“Il minimo che si possa dire è che Nordio parla di cose che non conosce”. Lo ha detto l’ex magistrato Piercamillo Davigo, commentando la posizione del ministro sulle intercettazioni, durante un incontro organizzato dal M5s Lombardia con al centro il tema della giustizia italiana. “Nordio dice che in Italia si fanno troppe intercettazioni, ma non è vero. È una bugia clamorosa”, ha aggiunto Davigo sottolineando come sia la Costituzione a “prevedere che in Italia tutte le intercettazioni devono essere autorizzate dall’autorità giudiziaria”. “Siamo probabilmente – ha spiegato – l’unico Paese al mondo in cui un magistrato autorizza le intercettazioni dei servizi segreti. Così all’estero fanno più intercettazioni dell’Italia ma non sono autorizzate dalla magistratura, quindi non si può fare un confronto”.

Durante l’incontro – moderato dal giornalista de il Fatto Quotidiano, Gianni Barbacetto e al quale ha preso parte anche la deputata del Movimento 5 stelle Valentina D’Orso – Davigo è intervenuto anche sul tema della separazione delle carriere dei magistrati, argomento molto caro al centrodestra e al ministro Nordio: “Le Camere Penali partono dall’idea, che le parti devono essere uguali. Ma le parti non sono uguali neanche un po’”, ha detto l’ex pm di Mani Pulite. “In nessun Paese al mondo il pubblico ministero è uguale all’avvocato” ha aggiunto. Quando “si accorgeranno di che cosa significherà la separazione delle carriere, perché alla fine la faranno – ha rimarcato -, si renderanno conto di cosa accadrà. Perché un pm sganciato dalla cosiddetta cultura della giurisdizione non sarà più disposto a perdere. La migliore garanzia per un imputato è che il pubblico ministero ragioni come un giudice”.

All’incontro a Milano è anche intervenuto, con un video, il direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio. “Non bastando il disastro combinato dalla ministra Marta Cartabia è arrivato un ministro ancora peggiore che è Nordio, che faceva pure il magistrato quindi è un’aggravante perché dovrebbe conoscere i problemi della giustizia”, ha detto Travaglio. “Per fortuna – ha aggiunto – non ha ancora fatto praticamente niente però ha chiacchierato molto e nelle sue chiacchiere da quando è diventato ministro è riuscito ad annunciare l’intenzione di radere al suolo tutti i capisaldi della giustizia”. Al governo, però, il direttore del Fatto Quotidiano contesta il “primo danno” presente all’interno del “decreto rave”: l’avere stravolto la legge Spazzacorrotti di Bonafede togliendo “dalla lista dei reati per i quali era prevista l’ostatività delle pene alternative al carcere” i “reati contro la pubblica amministrazione”. In questo modo i colletti bianchi condannati per corruzione, concussione e peculato “possono ottenere le pene alternative al carcere” – ha sottolineato Travaglio – e così “fino a quattro anni, se hai un avvocato decente, ti garantiscono di non fare nemmeno un minuto di galera”.

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