Salvate Benito, la giraffa importata senza scrupoli in un parco messicano, che vive sola in un recinto lillipuziano. È stata la PETA a sollevare la terribile condizione della splendida giraffa che se non fosse stato per le diaboliche invenzioni degli zoo avrebbe vissuto la sua vita in Africa tra consimili. E invece la vita quotidiana di questo esemplare di tre anni presso il Parque Central di Ciudad Juarez – prima ancora viveva con la madre ora morta nello zoo di Sinaloa – è un purgatorio senza spazio, interazione sociale, e in condizioni atmosferiche proibitive.

“Benito ora vive da solo in un recinto di mezzo acro, disseminato di spazzatura, privo di erba, ombra e riparo adeguato, in una regione che sperimenta condizioni meteorologiche estreme”, spiega PETA in un comunicato. “Benito è stato visto accovacciato sotto una minuscola struttura circolare ‘ombreggiante’, che fa ben poco per proteggerlo dai raggi cocenti del sole e dalle alte temperature estive. I mesi invernali non gli forniranno alcuna tregua, poiché le temperature scendono ben sotto lo zero e lì ghiaccio e neve sono comuni: condizioni per le quali le giraffe non sono attrezzate e che comportano rischi di lesioni per questi animali dalle gambe lunghe”.

I giovani maschi di giraffa peraltro sono molto socievoli e, per natura, si uniscono ad altri maschi in gruppo quando hanno circa 1 o 2 anni. Hanno un raggio di movimento tra i 20 e gli 80 chilometri e trascorrono la maggior parte delle loro giornate vagando, pascolando e socializzando. L’organizzazione no profit che difende i diritti degli animali spiega che Benito ha, come minimo, bisogno di una struttura dove vivere con altre giraffe e per questo ha lanciato una campagna di mail bombing verso la struttura messicana che detiene in condizioni disumane la giraffa.

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