Una nuova commissione d’inchiesta sulla strage del Moby Prince potrebbe nascere nuovamente alla Camera dei Deputati prima dell’estate. Dopo l’esperienza breve della precedente, guidata da Andrea Romano (Pd), terminata anzitempo a nove mesi dall’inizio dei lavori per la caduta del governo Draghi e la fine della legislatura, una nuova proposta istitutiva è già all’attenzione della commissione Trasporti di Montecitorio e fonti de ilfattoquotidiano.it riferiscono che ha già ricevuto tutti i via libera tecnici per una rapida approvazione. A firmare l’atto che potrebbe dare vita alla terza indagine parlamentare consecutiva sul disastro avvenuto nella notte tra il 10 e 11 aprile 1991 davanti al porto di Livorno, è il vicepresidente della precedente Commissione d’inchiesta, Pietro Pittalis (Forza Italia). “Questa vicenda non può non toccare le corde del cuore e della ragione. E questo ci impone di cercare di mettere un punto fermo sul lungo percorso di richiesta di verità e giustizia dei familiari delle vittime – dichiara Pittalis a ilfattoquotidiano.it -. Ero studente universitario a Firenze all’epoca dei fatti e da sardo ricordo bene l’impressione indelebile lasciata in chi come me viaggiava anche su quella tratta per raggiungere l’isola e il dolore di chi aveva perso i propri cari”.

Obiettivo principale dell’indagine parlamentare descritto nel documento istitutivo è terminare l’opera di ricostruzione storica dell’evento, avviata dalle due Commissioni d’inchiesta precedenti, con particolare attenzione per l’identificazione del presunto terzo natante che, secondo l’ultima inchiesta a Montecitorio, avrebbe provocato l’incidente tra il traghetto dell’armatore Vincenzo Onorato e la petroliera statale Agip Abruzzo – per poi sparire dalla scena senza lasciare traccia – e gli ulteriori approfondimenti sulle motivazioni del mancato coordinamento del soccorso verso le persone imbarcate sul traghetto a fuoco, da parte di Capitaneria di Porto prima e Marina Militare poi, cui è imputabile almeno una parte del tragico esito di quella notte in termini di vite umane. “La precedente Commissione d’inchiesta ha svolto un ottimo lavoro, condotto con serietà, scrupolo e competenza, purtroppo terminato anticipatamente – sottolinea Pittalis – A noi il compito di andare avanti sia nella localizzazione sulla scena del terzo natante, sia su altri aspetti sui quali non si possono lasciare ombre come la questione dei soccorsi”.

La proposta di commissione d’inchiesta gode già di un ampio consenso trasversale tra le forze politiche come conferma lo stesso Pittalis e ciononostante la presenza in parallelo di due indagini della magistratura sull’evento, condotte nel massimo riserbo da Procura di Livorno e Dda di Firenze. “Questa commissione, come le precedenti, vuole dare un supporto anche alla magistratura, che sta continuando le sue indagini su quanto non prescritto, senza ovviamente andare a sostituirsi a questa. Le commissioni d’inchiesta accertano fatti storici e questi possono agevolare anche gli accertamenti giudiziari come accaduto per questa stessa vicenda in passato”.

Tuttavia Pittalis si sofferma sul conflitto istituzionale innescato dalla sentenza del Tribunale civile di Firenze, che annichilì la portata giuridica dei fatti accertati dall’inchiesta parlamentare del Senato riducendo i suoi risultati a mero “atto politico”. Quello, dice Pittalis, fu un “errore della magistratura giudicante in quella specifica occasione. I familiari delle vittime avevano appreso da quella commissione d’inchiesta (quella al Senato che lavorò dal 2015 al 2018, nda) che i loro cari erano sopravvissuti più a lungo di quanto ricostruito nel percorso giudiziario e questo fatto doveva a mio parere fermare la prescrizione. Se la nuova commissione d’inchiesta scoprisse altri fatti rilevanti, anche sui soccorsi mancati, mi auguro che questi siano considerati anche in sede giudiziaria“.

I familiari delle vittime salutano con soddisfazione la possibilità di una nuova indagine parlamentare “aspettiamo l’approvazione con la speranza che questa commissione d’inchiesta sia capace di mettere la parola fine all’accertamento almeno della verità storica su quanto accaduto – dicono Nicola Rosetti e Luchino Chessa, presidenti delle associazioni 140 e 10 aprile -. Dopo 32 anni di battaglia civile per sapere cos’è accaduto quella notte nella rada di Livorno, abbiamo bisogno di veder mettere un punto definitivo e conclusivo su questa vicenda, tanto quanto di sapere chi e perché ha allontanato la verità per tutti questi anni”.

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