È finita una fiaba. Sette anni dopo lo storico campionato targato Ranieri che stupì tutta Europa, il Leicester retrocede in Championships, la serie B inglese. Non basta il successo per 2 a 1 all’ultima giornata contro il West Ham. L’Everton ottiene i tre punti che servivano contro il Bournemouth vincendo per 1 a 0 e salva la stagione, condannando – insieme a Southampton e Leeds United – una delle squadre più iconiche degli ultimi 10 anni.

Le ragioni di questo fallimento sono da ricercare soprattutto in tante scelte sbagliate in sede di mercato. Le ultime due sessioni si sono rivelate piene di azzardi e tentativi mal riusciti di trovare il colpo ad effetto: da Tetê al sopravvalutato Wout Faes, dal fantasma zambiano Patson Daka a Jan Vestergaard. E poi ci sono giocatori da anni sui taccuini di osservatori di mezza Europa che hanno clamorosamente deluso le aspettative. Uno di questi è Youri Tielemans. Inoltre, c’è stata anche la necessità di vendere i pezzi migliori (come Wesley Fofana, finito la scorsa estate al Chelsea per 80 milioni di euro) per aiutare a risanare le finanze di un club colpito pesantemente dal Covid. Infine, c’è il caso Rodgers.

L’ex-allenatore del Liverpool è stato esonerato un mese fa e stava a Leicester dal 2019. In questi anni ha vinto una FA Cup, centrato la qualificazione in Europa League (2021), ha portato a casa una Community Shield ed è arrivato in semifinale di Conference League (2022, eliminato dalla Roma). Dopo la sua cacciata, la temporanea coppia formata da Adam Sadler e Mike Stowell ha fruttato due sconfitte, poi l’arrivo di Dean Smith ha fatto precipitare la situazione: una sola vittoria in sei partite.

Della squadra che nel 2016 vinse la Premier League è rimasto solo Jamie Vardy, il centravanti ex-operaio che a 36 anni compiuti questa stagione è andato a segno pochissime volte in campionato. Gli altri sono andati tutti via negli anni, alcuni diventando dei veri campioni assoluti, come Mahrez e Kantè. Claudio Ranieri sta lottando per riportare il Cagliari in Serie A, Schmeichel invecchia a Nizza, mentre Huth, Drinkwater e Morgan hanno smesso.

Tottenham, Arsenal, Manchester City, Manchester United, Liverpool, Chelsea. Tutte le grandi d’Inghilterra vennero messe in fila dalle Foxes di Ranieri, una squadra data, alla vigilia, vincente con una quota di 5000:1. Per farci un’idea, all’epoca i bookmakers misero più probabile la distruzione della Terra per mano di un meteorite gigante. Una cavalcata trionfale conclusa con la rete di Hazard in un Chelsea-Tottenham finito 2 a 2, il 2 maggio 2016, e caratterizzata da una serie di esclamazioni di Ranieri rimaste memorabili dell’immaginario collettivo, dal “We are in Champions League” al “Dilly Ding, Dilly Dong“. Una storia d’amore, quella con il romano di Testaccio, conclusa l’anno seguente con un esonero pieno di polemiche, un quarto di finale di Champions (sconfitta con l’Atletico Madrid dopo aver vinto il proprio girone e aver eliminato il Siviglia) e la venerazione di tutto un popolo.

Quella del Leicester è stata però anche una favola triste. Il 27 ottobre 2018, il proprietario thailandese Vichai Srivaddhanaprabha – al timone dal 2010 – stava lasciando il King Power Stadium in elicottero, come sempre. Poco dopo il decollo il velivolo si schianta nel parcheggio E. Oltre a lui, muoiono due membri dello staff, il pilota e la sua fidanzata. Fuori dallo stadio oggi una statua lo ricorda. Un’opera commemorativa a cui adesso è stato negato il palcoscenico più prestigioso. Per il Leicester si apre un nuovo capitolo della sua storia, ma quella che è stata scritta sette anni fa rimarrà per sempre una delle pagine più belle e incredibili della Premier League.

Articolo Precedente

Distruggere per creare: la filosofia vincente di De Laurentiis ora rischia di essere presunzione

next
Articolo Successivo

Atroce beffa per l’Amburgo: tifosi in campo per la festa promozione, i rivali segnano al 99′ – video

next