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“Da Fratelli d’Italia esternazioni farneticanti e accuse infamanti”: il Pd diserta i lavori sul Milleproroghe per mezza giornata

I democratici contro la nuova uscita di un esponente Fdi, Alberto Balboni, che in Aula a Palazzo Madama ha accusato l'opposizione di aprire "una voragine alla mafia". La nota dei dem: "Ci riserviamo altre azioni se La Russa e Meloni non interverranno"
“Da Fratelli d’Italia esternazioni farneticanti e accuse infamanti”: il Pd diserta i lavori sul Milleproroghe per mezza giornata
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Le opposizioni sono tornate al lavoro nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali del Senato. In mattinata il Pd in particolare aveva annunciato di non voler partecipare alle sedute sul decreto Milleproproroghe dopo le parole del presidente di una delle commissioni, Alberto Balboni (Fdi), che era sostanzialmente tornato sui toni del compagno di partito Giovanni Donzelli (coordinatore di Fdi) che già avevano mandato su tutte le furie i democratici. Alla decisione del Pd si era aggiunto in solidarietà anche i gruppi parlamentari del M5s e di Alleanza Verdi-Sinistra (quello del polo centrista invece ha continuato ad essere presente). Ieri in Aula al Senato, dopo l’informativa del ministro Carlo Nordio, Balboni aveva pronunciato la seguente frase: “Le affermazioni di Donzelli sul legame tra mafia e terrorismo di cui Cospito è esponente sono evidenti a qualsiasi persona di buon senso. Qualcuno ha dubbi che la mafia si insinuasse in una breccia che voi avete contribuito ad aprire? Andando in carcere avete aperto una voragine alla mafia“. Il Pd aveva chiesto che Balboni facesse marcia indietro, cosa che non è avvenuta. “Da ieri qualcosa è cambiato, il presidente Balboni non si è scusato ma ha detto che non intendeva accostare il Pd ad ambienti criminali – dice la capogruppo del Pd a Palazzo Madama – Riteniamo che si possa riprendere i lavori in commissione (Affari costituzionali e Bilancio sul decreto Milleproroghe, ndr). Questo è successo ieri e oggi, ma resta il problema di Donzelli e Delmastro che è una questione problematica”. Per i due esponenti di Fratelli d’Italia – uno vicepresidente del Copasir, l’altro sottosegretario alla Giustizia – il Pd chiede ancora le dimissioni, denunciando il silenzio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla vicenda.

In precedenza Malpezzi, in una nota congiunta con i capigruppo dem delle commissioni Bilancio e Affari costituzionali Daniele Manca e Andrea Giorgis aveva attaccato così Balboni: “Le accuse che ci vengono rivolte sono per noi inaccettabili: per questo abbiamo deciso di non partecipare più agli incontri sul decreto milleproroghe, presieduti dal senatore Balboni, fino a quando non verranno smentite tali gravissime insinuazioni, e abbiamo comunicato la nostra decisione al Ministro dei rapporti con il Parlamento”. I dem avevano invocato tra l’altro l’intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa e della premier Meloni riservandosi “altre azioni”, parlando di “esternazioni farneticanti” e “parole infamanti” nei confronti dell’opposizione, “un comportamento che nulla ha a che fare con il rispetto delle istituzioni democratiche e dei suoi rappresentanti”.

Balboni non non si è smosso di un millimetro, rincarando pure la dose. “Meglio che il Pd non venga in commissione – dice il senatore – Sono degli analfabeti istituzionali, perché pretendono di chiudere la bocca a un rappresentante del popolo su valutazioni politiche. Loro devono chiedere scusa a me”. “Si ritengono insultati? C’è il giurì d’onore. Si ritengono diffamati? C’è la magistratura – continua – Ma confondere il dibattito e il confronto politico per quanto aspro con la collaborazione dovuta nelle istituzioni nell’interesse generale della nazione significa non aver capito cosa facciamo”. Poi rivolto vero i senatori del M5s Stefano Patuanelli e Mariolina Castelloni che passavano in quel momento afferma: “Anche questi signori non vengono per solidarietà al Pd, questa è la cosa più bella”. “Loro devono chiedere scusa a me. – dice ancora Balboni – Ieri sera ci siamo lasciati in commissione con i complimenti di tutti nei miei confronti per il lavoro che ho fatto e per i risultati che ho ottenuto anche per fare approvare i loro emendamenti. Fino ad oggi hanno visto presidente collaborante, ora prendo atto di questo comportamento e mi comporterò di conseguenza”.

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