Si fa presto a derubricare l’evento delittuoso avvenuto vicino a Roma come espressione di un “pazzo killer”. Occorrerebbe capire come mai una persona evidentemente mentalmente alterata, che in varie occasioni aveva sporto denunce pretestuose, diffamato persone, minacciandone altre, non fosse stata presa in cura dai servizi psichiatrici. Ah, è vero non si definiscono più ambulatori di psichiatria, ma, pudicamente in ogni regione in modo difforme, assumono denominazioni che tendono a nascondere questa parola. La prestazione sanitaria si declina in connotati indistinti quale “servizio di salute mentale” oppure “di igiene mentale” o ancora “socio sanitario” (come se la dermatologia si chiamasse servizio per la salute della pelle o igiene della cute!). Se ci si vergogna del proprio nome è chiaro che difficilmente si potrà avere una buona opinione di sé stessi e svolgere un buon lavoro.

Tutti questi servizi psichiatrici, camuffati con nomi strambi, sono in grande difficoltà in tutta Italia per diverse ragioni. La prima è l’aumento esplosivo dell’utenza dovuta a svariati fattori, fra cui possiamo annoverare le paure correlate alla pandemia e alla guerra. Il secondo aspetto è la riduzione del personale e delle strutture, a seguito della stagnazione degli stanziamenti per la sanità. I tagli sono inevitabili nel momento in cui si aumenta l’erogazione alla sanità dell’1/2 per cento, mentre l’inflazione viaggia 4 o 5 volte più veloce e le risorse devono necessariamente essere dirottate verso urgenze come la pandemia.

In questo stato di abbandono il poco personale opera per contenere l’onda d’urto delle richieste di aiuto lavorando quasi esclusivamente sull’urgenza. Viene a mancare la prevenzione fatta anche di rapporti con la medicina di famiglia, coi servizi sociali e territoriali che potrebbero segnalare casi di pazienti affetti da delirio paranoide come, presumibilmente, questo povero malato di Roma.

Il disturbo paranoide è una malattia caratterizzata da diffidenza, sospettosità, idea che gli altri si coalizzino contro di noi per danneggiarci, sfruttarci e umiliarci. Sul piano comportamentale il malato tende ad isolarsi e a vivere ai margini della società con comportamenti bizzarri. Le sue richieste di aiuto non sono mai dirette, ma indirette, per cui si rivolge alle autorità politiche e sanitarie per manifestare il fatto che gli altri sono coalizzati contro di lui. Arriva a compiere gesti estremi come aggredire o uccidere perché la sua malattia lo fa sentire braccato e in pericolo in quanto “tutti sono pronti a fargli del male”.

Fortunatamente, se preso in carico, il paziente paranoico con le cure moderne migliora velocemente e può riprendere una vita adeguata. Quasi sempre dovrà continuare le cure a lungo termine perché se le interrompe, poco alla volta, il suo disturbo riprenderà vigore. Curare un paziente paranoico richiede molto tempo e disponibilità perché è una persona intelligente che non si può turlupinare. Guai ad esempio a mentirgli perché il rapporto terapeutico cesserebbe. Si deve lavorare sulla relazione, sulla fiducia andando a far emergere i lati fragili e le sofferenze che lo hanno portato a questo gravissimo malessere.

Nel caso di cronaca questo signore, dopo la morte tragica del figlio, in base alle descrizioni dei giornalisti, viveva in una casa senza servizi, denunciava a più riprese gli altri, dai quali cui si sentiva perseguitato, minacciava tutti coloro che gli si avvicinavano. Gli elementi per comprendere che fosse una persona bizzarra e sofferente erano presenti, per cui sarebbe stato opportuno un intervento attraverso un Accertamento sanitario obbligatorio (Aso) del servizio di psichiatria. L’accertamento sanitario obbligatorio si attiva, previa segnalazione del medico di famiglia o di una struttura di polizia, dopo una valutazione, a seguito anche di segnalazione di parenti, vicini di casa o persone con cui la persona malata si interfaccia.

Non dobbiamo credere che si tratti di casi così isolati e rari. Buona parte degli psicotici, che rappresentano l’1% della popolazione, sviluppa deliri paranoidei, da sommarsi a un numero imprecisato di persone affette da personalità paranoide (difficile è fare una statistica, ma alcune rilevazioni situano la percentuale nel 2% della popolazione). La nostra società favorisce il delirio paranoideo in quanto i luoghi di socializzazione si sono ridotti. Ogni persona per lo più vive passando dalla casa, all’automobile per poi tornare a casa, con un contatto scarso con le persone che incontra per strada e nei luoghi che frequenta. Spesso si conoscono di più i personaggi televisivi del momento, che i propri vicini di casa, per cui ci si abitua a ragionare da soli, con interlocutori immaginari. Molte trasmissioni televisive usano i telespettatori come farebbe il torero col toro.

Mentre il torero per far imbufalire il toro usa il drappo rosso, le trasmissioni che vanno per la maggiore mostrano le schifezze della società e della politica, per far infuriare lo spettatore. Quando il toro perde il controllo è facile per il torero infilzarlo. Allo stesso modo lo spettatore imbufalito sarà facile preda della pubblicità che infarcisce le trasmissioni in cui lui viene aizzato. Chi assiste, dopo aver visto le brutture della vita e della politica e dopo aver elaborato l’ idea che “tutto fa schifo”, si trova in uno stato di forte tensione. Ecco allora comparire una donna leggiadra che sponsorizza un profumo o un’auto che viaggia veloce su una strada assolata, senza traffico. Il malcapitato telespettatore, caricato precedentemente di tensione, riconoscerà nella pubblicità un angolo di pace e di felicità in cui rifugiarsi, per cui il messaggio passerà le barriere di diffidenza solitamente presenti nella sua mente.

Non voglio fare la solita tiritera per cui le colpe sono sempre della società e mai della singola persona. Vi sono tanti casi dove il malato lo è, indipendentemente dal contesto in cui vive. Proprio perché le patologie sono ineludibili occorrerebbe un tessuto sociale che cogliesse i segnali di sofferenza e servizi psichiatrici (senza nomi fasulli e infingimenti) che affrontassero con risorse e personale i problemi emergenti.

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