Calabria subito dopo, falciando ingenuamente Bynoe-Gittens in area. È ancora rigore e stavolta Reus è perfetto. Il Milan era partito fortissimo e si ritrova in svantaggio. Il contraccolpo è inevitabile. I rossoneri escono dalla partita, poi provano a rientrarci, senza troppa convinzione. La manovra è farraginosa e lascia tanto campo da difendere alle spalle di Tomori e compagni. L’impressione è che i tedeschi possano affondare il colpo ma è nel momento più difficile che il Milan trova l’uomo più insperato: Chukwueze, oggetto misterioso di questi primi mesi di stagione, già ad un passo dall’essere bollato come bidone, fa vedere perché la società lo ha pagato quasi 30 milioni in estate, inventandosi il pareggio dal nulla. Dribbling secco sul lato corto e mancino all’angolino.

Questo è l’altro momento di rimpianto rossonero, ma in realtà dura poco. L’inerzia positiva viene interrotta dall’intervallo e poi a inizio ripresa dall’ennesimo infortunio, stavolta di Thiaw: Krunic difensore centrale è la fotografia dell’emergenza. E non è un caso che poco dopo il Milan affondi: il solito Bynoe-Gittens sfrutta una serie di movimenti sbagliati a catena e anche una leggera incertezza di Maignan. È proprio una papera del portiere, invece, quella dell’1-3 sul destro centrale di Adeyemi, al termine della solita azione che trova impreparata la difesa rossonera sul lato di Calabria.

È il macigno finale, sulla partita e probabilmente sulle speranze di qualificazione. Non le riaccende nemmeno il palo di testa di Jovic, ma anche Fullkrug spacca la traversa, per quello che sarebbe stato il poker tedesco e un passivo quasi umiliante. La matematica non condanna il Milan, il buon senso sì: per passare bisogna vincere a Newcastle, e sperare però che il Paris Saint-Germain non vinca a Dortmund, contro un Borussia già qualificato e certo del primo posto. Già finire terzi e salvare l’Europa League sarebbe un mezzo trionfo. Ammesso che interessi ai rossoneri.

Twitter: @lVendemiale

La prima versione di questo articolo è stata pubblicata con un titolo sbagliato. Ce ne scusiamo con i lettori

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