Mario Adinolfi è stato pesantemente contestato nel tardo pomeriggio di sabato, dopo la presentazione del suo libro “Contro l’aborto con le 17 regole per vivere felici“. Ci troviamo a Jesi, nelle Marche, all’esterno della chiesa di San Nicolò, dove un gruppo di attivisti ha atteso l’uscita dell’esponente del Popolo della Famiglia per far sentire il loro disappunto per la sua presenza. Una presenza che era stata giudicata inopportuna anche dalla consigliera regionale dem Manuela Bora, che dopo l’annuncio dell’iniziativa aveva dichiarato pubblicamente il suo disappunto, ribadito anche in un post su Facebook: “Non stupisce che Adinolfi scelga le Marche per presentare il suo libro contro l’aborto – ha scritto la consigliera regionale del Pd -. Evidentemente ha capito benissimo come qui, a partire dalla vittoria della destra misogina e intollerante di Acquaroli alle regionali del 2020, le sue idee oscurantiste sull’interruzione della gravidanza trovino totale copertura istituzionale”. Manuela Bora ha poi continuato, sempre in riferimento alla presentazione di Adinolfi: “Iniziativa perfettamente in linea con le dichiarazioni degli esponenti regionali della destra al governo della Regione Marche che con le loro politiche minacciano la libertà di scelta e di autodeterminazione delle donne. Donne che qualcuno vedrebbe bene tra le mura domestiche, impegnate esclusivamente nell’ accudire i propri figli. Donne che se decidono di non abortire, ma poi scelgono di affidare il figlio ad un ospedale, garantendone sicurezza e incolumità, vengono comunque non solo giudicate ma subito condannate”. E, ha concluso: “Purtroppo queste iniziative sono molto pericolose, perché servono esclusivamente a costruire un clima favorevole per coloro che, anche nella nostra regione (le Marche, ndr), vogliono demolire passo dopo passo la legge 194 e impedire alle donne di vedersi garantiti i diritti da essa sanciti”.

Dopo la contestazione è stato lo stesso Adinolfi a postare il video in cui viene bersagliato da insulti e fischi, costretto a lasciare la piazza scortato dalla polizia, accompagnandolo con un commento che prende di mira direttamente la consigliera Bora: “Una consigliera regionale del Pd addita la presentazione di un libro e il suo autore. Come risultato ottiene che frange violente hanno tentato di impedirla, prendendo di mira lo scrittore che ancora una volta ha potuto parlare e anche solo camminare a Jesi solo grazie alla scorta di polizia e carabinieri. Sono l’unico scrittore italiano che può presentare i suoi libri solo se c’è la scorta. Chiediamoci perché. E il Pd si vergogni”.

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