La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen fa partire il cronometro. “L’anno prossimo torneremo al meccanismo regolare” della governance economica, “la clausola di salvaguardia finirà e ci sarà una transizione verso la gestione regolare, con ad esempio la questione della procedura per i disavanzi eccessivi”, ha confermato oggi von der Leyen, in conferenza stampa al termine della prima giornata di lavori del vertice Ue. “E’ molto difficile dire che tipo di requisiti” sul debito pubblico “si troveranno ad affrontare gli Stati membri finché non si sarà conclusa la discussione” sulle nuove regole del Patto di stabilità, ha aggiunto. Pur provando a fissare una tempistica la presidente dice poco sulle modalità con cui torneranno in vigore le abituali regole del Patto che erano state sospese per consentire agli Stati membri di mobilitare risorse straordinarie al fine di fronteggiare la pandemia.

Ora questo regime straordinario si avvicina a conclusione e torneranno i noti vincoli per deficit (che non deve superare il 3% del Prodotto interno lordo) e debito che dovrebbe rimanere al 60% del Pil o intraprendere un sentiero di riduzione verso questa soglia (come nel caso italiano e ormai di gran parte dei paesi Ue). Nel frattempo però gli stati dell’Unione sono al lavoro per riformare queste regole che hanno mostrato una certa rigidità (“stupidità”, disse l’ex presidente della Commissione Romano Prodi) di fronte al mutare delle condizioni economiche finendo per avere un effetto peggiorativo nelle fasi di recessione.

Naturalmente tra i diversi paesi non vi è pieno accordo in particolare per quel che concerne il conteggio degli investimenti destinati ad alcune voci (ad esempio la transizione verde) ai fini del calcolo dei disavanzi. Italia e in modo solo un poco più sfumato Francia spingono per una soluzione più morbida, Germania e “satelliti” sono più attente al rigore dei conti. In attesa che la riforma diventi operativa, come conferma von der Leyen, ci sarà un regime transitorio, che non dispiace all’Italia, sebbene anche qui la partita sulla minore o maggiore rigidità delle regole temporanee è da giocare. Giovedì la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde è tornata a chiedere un’accelerazione. La riforma del patto Ue “dovrebbe essere completata entro la fine dell’anno“, ha affermato nella conferenza stampa al termine della riunione del board secondo cui occorre accelerare anche “il mercato unico dei capitali”.

“È difficile che una proposta sulla riforma del Patto arrivi già all’Ecofin del 9 novembre, come indicato dalla presidenza spagnola al termine della riunione a Lussemburgo”, fanno però sapere fonti Ue. “Nulla è impossibile, ma la tempistica sarebbe ambiziosa“, dice una persona a conoscenza della trattativa. Sulla riforma del Patto di stabilità “c’è ancora molto lavoro da fare. Ci sarà ancora molto da discutere, le posizioni non si sono ancora avvicinate, né da una parte né dall’altra“, spiega il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

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