Carteggio pepato tra Roma e Francoforte sulla questione della tassazione degli extraprofitti bancari che dovrebbe portare nelle casse pubbliche tra i 2 e i 3 miliardi di euro. Come prevedibile la Banca centrale europea è contraria. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha inviato alla presidente Christine Lagarde, il 10 agosto scorso, data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la richiesta di “valutazioni di competenza della Banca Centrale europea” in relazione alla disposizione di materia di prelievo straordinario alle banche, riferisce il ministero dell’Economia. La risposta di Lagarde non è ancora arrivata ma, secondo anticipazioni del Corriere della Sera, non mancano le perplessità. Sarebbero due – secondo le indiscrezioni – le osservazioni contenute nella lettera. La prima di metodo: Roma non avrebbe avvisato Francoforte su quanto aveva intenzione di fare. In effetti l’annuncio del prelievo sugli extramargini delle banche è arrivato a sorpresa, al termine del Consiglio dei ministri dello scorso 7 agosto, e ufficialmente nemmeno la Banca d’Italia e l’Abi (l’associazione delle banche) avrebbero ricevuto una comunicazione preventiva. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha rivendicato la paternità del provvedimento, ha spiegato in un’intervista che certe cose è meglio non farle sapere in giro con troppo anticipo.

La seconda critica è sul merito della misura, che sarebbe ritenuta potenzialmente dannosa per l’economia e per il settore del credito. La Bce infatti considererebbe un errore l’essere voluti intervenire d’autorità sui margini di interesse delle banche, senza cioè considerare i costi e indebolendo la capacità degli istituti di credito di resistere ad eventuali futuri shock.Nel mirino sarebbero anche le finalità della misura del governo italiano: si spiegherebbe insomma che un’imposta sulle banche non dovrebbe andare a finanziare obiettivi generali di bilancio, come il taglio delle tasse o il sostegno alle famiglie per il pagamento dei mutui, ma dovrebbe casomai essere utilizzata per garantire i depositi o i fondi per le risoluzioni bancarie. I trattati europei prevedono che la Bce, i cui componenti non sono eletti e non sono sottoposti a scrutinio democratico, sia consultata dai governi su materie di propria competenza e può decidere di esprimere un parere anche se non richiesto. Le ingerenze nelle scelte dei governi non sono una novità, basti pensare alla lettera inviata al governo italiano nel 2011, a doppia firma Jean Claude Trichet e Mario Draghi, in cui si dettagliavano le riforme da fare in cambio del proseguimento da parte della banca centrale dei titoli di Stato italiano. Sui mercati la tassa sembra già dimenticata, sia perché si scommette su un ulteriore indebolimento della misura, sia perché l’effetto sul settore è alla fine modesto. Rendimenti dei Btp e spread sono in calo, i titoli bancari hanno recperato gran parte dei cali seguiti all’annuncio salvo poi perdere di nuovo terreno in linea con l’intero settore.

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