Il vertice che si sta aprendo a Vilnius è una vera e propria bomba ad orologeria perché rischia di assumere decisioni che aprono la strada all’escalation nella guerra in Ucraina e quindi alla terza guerra mondiale.

La cosa delirante è che questo rischio sta crescendo esponenzialmente non in virtù di un lucido disegno strategico delle classi dirigenti occidentali ma a causa degli errori drammatici compiuti da queste stesse, in particolare – a mio avviso – di quelle Usa. L’uso della forza senza un disegno strategico che non fosse l’uso della forza stessa ha portato gli Usa, e quindi la Nato, in un cul de sac di cui rischia di farne le spese tutta l’umanità.

Il primo errore degli Usa e quindi della Nato è stato approfittare della debolezza e poi del crollo dell’Unione Sovietica all’inizio degli anni 90 per imporre gli Usa come potenza dominante su scala mondiale e la Nato come il suo braccio armato. In quel passaggio era alla portata di mano un ordine mondiale di pace e cooperazione che superasse positivamente la guerra fredda. Invece di cogliere l’occasione della pace è stata colta l’occasione per costruire il nuovo ordine mondiale unipolare a stretto dominio statunitense.

Nel 2014, il vicepresidente Biden e la responsabile per gli affari europei del ministro degli esteri, Victoria Nuland, sostengono quello che ritengo un colpo di stato in Ucraina, con l’idea di proseguire nelle acquisizioni alla Nato dei paesi dell’ex patto di Varsavia. Mentre il competitor globale stava diventando con sempre maggiore evidenza la Cina, l’amministrazione Usa ha aperto un conflitto insanabile con la Russia, enorme potenza militare ma non concorrente economica degli Usa. Ogni appello e avvertimento posto in sedi internazionali dal governo russo in quegli anni è stato deliberatamente ignorato. Questo secondo enorme errore ha messo in moto una valanga di cui l’attuale guerra in Ucraina è una delle conseguenze.

Nel 2021, quando era chiarissimo a tutti che la situazione fosse arrivata al punto di rottura, il presidente Biden, invece di cercare un compromesso con la Russia per evitare la guerra, ha scelto la strada del conflitto aprendone nei fatti uno tra Russia e Nato, cioè tra Russia e Usa. Questo terzo grande errore rappresenta per le classi dominanti degli Usa probabilmente il più grande errore strategico compiuto in questi decenni: mentre il competitor globale è la Cina, si infilano in una guerra con la Russia che, sul piano militare, è molto più forte della Cina.

Alla scelta della guerra è seguito un quarto gigantesco errore: la requisizione di 300 miliardi di dollari della banche centrale Russa depositati all’estero e le sanzioni. Questo furto – perché di questo si tratta – ha spaventato tutte le classi dirigenti delle potenze emergenti: dalla Cina all’India, dal Brasile all’Arabia e così via. Tutti hanno pensato che un eventuale litigio con gli Usa avrebbe potuto portare al sequestro dei propri depositi e partecipazioni all’estero: questo ha spaventato tutti e unificato molti. Non a caso la capacità attrattiva dei Brics e la scelta di trovare canali alternativi all’utilizzo del dollaro come moneta di scambio internazionale sono cresciute esponenzialmente negli ultimi dodici mesi. Questo processo di reazione alle sanzioni sta minando pesantemente la “rendita imperialista” di cui ha goduto sino ad oggi l’economia e la finanza statunitense. Parimenti le sanzioni hanno obbligato la Russia a trovare canali di scambio alternativi e anche questo ha alimentato un sistema di scambi alternativo a quello del dollaro.

Il quinto errore è direttamente militare. Gli Usa pensavano di incastrare la Russia in una guerra di logoramento che avrebbe distrutto l’economia russa e nel contempo prodotto così tanti morti da minare le basi di consenso del regime di Putin. Anche questo calcolo si è rivelato sbagliato. Nella guerra di posizione che caratterizza l’attuale conflitto in Ucraina, l’esercito Russo la guerra non la sta perdendo. Non c’è l’Afghanistan ma un gigantesco macello in cui il popolo ucraino viene offerto in sacrificio in una guerra per procura condotta dalla Nato.

Nella primavera del 2022 Ucraina e Russia avevano trovato un accordo per porre fine alla guerra: ruotava attorno al nodo della neutralità dell’Ucraina. La Nato si è opposta e ha deciso che l’Ucraina combattesse questa guerra per procura pensando di poterla vincere, o almeno di farla durare per anni, se non decenni: per logorare la Russia e dissolverla come entità politica. Hanno sbagliato i calcoli: l’Occidente non è nemmeno in grado di fornire all’Ucraina le munizioni necessarie.

Da ultimo, Biden pensava di poter avere qualche successo militare in modo da giustificare una dispendiosissima guerra prima delle presidenziali Usa, la cui campagna elettorale inizierà con le primarie il 3 febbraio del prossimo anno. Ad oggi non ci sono successi e la controffensiva in due mesi ha prodotto enormi quantità di morti e di armi occidentali distrutte, ma nessun successo territoriale. In questo contesto il rischio di aumentare il livello dello scontro per giustificare la prosecuzione della guerra è molto alto: visto che siamo in ballo e i morti sono centinaia di migliaia, dobbiamo andare avanti per vincere, costi quel che costi, anche con l’escalation nucleare (con il retropensiero che possa essere delimitata all’Europa).

Per tutti questi errori la situazione è oggi drammatica: le classi dirigenti Usa hanno sbagliato tutto, sia per quanto riguarda gli interessi dell’umanità (il disarmo e la cooperazione) sia per quanto riguarda i loro interessi (aver unificato Russia, Cina e non solo, contro di loro): da questa situazione in cui Zelensky non può vincere la guerra che sta facendo combattere per procura al proprio popolo, l’umanità rischia grosso. Perché o la Nato sceglie una strategia di compromesso, e quindi la guerra finisce in pochi giorni, oppure il rischio è l’escalation militare, che più alza il livello e più pone le condizioni per degenerare in un conflitto nucleare totale.

In questo quadro è decisivo cosa farà l’Italia e cosa farà l’Europa occidentale. Perché tra gli effetti delle scelte sbagliate degli Usa vi sono la tendenziale distruzione dell’economia tedesca e italiana – a favore di quella Usa – e, paradossalmente, la piena unificazione suicida della Nato dietro le scelte sbagliate degli Usa. Se non glielo dice l’Europa occidentale – che è quella che ha più da perderci – che la strategia Usa è sbagliata, chi glielo deve dire?

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