Lo hanno fermato mentre era dentro il bar della clinica Maddalena di Palermo, dove era in cura per un cancro. Lo aspettavano oltre 100 agenti del Ros e del Gis dei carabinieri. E quando lo hanno arrestato, senza che lui opponesse resistenza, attorno tutti hanno subito capito per chi fosse quello spiegamento di forze. È finita attorno alle 9 la latitanza di Matteo Messina Denaro, l’ultimo superboss di Cosa Nostra, catturato dopo trent’anni in cui era diventato un fantasma. Ed è finita tra i festeggiamenti dei pazienti che erano dentro l’ospedale privato insieme al fiancheggiatore Giovanni Luppino, di Campobello di Mazara.

“Bravi, bravi!”, sono state le urla di incoraggiamento, accompagnate dagli applausi, nei confronti dei carabinieri del Ros, da parte di decine di pazienti e loro familiari. E anche all’esterno della clinica, mentre Messina Denaro – che si presentava con il nome di Andrea Bonafede – stava per essere trasferito in una località segreta, decine di persone hanno applaudito gli uomini dell’Arma e in tanti si sono avvicinati agli agenti del Ros per “battere il cinque” e stringere le mani in segno di ringraziamento, esultando per il colpo alla mafia.

Che ci fosse qualcosa di anomalo in clinica i pazienti in fila per entrare l’hanno capito vendendo i carabinieri del Ros a volto coperto che presidiavano la struttura. Nessuno, per ore, è potuto entrare. A quanto si apprende da fonti investigative, già dalla scorsa notte la clinica era stata messa in sicurezza con diverse decine di uomini per tutelare tutti gli altri pazienti. Gli applausi “sono per noi un segnale importante, fermo restando che il nostro lavoro lo facciamo comunque e lo facciamo anche meglio in silenzio”, ha detto il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia.

“Però sapere che larga parte, la quasi totalità della città di Palermo, è dalla parte dell’antimafia è un segnale d’incoraggiamento per tutti quelli che si sono sacrificati in questi anni, i martiri, poliziotti, carabinieri, finanzieri che quotidianamente si spendono nel contrasto a Cosa nostra”, ha aggiunto su Rai Radio1, all’interno dello Speciale Che giorno è, il procuratore De Lucia.

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