Colpiti da proiettili, minacciati di stupro e interrogati brutalmente. Sono questi i racconti che Konstantin Yefremov, finora l’ufficiale russo più anziano che ha parlato apertamente delle torture agli ucraini, ha fatto in esclusiva a Bbc, riferendo modalità e procedure a cui sono venivano sottoposti prigionieri ucraini nel Sud del Paese. Yefremov, scappato dalla Russia e oggi considerato da Mosca un traditore e un disertore, ha dichiarato che si trovava nella regione di Zaporizhzhia, a Melitopol, e lì “gli interrogatori, le torture continuavano, ogni giorno, di notte, a volte due volte al giorno”.

Il gruppo di Yefremov doveva sorvegliare un “quartier generale logistico” ad aprile nella città di Bilmak, a nord-est di Melitopol. Lì ha assistito a interrogatori e maltrattamenti di prigionieri ucraini: “Ricordo un giorno in cui furono portati tre prigionieri. Uno di loro ha ammesso di essere un cecchino. Quando l’ha saputo, il colonnello russo ha perso la testa. Lo ha colpito, ha abbassato i pantaloni dell’ucraino e gli ha chiesto se fosse sposato. ‘Sì’, ha risposto il prigioniero. Allora il colonnello ha detto ‘ti trasformeremo in una ragazza e manderemo il video a tua moglie”. Yefremov ha tentato più volte di dimettersi dall’esercito, ma ha finito per essere licenziato per essersi rifiutato di tornare in Ucraina.

L’ex ufficiale ha detto di essere contro la guerra, che è in corso dal 24 febbraio: “Volevo tornare alla mia base in Cecenia, dove ero a capo di un’unità di sminamento, e dimettermi ufficialmente. Poi i miei compagni mi hanno telefonato per avvertirmi che un colonnello aveva promesso di mettermi in prigione fino a 10 anni per diserzione e aveva allertato la polizia”. Yefremov ha descritto anche il saccheggio a cui ha assistito: “Soldati e ufficiali prendevano tutto quello che potevano. Hanno frugato in tutti gli edifici. Un soldato ha portato via un tosaerba. Ha detto con orgoglio: ‘Lo porterò a casa e taglierò l’erba vicino alla nostra casermà”. “Secchi, asce, biciclette, hanno caricato tutto sui loro camion. C’era così tanta roba che dovevano accovacciarsi per entrare nei veicoli“.

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