Uno degli ennesimi assalti alla natura si sta perpetrando in questo periodo al Lago Bianco, presso il Passo del Gavia, noto soprattutto a chi segue il ciclismo per le sue erte salite di accesso. Per chi volesse approfondire la vicenda, consiglio la lettura dell’esaustivo articolo dell’alpinista Marco Trezzi su Theoutdoormanifesto.org.

Riassumo qui brevemente i fatti. Il Lago Bianco, lago di origine glaciale, posto ad un’altitudine di 2606, è da tempo nelle mire del Comune di Valfurva, o, meglio, della società che ne gestisce gli impianti sciistici, la S.C.I. (Santa Caterina Impianti, dove Santa Caterina è frazione di Valfurva). Il motivo è semplice: la località sciistica ha necessità (vera o presunta) di ampliare il proprio sistema di innevamento artificiale. Il progetto risale addirittura a un’epoca a cavallo dei due secoli ed esso allora consisteva nell’attingimento della risorsa da tre torrenti (Frodolfo, Gavia e Alpe). Ma successivamente, a seguito di istanza del 2016, la S.C.I. S.p.A. ha ottenuto altresì l’autorizzazione dalla Provincia di Sondrio di ampliare il progetto attingendo direttamente dal Lago Bianco per una portata di 50 l/s con reintegrazione tramite sistema di pompaggio.

Aperta parentesi: il sistema di pompaggio è quello per cui acque di un bacino superiore scendono in quello inferiore quando necessita e poi da questo vengono fatte risalire nel bacino a monte quando non necessitano più. Il risultato è che ambedue i bacini divengono di fatto bacini artificiali. Di quel progetto si realizzò negli anni una parte del percorso delle necessarie tubature per l’attingimento dell’acqua e quest’anno si è avuto un deciso impulso, in modo da completare i lavori per la stagione sciistica 2024/2025.

Fin qui nulla di strano. Molte località sciistiche hanno ampliato o stanno per ampliare il proprio “parco cannoni” per creare neve finta. Ad esempio, il Sestriere sta portando più in alto l’innevamento. Al Monginevro fervono i lavori per un nuovo invaso. Finché le temperature notturne lo consentiranno conviene approfittarne per tenere in piedi la baracca del business artificiale. Ma lo strano è che il progetto di derivazione delle acque e in particolare la derivazione al Lago Bianco ricadono all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, e il Parco ha dato parere favorevole alla concessione con nota prot. n. 11471 del 25 luglio 2017 (risulta dalla concessione della provincia di Sondrio, determinazione n. 471 del 2 maggio 2018), di cui non si è in possesso.

Ora, pare molto strano che il Parco possa affermare di perseguire i propri scopi istituzionali di fatto uccidendo un prezioso specchio d’acqua al proprio interno. Ma è anche vero che il Parco dello Stelvio è stato spezzettato, come si ricorderà, grazie a un accordo dell’allora segretario Pd Pier Luigi Bersani all’inizio del 2013 con l’Svp per ottenerne i voti in vista delle elezioni politiche dello stesso anno. Era a capo della coalizione di centro-sinistra Italia Bene Comune. Potremmo affermare: Italia Bene Comune, Parco dello Stelvio bene non comune. L’operazione si concluse con il governo Renzi nel 2015, a dimostrazione della perfetta continuità tra Bersani e Renzi. Il risultato è che un’unica area protetta ha due governi locali, anziché uno unico nazionale. E la storia dimostra che più la protezione della natura è in mano alle comunità locali e meno protezione c’è. Nel caso di specie abbiamo un direttore del Parco in Lombardia che è Franco Claretti, già sindaco del Comune di Coccaglio, Lega Nord, dal 2009 al 2019. Con questo, ovviamente, non penso (chi mi conosce lo sa) che se fosse del Pd il governo cambierebbe.

Ma torniamo al Lago Bianco, che non solo è dentro il perimetro del parco, ma è altresì in zona di speciale protezione, posto che ricade all’interno della Riserva Naturale Statale “Tresero – Dosso del Vallon” e sapete tra l’altro perché tale riserva fu istituita? Per compensare i danni che furono arrecati all’ambiente naturale di una Zona di Protezione Speciale (Zps) all’interno del Parco dello Stelvio, a seguito dei campionati del mondo di sci alpino del 2005. Fatto accertato dalla sentenza emessa il 20 settembre 2007 dalla Corte di Giustizia Europea (Causa C-304/05, Commissione delle Comunità europee/Repubblica italiana) “Inadempimento di uno Stato – Direttiva 92/43/CEE – Conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche – Direttiva 79/409/CEE – Conservazione degli uccelli selvatici – Valutazione dell’impatto ambientale di lavori di adattamento di piste da sci”.

Quindi, l’industria dello sci a farla da padrona, prima con i campionati mondiali, poi con l’innevamento artificiale. I danni alla natura? Effetti collaterali. Dicevo sopra che il Parco, sollecitato a fornire risposte, non ne ha fornite. Da qui la decisione di alcuni amanti della natura del luogo di attivare una raccolta fondi al fine di esperire un’azione in sede europea. La raccolta fondi servirà infatti per coprire, almeno in prima parte, le spese legali per avviare una richiesta di indagine da parte della Commissione Europea al fine di verificare se tutte le norme e tutti i vincoli di tutela siano stati rispettati. Cosa che appare, allo stato, abbastanza improbabile.

Foto di Fabio Sandrini

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