La Corte d’Appello di Milano ha confermato il proscioglimento del governatore della Lombardia Attilio Fontana, imputato di frode in pubbliche forniture per il cosiddetto “caso camici”. La vicenda è quella dell’affidamento da parte di Aria, la centrale acquisti della Regione, di una fornitura di 82mila pezzi tra camici e altri dispositivi di protezione a Dama spa, società di Andrea Dini, cognato di Fontana (l’azienda proprietaria del celebre marchio di abbigliamento Paul&Shark). L’accordo, del valore di 513mila euro, era stato siglato ad aprile 2020 – nel pieno della prima ondata di Covid – e poi trasformato nella donazione di soli cinquantamila camici dopo circa un mese, quando della vicenda si era iniziata a occupare la trasmissione di Rai 3 Report. Per risarcirlo del mancato introito, il politico leghista aveva predisposto a favore del cognato un bonifico da 250mila euro proveniente da un suo conto in Svizzera dal quale, nel 2015, aveva fatto emergere 5,3 milioni di euro attraverso lo “scudo fiscale”.

La Procura di Milano aveva chiesto il rinvio a giudizio per Fontana, Dini, Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, rispettivamente ex direttore generale ed ex dirigente di Aria, e per il vicesegretario generale della Regione Pier Attilio Superti. Il 13 maggio 2022, al termine dell’udienza preliminare, la gup Chiara Valori aveva emesso sentenza di non luogo a procedere “perché il fatto non sussiste nei confronti di tutti gli imputati, verdetto ora confermato e non più appellabile. Le motivazioni saranno rese note entro novanta giorni. La Procura aveva fatto ricorso in appello contro il proscioglimento sostenendo che le vicende dell’accordo avessero “avuto l’esito di posporre l’interesse pubblico (alla completa e tempestiva esecuzione della fornitura) ad interessi privati convergenti degli imputati Fontana e Dini“. In udienza, il sostituito procuratore generale Massimo Gaballo aveva insistito perché gli imputati fossero rinviati a giudizio.

“Sono molto contento, me lo aspettavo ma è sempre una grande gioia vedere che la propria linearità di comportamento sia stata riconosciuta. Non ho mai avuto dubbi su questo fatto e spero che se ne accorgano tante persone”, ha commentato ai cronisti il governatore a margine di un evento a Malpensa. Per il suo difensore, Jacopo Pensa, l’indagine “non doveva neppure iniziare. Energie, spese di risorse umane, graticole, sofferenze per tre anni, invasione nelle vite private: tutto inutile. Come spesso avviene”, attacca.

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