Avete presente quando tutti, e proprio tutti, parlano bene e con entusiasmo di un film che già dall’annuncio dell’inizio di riprese voi sentivate di detestare e che avevate giurato mai avreste visto? Il più delle volte ci si sente indignati, infastiditi o se non altro straniti dal fatto che gli altri esseri umani attorno a voi, e che magari sono gli stessi con cui per anni avete condiviso giudizi al miele o al vetriolo sulle opere cinematografiche di questo o quel regista, di colpo si entusiasmino per qualcosa che voi ritenete (pur senza averlo visto) uno spreco di denaro per chi lo ha prodotto e di tempo per quegli sprovveduti che sono andati al cinema a vederlo.

Ecco, a me è capitato diverse volte e, con la rinomata cocciutaggine sarda che mi caratterizza sin dai primi vagiti, fino ad oggi ero sempre riuscito a tenere fede al probabilmente sbagliatissimo pregiudizio di cui vi dicevo.

Ci sono riuscito fino a quando nei cinema non è arrivato Barbie, il film con protagonisti Margot Robbie e Ryan Gosling. Avendo amato alla follia l’interpretazione intensa e drammatica (nel migliore dei sensi semantici possibili) che Robbie fece della discussa e discutibile pattinatrice Tonya Harding nel film Tonya (pellicola grazie alla quale nel 2018 la nostra Margot fu anche candidata all’Oscar) trovavo insensata la scelta di piegarsi ad un film dichiaratamente da cassetta o da Blockbuster – direbbero quelli nati come me nell’epoca in cui esistevano ancora i videoregistratori.

Eppure attorno a me l’entusiasmo cresceva. Anche molto vicino a me, in casa mia. Fra i miei figli. Che, un pomeriggio di fine estate, convinsero me e mia moglie ad andare a vedere tutti assieme Barbie. In effetti io e lei fummo ben felici di fare un pomeriggio tutti assieme (cosa sempre più difficile da che i nostri figli si sono trasformati in adolescenti) e acconsentimmo senza troppe proteste. Arrivato in sala con il conforto psicologico di una confezione maxi di caramelle gommose, sprofondai nella poltrona pronto ad annoiarmi per due ore o poco meno.

Errore. Non ditelo troppo in giro, ma mi sono divertito. Barbie è un film tutt’altro che dozzinale se lo si legge fra le righe e al netto di una serie di soluzioni stilistiche che strizzano l’occhio ai più piccoli (e al mondo dei fu Blockbuster) ci si può vedere con occhi diversi. Ci sono scene, come quella del consiglio di amministrazione della fabbrica che produce le Barbie, che andrebbero proiettate nelle scuole perché, col registro dell’ironia, raccontano la disparità di trattamento e di genere molto meglio di tanti affollati e polverosi convegni.

La Barbie mania è scoppiata anche in casa Polo; si ascoltano le musiche della colonna sonora, si fanno scommesse su quante e quali nomination agli Oscar (e magari premi) vincerà la pellicola e, addirittura, c’è chi ha sostituito la propria foto profilo sui social con quella segnaletica di Ken!

Barbie può raccontare molto di più rispetto al mondo rosa confetto cui la associamo e ben vengano anche altre iniziative legate a questo strano personaggio, come quella di Boomerang+1 (Canale 610 di Sky) che dall’8 al 15 ottobre manderà in onda una programmazione speciale dedicata alle serie animate e i TV movie che vedono al centro Barbie, le sue affezionate sorelle e i loro amici con tanti episodi tratti da Barbie Dreamhouse adventures, Barbie siamo in due e la nuovissima serie Barbie – un tocco di magia.

Ahhh, avrei dovuto fidarmi della brava Margot. A questo punto temo di dover recuperare (con occhio onesto) persino i cinepanettoni degli anni 90 e 2000. Fosse mai che nascondano anche loro un messaggio per me.

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