di Stefano Lenzi*

Le politiche green sono al palo in Italia. La Manovra 2024, all’esame del Senato, segna una battuta d’arresto per il nostro Paese nel percorso per la decarbonizzazione (verso la neutralità climatica al 2050), la conservazione della biodiversità (30% di aree terrestri e marine tutelate entro il 2030), lo sviluppo sostenibile (attuazione della Strategia nazionale al 2030, da poco approvata). Per colmare questo gap abbiamo proposto un pacchetto di 11 misure per la transizione ecologica, coerente con il Green Deal europeo e per un’Italia capace di futuro.

È una manovra povera, con scarse risorse per gli investimenti, completamente sbilanciata, come rilevato dalla Corte dei Conti, nel finanziare con ben 11,6 miliardi di euro (dal 2024 al 2032) un progetto quale il ponte sullo Stretto di Messina con impatti limitati sul sistema economico (sempre la Corte). Un progetto che ancora non è suffragato da certezze sui costi (nel DEF la stima è di 14,6 miliardi), da un piano economico-finanziario, da una valutazione di impatto ambientale positiva, da conferme sulla sua fattibilità tecnica in un’area ad elevato rischio sismico.

Alle politiche ambientali, nel disegno di legge di bilancio, vanno le elemosine: da una nostra analisi sulle tabelle (Tab. 2, Ministero Economia e delle Finanze e Tab. 9, Ministero dell’Ambiente) del disegno di legge di bilancio emerge che alle aree protette, asse portante della tutela della biodiversità, viene destinato lo 0,5% (118 milioni di euro) del totale della manovra, mentre allo sviluppo sostenibile va lo 0,1% (42 milioni di euro). Eppure, rilevanti risorse certe per la conversione dell’apparato produttivo e per la transizione verde potrebbero essere ricavate dai 14,5 miliardi (circa un miliardo in più rispetto alle previsioni del 2020) destinati, nell’ambito dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD), alle fonti fossili (FFS), misura del tutto incompatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi che l’Italia deve rispettare.

Ecco il pacchetto di emendamenti predisposto dal WWF.

Clima e energia
Fondo emissioni zero – Con un taglio del 50%, 7 miliardi di euro, degli FFS, il WWF propone di istituire un Fondo emissioni zero per orientare il sistema produttivo nel senso dell’economia circolare, produzione energetica da fonti rinnovabili, giusta transizione.
Favorire la transizione verde – Con una modifica dell’art. 55 della manovra, il WWF propone una nuova misura di garanzia gestita da SACE nei settori delle infrastrutture anche sociali, dei servizi pubblici locali, dell’industria per favorire processi di transizione verso un’economia a carbonio zero.
Fondo per il Clima – Con la soppressione del comma 17 dell’art. 88 della manovra, il WWF chiede che non vengano tagliati 280 milioni l’anno (da 1,120 mld di euro a 840 mln) del Fondo per il clima, per non depotenziare uno strumento indispensabile per conseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Sostenibilità
Plastic Tax – Con la soppressione del comma 1 dell’art. 11 della manovra, il WWF chiede che venga cancellata la proroga di ulteriori sei mesi (sino al prossimo luglio) dell’efficacia del tributo sul consumo dei manufatti in plastica monouso, che avrebbe effetti positivi sulla prevenzione e sulla riduzione dell’impatto sull’ambiente.

Infrastrutture
Ponte sullo Stretto di Messina – Con la cancellazione del comma 1 dell’art. 56 della manovra, il WWF chiede di sopprimere tutte le disposizioni (dalle misure ricomprese nella legge di Bilancio 2023 e nei decreti legge 35/2023 e 104/2023), alla base del rilancio del ponte sullo Stretto di Messina.
Fondo per ecodotti – Con l’istituzione di un Fondo di 15 milioni di euro l’anno per la realizzazione di ecodotti per il passaggio degli animali, il WWF intende favorire la connettività ecologico territoriale e la permeabilità delle infrastrutture ferroviarie.

Rischio idrogeologico
Interventi integrati – Con la creazione di un Fondo la realizzazione degli interventi integrati per ridurre il rischio idrogeologico e per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità (previsti dal decreto legge n. 133/2014), il WWF chiede di destinare 500 milioni di euro nel 2024 per conseguire l’obiettivo nazionale di 1.500 km di fiumi rinaturalizzati entro il 2030.

Agricoltura biologica
Rimodulazione aliquote IVA – Con la rimodulazione delle aliquote IVA dal 10% al 22% per erbicidi, insetticidi e fungicidi e dal 4% al 22% per i fertilizzanti, il WWF intende incentivare l’uso di prodotti e fertilizzanti che siano ammessi anche in agricoltura biologica.
Credito di imposta – Con la proposta di un credito di imposta per l’imprese biologiche, il WWF chiede di sostenere gli operatori che vogliono certificare in agricoltura biologica la loro superficie agricola utilizzata in agricoltura biologica.
Fondo per mamme e bebè – Con il Fondo per l’incentivo al consumo di prodotti biologici certificati per le donne in stato di gravidanza e i bambini sino a 3 anni, dotato di 100 milioni di euro nel 2024, il WWF intende mettere a disposizione uno strumento per la prevenzione di malattie croniche, connesse all’assunzione di alimenti contenenti di residui di prodotti chimici di sintesi

Non è più il tempo del negazionismo o del green washing, si deve traghettare il Paese verso la transizione ecologica per arginare le emissioni climalteranti e invertire la curva della perdita della biodiversità. Se il governo si attarda proprio nella redazione della Manovra, con cui si definiscono le priorità di spesa dello Stato, ad avallare un’operazione di rimozione della centralità della questione ambientale, le retroazioni dei sistemi naturali presenteranno, purtroppo, il conto.

* responsabile Ufficio relazioni istituzionali WWF Italia

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