Sulle donne, sulla bellezza e sull’importanza di sapersi accettare come si è senza cadere preda del consumismo, la torinese Nadia Ferrari ha molto da dire: “Nessuno vi giudica, nessuno è perfetto, la vera bellezza sta nell’accettare le proprie imperfezioni”. Così la pensa Nadia, che di bellezza se ne intende perché da anni è una delle truccatrici più conosciute nel cinema italiano. Ha vinto il Premio speciale “La chioma di Berenice” per Miglior Trucco al Festival di Roma nel 2013 per il film “La luna su Torino” di Davide Ferrario, ha firmato, tra i tanti lavori, svariate serie di fiction e film tv (“Braccialetti rossi”, “Non uccidere”, “Rex”) e oltre 50 film sul grande schermo, con registi come Zanasi, Campiotti, Emmer, De Seta, Costa, Ferrara, Tavarelli. Ha lavorato per tantissimi spot pubblicitari, cortometraggi e videoclip. Ha curato, da responsabile generale hair and make-up, tutte le dirette televisive per l’emittente Nbc Usa durante le Olimpiadi Invernali 2006.

“Io posso solo truccarvi – dice Nadia – l’amore per voi stesse non posso applicarvelo io insieme al rossetto”. Lei sa come eseguire “trucchi d’epoca”, gli “invecchiamenti”, come usare lattice e gelatine per effetti speciali, barbe e baffi a pelo e su tulle; applica unghie e ciglia finte, conosce la tecnica dell'”air-brush”. A Carnevale pensate a lei, che con ironia saprebbe stupirvi con tanti trucchi cinematografici, come le fialette da schiacciare fra i denti per far colare il sangue dalla bocca o ricreare, con sapienza di pennelli, colori e gelatine, ferite e mascheramenti degni di un film. Con i nostri occhi abbiamo visto comparire in pochi minuti, sulla mano, un buco di proiettile… sembrava vero, senza la pistola fumante, per fortuna.

“E’ tempo di sfatare alcuni miti sul potere del make up – dice Nadia – troppi pensano che il truccatore possa compiere un ricalcolo genetico sull’identità dei clienti o che sia uno stregone con pozioni magiche”.

Un esempio? Il “contouring”, detto anche sculpting o shading, ovvero la tecnica di make up che gioca con i chiaroscuri per dare tridimensionalità all’ovale del viso. Il principio base è lo stesso che per l’abbigliamento: i colori chiari “allargano” e mettono in evidenza, quelli scuri rimpiccioliscono. Dunque grazie all’uso strategico dei colori si evidenziano determinate zone del volto e se ne mettono in ombra altre, correggendo, smussando e armonizzando i lineamenti. Ebbene, dice Nadia, “il contouring non si chiede, è a discrezione del makeup artist. Non è necessario per tutti e non nasce per coprire ogni difetto possibile! Non vi accorcia il naso… è un effetto ottico che funziona da lontano, in fotografia”.

Il professionista, in realtà, può aiutarci a far pace con noi stessi: “Bisogna considerare i propri difetti del tutto normali – dice Nadia – qualunque persona ne ha”. Invece viviamo l’era dell’immagine e dell’apparenza. Legioni di donne e di uomini si confrontano con modelli inarrivabili, spesso fotoritoccati: “Ogni giorno siamo bombardati da centinaia di immagini di star impeccabili e prive di difetti, senza rughe, senza pori, senza brufoli; tutto questo, che non rappresenta in alcun modo la verità, esiste solo nella finzione, nell’immagine. Ma quelle immagini diventano il metro di giudizio della bravura del truccatore, del professionista e quel che è peggio della stima di sé, del successo nell’esistenza”.

“Dunque – dice Nadia – a sessant’anni vogliono la pelle liscia come Belen, gli occhi come Megan Fox (e hanno gli occhi neri e rotondi come una birilla), hanno le labbra strette come l’apertura di un salvadanaio e vogliono quelle di Rihanna”.

E gli uomini? Oggi anche i maschi oggi sono terribilmente narcisi (e poi ci si lamenta che i ruoli svaniscono, svaporano), vogliono curare labbra, occhi e capelli, invocano il beauty guru su Youtube o sui blog. “Per loro vale lo stesso discorso – dice Nadia – I pori dilatati sono come le cicatrici da acne… non si possono eliminare con il trucco, non esiste niente di riempitivo. Chi dice il contrario racconta frottole“.

“Non tutto si può realizzare su tutti – conclude – Se hai gli occhi minuscoli non posso realizzare un degradé che sembra un quadro di Caravaggio, non ho lo spazio. Inoltre il trucco non cancella e non riduce le rughe… anzi. Per le pelli mature o segnate vale una regola che dice less is more, meno se ne indossa e meglio è”.

Conclusione: “Il mio lavoro vi migliora ma non vi trasforma. Quello si chiama Photoshop”.

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