Sono stato per qualche giorno e per la prima volta in vita mia al Giffoni, che giungeva alla sua 53esima edizione: chapeau.

La prima sensazione a caldo (a proposito, l’afa esterna regnava sovrana) è quella di una formula che rasenta ormai quasi la perfezione. Portare in massa in questo piccolo comune campano abbarbicato sopra Salerno l’industria audiovisiva e mediatica italiana (e oltre). Mandare avanti con successo esponenziale un festival cinematografico unico al mondo perché dedicato interamente ai ragazzi. Facile a dirsi, ma qui il miracolo è avvenuto davvero.

Il fondatore Claudio Gubitosi andava ancora a scuola quando prese a dare sostanza al suo sogno apparentemente impossibile di cinefilo dell’entroterra meridionale e oggi, con orgoglio e uno sguardo sempre proiettato al futuro, può annunciare l’imminente nascita di un campus universitario per i professionisti della settima arte. Nonché una nuova grande arena. Il titolo di quest’anno era “Indispensabili” e il motore di tutto sono stati, come sempre, loro, i giovani e i giovanissimi giurati, fino a un massimo di 18 anni. Più di 6500 provenienti da 30 nazioni del mondo (e famiglia al seguito). Festosi e motivati, magliette colorate e immancabile selfie collettivo finale, i “giffoners” incarnano uno spirito genuino di appartenenza che persiste nel tempo. Un imprimatur raro, battezzato dall’iniziazione sentimentale alla magia del grande schermo.

99 erano i film internazionali in gara, lungometraggi e cortometraggi scremati da quattromila e rotte produzioni in preselezione. Tra i temi portanti: l’amicizia, l’amore, la scoperta dell’altro, il passaggio all’età adulta, il rapporto tra le nuove generazioni e i social network, la malattia, la perdita, i conflitti. Anteprime, talk, eventi speciali. Politici, giornalisti e imprenditori di prima fila. Showcase musicali. Infinita la lista degli ospiti transitati in una cittadella del cinema che anticipa Venezia. 370 mila spettatori. Quello che segue è un diario minimo frutto dei miei cinque giorni giffoniani.

Il più bel secolo della mia vita

Si intitola così l’esordio alla regia di Alessandro Bardani, una pellicola sorprendente che idealmente si riallaccia alla migliore tradizione della commedia all’italiana. Protagonisti, un Sergio Castellitto trasfigurato nei panni di un centenario ex bon vivant, Valerio Lundini (bravo pure lui), Carla Signoris e una canzone originale di Brunori Sas che pesa tantissimo nell’economia dello sviluppo drammaturgico. Castellitto si è rivolto in questi termini ai giffoners: “Cercate nei film ciò che amate e parlate di quello, di ciò che non vi piace, non ne parlate”. Vincenzo Mollica avrebbe apprezzato da par suo. E poi ha aggiunto: “Non dimenticatevi di una cosa: la migliore risposta di fronte a un film che uno spettatore possa avere è il silenzio. Voi fate domande molto competenti qui. Non perdete mai però l’emozione dello spettatore puro. Davanti a molti film non ho avuto necessità di parlare e di chiedere ma la necessità di stare zitto e di ripensare a quell’emozione che mi era arrivata, fidatevi soprattutto di quella. Quello che conta è la purezza di aver visto quella cosa e se vi ha emozionati o no”.

Quanto al rapporto con Lundini, di solito molto più anarcoide e surreale: “Ci siamo molto divertiti e abbiamo anche giocato: si impara molto dai bambini perché quando giocano si divertono, si arrabbiano se non si rispettano le regole. Secondo me Lundini è una sorpresa formidabile nel film perché è stato capace di mantenere la sua personalità non propriamente di un attore tradizionale mischiato a questo incontro”.

Un sacco bello

Gran pienone per l’epifania di Carlo Verdone che ha presentato la seconda stagione della sua serie tv Vita da Carlo. “Sangiovanni e Ludovica Martino sono due ragazzi seri, disciplinati, pieni di entusiasmo. Se la serie è venuta bene il merito è anche loro”. E quest’ultima: “Ho raggiunto un sogno irraggiungibile, anche solo incontrarlo mi sembrava un’aspirazione irraggiungibile. Sono grata ed emozionata. Lui poi porta fortuna a tutte le attrici con cui lavora, spero succeda anche con me. Sono stati mesi indimenticabili, una vera fortuna”.

Un’estate al mare (fuori)

Giacomo Giorgio, cresciuto a pane e teatro, “Ciro” nella serie tv Rai dall’incommensurabile successo trasversale Mare Fuori, presto nel cast della qui preannunciata Noi siamo leggenda (coproduzione Rai e Prime), dixit: “Il mio personaggio preferito? Senza dubbio Ciro di Mare Fuori” (nella quarta stagione però vi parteciperà sotto forma di flashback). “Ho sempre voluto fare un supercattivo e mi piacerebbe fare uno spin-off solo su di lui”. Non se la sente invece di spoilerare il prossimo Io sono leggenda, dove un gruppo di ragazzi scopre di possedere dei superpoteri.

Cinico tv 5.0

Parola di Costantino della Gherardesca: “Dico che al giorno d’oggi, soprattutto in ambito televisivo, è difficile essere genuini. Ma è fondamentale informarsi, leggere, studiare. Solo in questo modo si può creare qualcosa di bello”.

Il Maestro e l’intelligenza artificiale

Mario Martone durante la sua masterclass con i giffoners: “Da punto di vista d’interesse mio e artistico, non la demonizzo, tutto ciò che è evoluzione è interessante. Me lo diceva sempre il mio amico Bernardo Bertolucci ‘mai avere paura di quello che si trasforma’. Sui cambiamenti dobbiamo capire come ci si entra in relazione, perché l’essere umano è più forte di ogni evoluzione tecnologica… L’intelligenza artificiale può però essere usata anche male e su questo fanno molto bene negli Stati Uniti a interrogarsi. Sarebbe bene lo facessimo anche noi”.

Per la prima volta sono stato a Giffoni: un festival dedicato ai ragazzi, unico nel suo genere

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